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martedì 18 maggio 2010

Zucchine ripiene


Sole ingannevole al mattino, pioggia per il resto della giornata e, ahimè, va avanti così da giorni. So con certezza d'avere le ossa, in particolare la zona collo e dorsali, ben imbevute dell'umidità dei giorni scorsi (chè anche Milano era messa proprio bene), ma per esorcizzare il tutto, lascio che le amate zucchine vengano finalmente a me, e cedo ad una delle ricette più divertenti e versatili della bella stagione. Siete già andati a vedere Cosa voglio di più? Io sì, perchè soprattutto c'è Alba Rohrwacher, secondo me talentuosa ed espressiva in maniera tenera e toccante, un'attrice italiana che (strano, ma vero) tende a piacermi davvero tanto, e fa nulla se il film non è propriamente all'altezza, intanto c'è lei. L'attrice italiana dalle fattezze meno mediterranee dello stivale... e comunque, ad un certo punto della pellicola, si cenava famelicamente a base di zucchine ripiene. Il resto della storia è che, per un sano equilibrio psico-fisico, ciò che vedi e desideri, devi anche cucinartelo e gustartelo al massimo il giorno dopo, per cui voilà. Parentesi sullo svuotamento delle zucchine, e cioè sul fatto che secondo alcuni andrebbero prima sbollentate, intere, poi svuotate, farcite... io sarei del partito del no, tutto direttamente in forno per provare a tenerle ancora un po' croccantine, assolutamente non amare e, soprattutto fondenti: guscio e farcitura che diventano un tutt'uno goloso. Assaggiate con salumi e formaggi a rotazione, ma continuo a preferirle con il buon vecchio tonno sott'olio made in Esperya (quello rosso Campisi): il bello è che viene conservato a filetti interi, per cui niente pappetta informe ed acquosa, bensì una ricca polpa turgida da sminuzzare quanto basta... e vista l'attesa, credo sinceramente che le amate zucchine se la meritino proprio, una polpa così! ;))

Zucchine ripiene al tonno
(preferite le romanesche, quelle con la buccia chiara)

4 zucchine non troppo grandi

1 uovo pref. biologico

1 cucchiaio di pecorino grattugiato
300 g di tonno sott'olio sgocciolato

1/2 limone pref. non trattato
1 cucchiaio di menta fresca tritata
pinoli
sale e pepe


Lavate ed asciugate le zucchine, spuntatele e dividetele in due nel senso della lunghezza. Molto delicatamente, utilizzando un piccolo scavino, estraete parte della polpa interna, salate le zucchine, adagiatele sulla teglia del forno coperta da apposita carta e cuocetele in forno già caldo a 200 gradi per dieci minuti. Intanto, preparate la farcitura: con una forchetta, sminuzzate grossolanamente il tonno, amalgamatelo all'uovo leggermente sbattuto, unite anche la menta, il pecorino, la buccia grattugiata del 1/2 limone, i pinoli tostati e poco pepe (non ho salato la farcitura!). Con questo composto, aiutandovi con un cucchiaino, riempite i gusci di zucchine già passati in forno e proseguite la cottura per ulteriori 20-3o minuti (controllate che la superficie sia ben dorata e le zucchine morbide, ma non sfatte). Estraete quindi dal forno e servitele appena tiepide.

giovedì 13 maggio 2010

Lisbona e baccalà con le patate

Non avevo ancora accennato alla mia parentesi lisboeta. Ma è stato un tale mordi e fuggi che sull'inevitabile strada del rientro, saudade a parte (e cioè quel senso di sottile e contagiosa nostalgia di cui la città è assolutamente permeata), pensavo già che alla prima cena-souvenir a base di baccalà sott'olio made in Conserveira de Lisboa (sì, ma non aspattatevi la mega fabbrica con magazzini in stile hangar, perchè è piuttosto un negozio molto caratteristico, gestito da un gruppetto di, molto plausibilmente, comari... interamente tappezzato di deliziose scatolette di latta contenenti le rinomatissime conserve artigianali di baccalà, tonno, sardine, sgombro ed altro ancora; e nel caso servisse la scatola-regalo, ce l'hanno!), dicevo quindi che alla prima cena-souvenir... ne avrei approfittato per allegare anche due cosine su quella che è stata, bene o male, la 'nostra' Lisbona. E che ci crediate oppure no (ma visto il soggetto, ci crederete di sicuro:)), il tour lisboeta consisteva soprattutto in una serie di puntatine in luoghi, come dire, di mero gusto locale. Perchè il tempo era davvero poco e non m'andava di perdere la chicca mangereccia di turno in cambio d'una visita al museo, tanto per dire. Che poi ognuno ha un po' le debolezze sue, e comunque non credo ci sia più 'cultura locale' in un museo, che non in un trancio di bacalhau asado (grigliato, ndr) assaggiato nella tasca (taverna tipica, ndr) di turno. Sempre tanto per dire, eh. :)) Terminando, con un grazie di cuore alla cara DesperateHouseviz che, da brava food blogger italiana residente a Lisbona, sapeva esattamente come farmene una golosa sintesi. Per cui... obrigada! :))


Conserveira a parte, altra tappa necessaria è quella all'Antiga Confeitaria de Belèm (noto quartiere di Lisbona), e la ragione ha la forma di una piccola tortina dall'involucro sfogliosissimo e croccante, all'interno una crema morbidissima, profumata di cannella e vagamente bruciacchiata in superficie. Da gustare preferibilmente tiepida... e che m'avrebbe ricordato un po' la sfogliatella napoletana (come del resto i lisboeti stessi, un po' napoletani nell'intimo:)), ma ovviamente me ne guarderei bene dal dichiararlo spudoratamente in giro. :))

Postilla:
queste tipicissime pastéis si trovano davvero in ogni angolo della città, ma quelle della confeitaria de Belèm sono assolutamete il top; e comunque, inutile anche solo pensare di provarci, la ricetta è insidacabilmente segreta!
Postilla/bis: non lasciatevi scoraggiare dalla coda di aspiranti mangiatori che fa da perenne cornice alla confeitaria! In realtà la fila scorre molto velocemente e, prima di quanto possiate immaginare, sarete già lì a decidere se spolverizzare la vostra tortina con la bustina di cannella che vi consegnano in bonus, oppure lasciarla semplicemente così com'è (io spolverizzavo:)).

E per spostarsi velocemente?
Elevadores, eléctricos e sicuramente la mitica linea 28, quella che attraversa tutti i quartieri più antichi. Impensabile andare a Lisbona e non provare l'ebrezza (e l'alta velocità, nonostante le salite, le discese ripidissime, ma sono dei pazziiii!) di questi suggestivi tram fatti di legno dentro e latta colorata fuori, fotogrammi neorealisti che schizzano via rapidissimi, mentre appoggiati al finestrino non si riesce a smettere di guardare fuori. "Com'era umano il tintinnio metallico dei tram" (Fernando Pessoa).


La tipica cucina lisboeta è semplice e generosa (anche nelle porzioni). Priva di sofisticazioni, fatta soprattutto di carni e pesci stufati o magari grigliati, una materia prima sceltissima, sempre fresca e legata alle più antiche tradizioni di pescatori e contadini.

Baccalà sott'olio, consigli per l'uso

Patate novelle cotte con la buccia, aperte e schiacciate sommariamente con una forchetta; baccalà sott'olio (in alternativa, normalissimo baccalà ammollato, dissalato e poi cotto al vapore oppure bollito), pomodori, cipollotti cotti in forno con un'idea d'olio d'oliva e di zucchero, qualche cappero ben dissalato qua e là... e per condire, un'emulsione a base d'olio extravergine d'oliva, poco sale, pepe, origano fresco e spicchio d'aglio (da schiacciare e lasciar marinare nell'olio per almeno mezz'ora).

mercoledì 5 maggio 2010

Polpettine di pesce al pesto rosso

Oltre che estremamente gustosa (effetto 'una tira l'altra', organizzarsi con quantità a dir poco industriali:)), l'ho trovata un'idea simpatica proprio per quelle famose cene all'aperto... e se ancora non si fosse capito, passata la sorfa degli antipastini di pasqua, sarei anadata in fissa per la solita idea che mi mancava per l'ennesimo buffet all'aperto da svolgersi in quelle tiepide seratine estive, tra amabili chiacchiere e calici di prosecco ghiacciato. E la fonte, qui, è il donna hay magazine targato febbraio/marzo (e lo sapevo che toccava tenerselo in caldo per un po' per poi sfoderarlo all'arrivo della bella stagione... voglio dire, un numero a tutto pomodoro and co., ma donna hay è tremendamente avanti, si sa:)). Ma parliamo della sola idea di base, visto che la lista degli ingredienti è stata rivista e corretta a proprio esclusivo ed antidemocratico uso e consumo. E devo dire, idea utile! Avete presente quando vi lasciate tentare dalle convenientissime buste di filetti di pesce congelato, quelle che sono tanto versatili, quanto tristi e smunte? E se poi c'avete presente pure quei golosissimi barattolini di pesto rosso, aperti per farci il solito aperitivo al volo e puntualmente lasciati a metà in attesa degli eventi... bene, queste piccole polpettine che Donna chiama fascinosamente cakes, fanno esattamente al caso vostro. Per essere precisi, la ricetta prevedeva la preparazione (e quindi il successivo utilizzo) della salsa chili, solo che io, appunto, avevo il famoso pesto rosso già aperto e così mi sono lanciata. Buone, molto. E per chi magari non disponesse di comodi (e davvero ben fatti!!!) barattolini gustosi, per altro già aperti, ecc ecc... :)) prego, accomodarsi agevolmente qui. E abbiamo fatto.

Polpettine di pesce al pesto rosso
per una decina di piccole polpettine

500 g di filetti di pesce bianco
(senza pelle, tipo merluzzo)
1 uovo
(pref. biologico, categoria 0)
1 limone non trattato
1 ciuffo di prezzemolo fresco
3 cucchiai di pesto rosso
sale
olio
d'oliva

Con un mixer da cucina, frullare il pesce con l'uovo, la buccia del limone, le foglie di prezzemolo ed il pesto: dovrete ottenere un composto omogeneo e mediamente cremoso. Salare con moderazione (il pesto solitamente è già saporito di suo). Formare delle polpettine leggermente schiacciate, con un diametro di circa 5-6 cm. Scaldare un centimetro d'olio in una larga padella e friggervi le polpettine, 2-3 minuti per lato. Scolare man mano, tamponare l'unto in eccesso su carta assorbente da cucina e servire... con un'insalata fresca di stagione.

mercoledì 28 aprile 2010

Polpettone di melanzane e stoccafisso

Stavolta, l'occasione ghiotta era l'assaggio del Mantonicoz 2008 firmato Azienda Agricola l'Acino. Bianco, giovane e magari proprio per questo ricco di contrasti, gli stessi della sua terra d'origine. Ma glisserei la parte in cui dovrei fingere erudimenti in materia di abboccamento, sentore e finale e liquiderei il mio calice con un "davvero buono, le papille gustative sentitamente ringraziano :))". Sottotitolo, perfetto per questo piatto deciso e particolare nel gusto. Le prime melanzane della stagione in abbinamento allo stoccafisso, con la complicità della menta, dell'origano e delle mandorle. Ed a proposito di stocccafisso, è ancora vivo il ricordo di me che vagavo beata tra le calli veneziane, lo spritz in una mano, la macchina fotografica nell'altra, e tre adorabili bloggers al seguito. E di quando, all'ennesimo stuzzichino a base di baccalà alla veneziana (e quindi mantecato con l'olio fino a renderlo spumosissimo... e qui, accesissima discussione sul latte sì/no/forse:)), Elisabetta ci spiega con la pacatezza che la contraddistingue... che quello non è affatto baccalà, bensì stoccafisso. E che all'origine parliamo sempre di merluzzo, ma con una differenza fondamentale nel metodo di conservazione: ciò che finisce sotto sale diventa baccalà, invece ciò che viene lasciato essiccare all'aria è più precisamente stoccafisso. E chiaramente il gusto cambia eccome. Ora, va a capire perchè gli italiani nord-orientali tendano a chiamarlo erroneamente baccalà, ma resta il fatto che a Venezia lo stoccafisso ci sia arrivato soprattutto come preziosa merce di scambio con i paesi nordici, non ultimo per il fatto che il merluzzo così conservato, e cioè appeso e lasciato sventolare all'aria fino a perdere tutta l'umidità interna, reggeva tranquillamente i lunghi periodi di navigazione, giungendo a destinazione assolutamente intatto. Tornando alla ricetta, bè, tutto il resto è semplicemente un polpettone, o se preferite... un'elegante terrina, dalla consistenza morbida, la superficie leggermente croccante ed un gusto secondo me stuzzicante e deciso. Da cuocere e lasciar riposare per qualche ora prima del fatidico assaggio, e questo non per rompere le scatole a chi ama farsela 'cotto e mangiato', ma semplicemente perchè la consistenza si addensa, i sapori migliorano, poi è più facile affettarlo... vi basta?! :))

Polpettone di melanzane e stoccafisso
(per un piccolo stampo tipo plumcake)

2 grosse melanzane
150 g di stoccafisso già ammollato
80 g di ricotta di pecora (non utilizzate ricotta troppo liquida)
4 uova
1 cucchiaio di menta fresca tritata
1 cucchiaio di origano fresco tritato
1 cucchiaio di pecorino grattugiato
1 manciata di mandorle tritate grossolanamente
1 spicchio d'aglio
sale e pepe

burro e pangrattato per lo stampo

Lavate ed asciugate le melanzane, bucherellatele con uno stuzzicadente, sistematele su di una teglia e cuocete in forno caldo a 200 gradi per circa mezz'ora (devono risultare decisamente morbide). Estraete la teglia dal forno, tagliate le melanzane a metà (nel senso della lunghezza) ed estraetene la polpa interna aiutandovi con un cucchiaio. Ponete tutto nel bicchiere di un mixer, unite anche la ricotta, lo stoccafisso sminuzzato, le uova leggermente sbattute, le mandorle e le erbette aromatiche. Frullate fino ad ottenere un composto cremoso ed omogeneo, assaggiate e condite con sale e pepe secondo il vostro gusto (nel mio caso, è stato sufficiente pochissimo sale). Imburrate lo stampo e spolverizzatelo interamente con il pangrattato (se preferite, potete utilizzare la carta da forno), versate il composto di melanzane, spargete il pecorino sulla superficie ed infornate a 180 gradi per 45 minuti. Lasciate riposare per almeno due ore prima di servire... ottimo a temperatura ambiente.

giovedì 15 aprile 2010

Frittura di paranza


Sempre a proposito di cose belle, buone e, soprattutto, di felice estrapolazione partenopea... oggi, frittura di paranza. Ovvero, frittura di quel che è, bene o male, il pescato del giorno, fatto esclusivamente di pesci di piccola taglia, in quantità e tipologia variabile (molto spesso triglie, merluzzetti, sogliolette ed alici) e quasi quasi pensavo di sciorinarvi tutto l'amarcord legato a quando baby Precy e suo nonno facevano tappa fissa al molo, puntuali per l'arrivo del peschereccio (la paranza, appunto) per vedere di accaparrarsi velocemente i pezzi migliori. Io, all'epoca, molto disinteressata all'aspetto quali-pesci-pigliare e invece molto presa dal quel generale e folcloristico lavorio di voci, odori, gesti... scene che ti restano impresse come se fosse ieri! E il resto è semplice, dopo essersi accaparrati i famosi pezzi migliori, un giro veloce nella farina, scrollatina per eliminarne l'eccesso, un tuffo nell'olio d'oliva caldo (e profondo), pochi minuti di sfrigolatura, giusto il tempo di dorare la farina in superficie... e tutti a tavola. Da gustare semplicemente con del limone spremuto e, soprattutto, senza nemmeno prendersi la briga di spinare, scartare... chè qui non si lascia davvero niente! ;-)

P.S. se oltre al limone spremuto, ehm, pensavate di gustare il tutto anche con lo stesso sfondo che vedete in foto :))) ...

Chalet Primavera - Via Pontano, 15 - Ischia - Tel. 081 992809

giovedì 18 marzo 2010

Uova con la polpa di granchio

Un blog decisamente pieno di uova, niente da dire! :)) E come per tutto ciò che ultimamente acquisto (ma magari acquistiamo un po' tutti) in dosi pressocchè industriali, immagino sia inutile sottolineare la necessità etica, civica, chiamatela un po' come volete, di predilegerne sempre e comunque la categoria biologica. Non per quella forma di sterile fighetteria fine a se stessa, quanto per scoraggiare, in questo caso, la produzione di uova provenienti da galline allevate in gabbia. Sì vabbè, allevate... trattasi più precisamente di galline tristemente recluse in uno spazio che non è nemmeno lontamente definibile vitale e quindi lasciatemelo dire: se sono infelici le galline, saranno 'infelici' pure le uova. Per cui questo il compromesso: meno uova, ma che siano biologiche (per identificarle, dicitura impressa sulla confezione a parte, verificate lo 'zero' come prima cifra del codice stampato sul guscio). E detto questo, nuovamente uova. Sempre perchè anche a prenderle bio, restano pur sempre una fonte proteica decisamente economica, nutriente e, per chi si diletta in cucina molto più che al lunapark, divertenti e versatili da morire! Ora, quella di oggi non è che sia una novità di quelle da sconvolgersi e da non dormirci più la notte, in realtà basta fare un salto a ritroso, tornare quindi alle scrambled eggs di qualche tempo fa ed aggiungere la seguente postilla in calce alla ricetta:

- scrambled eggs per l'occasione ghiotta (e per i palati fini, anche per 'ammorbidire' un po' quel famoso sentore d'uovo che proprio non...): alla ricetta di base, aggiungere un cipollotto tritato, della polpa di granchio sminuzzata e cuocere lentamente fino a rosolare ed amalgamare bene il tutto! Il tocco in più, una manciata di prezzemolo fresco tritato (buonissime anche con timo ed origano) e qualche pomodorino semi-dry, quelli che se li hai in frigo non smetteresti mai di aggiungere a destra e a manca, dal crostino, alla torta salata... all'uovo strapazzato appunto! :))

Cavolo gente, senza nemmeno accorgersene, è già giovedì! :))

giovedì 14 gennaio 2010

Avocado menu


E tutto ebbe inizio quel giorno che mia madre in netta controtendenza (voglio dire, passi per mozzarelle e taralli, mò addirittura gli avocado dell'orto del vicino?!:)), pensò bene di approvviggiormi a dovere di frutti semitropicali made in Ischia of course! E ormai la scena è più che classica: stazione di roma termini, lei, piccola borsa per qualche effetto personale e poi maxi trolley carico di beni di consumo altamente deperibili (lista di gennaio: arance, mandarini e... avocado! chè le sfogliatelle sono un evergreen, c'è mica bisogno di ricordarglielo ogni volta! :)). E quindi sì, un mare di avocado(s), colore verde brillante, maturazione raggiunta, per cui velocemente standbyzzati in frigo... chè qui, intanto, c'avevamo una serie di letture colte da terminare. Colte, illuminanti e perfino salva-vita (svuotare in fretta un intero cassetto portafrutta ha da sempre il suo perchè o sbaglio?! :)). Passaggio obbligato: vi ho già detto del meraviglioso, motivantissimo ed esaltante auto-regalino di fine anno (ancora no? solo giapponegiapponegiappone, touché! :))? Vabbè dai, trattasi dell'abbonamento al magazine firmato donna hay (ehhh capiraaai, ma ancora non ce l'avevi? ehm, veramente no :)) e, devo aggiungere, è un qualcosa che suscita autentici gridolini adolescenziali, poi profonda ammirazione (ma che styliiiiing), infine, un irrefrenabile desiderio di riprodurre più o meno tutto... e c'è un bel po' di japanese-style tra le pagine, v'avverto :)). Ed avrei realizzato che, quello lì, sarebbe il modus cucinandi che ultimamente mi sembra d'apprezzare di più. Un approccio oserei dire super partes, come dire, di tutto un po' (nazionalità diverse, connubi, contaminazioni, melting pot), ma mescolando tutt'insieme in maniera sempre così tremendamente elegante... e va da sè che certi viaggi aiutano non poco :)), ti ritrovi finalmente a collegare, estrapolare, sperimentare. Tutto molto giocoso, bisogna ammetterlo.

Guarda caso, tra le pagine del numero dic/gen 2010 si parlava, appunto, di avocado. Un frutto (nutriente, ricco di antiossidanti, versatilissimo in cucina, continuo?) da utilizzare fin dalla prima colazione, ehm, con delle frittelle di mais, per esempio! Lo sooo, frittelle e prima colazione sono due concetti inconciliabili (ma che tipi tosti stì italiani!), tuttavia varrebbe davvero la pena provare. Per quanto mi riguarda, lo sforzo è stato pressocchè minimo, anzi, confesso d'esser rientrata dal Giappone (ops, ehvabbè) con i ritmi biologici leggermente anticipati, tipo che alle nove di sera crollo che nemmeno più le cannonate e alle cinque del mattino, wow, si parteee! Ed una voglia incredibile d'iniziare la giornata con pancakes, scrambled eggs, oatmeal e robine simili (il tutto però, rigorosamente innaffiato di tè verde :)), il che, detto tra noi, avrebbe perfino qualcosa di positivo: colazione energetica, pochi zuccheri semplici, senso di sazietà assicurato. Quindi questo il menu, che vogliate crederci oppure no, ricettine che mettono decisamente di buon umore, poi bè, l'unica contaminazione (mia) al menu proposto dalla guru australiana (eresiaaa!), riguarderebbe l'ora di pranzo: pollo ai ferri lei, spaghetti io! E poiii, quasi me ne dimenticavo, il dressing del salmone: ma giacchè il risultato merita davvero, ve lo rifilo senza ritegno, tanto ce l'avete, sì, una bottiglietta di salsa di soia in dispensa?! :))

P.S. e stasera finalmente scappo a vedere Soul Kitchen!!! Sì, ma non ditemi come finisceee... :))


Frittelle di mais con avocado
ca. 12 frittelle

Amalgamate 150 g di farina autolievitante, 2 uova leggermente sbattute, 80 ml di latte, sale e pepe. Unite anche 400 g di mais dolce e tre cipolle verdi finemente affettate. A fuoco medio, scaldate 2 cucchiai d'olio d'oliva in una padella antiaderente, versate circa 60 ml di composto alla volta e cuocete 2 minuti per lato. Mettete da parte e tenete al caldo. Intanto, tagliate a spicchi 2 avocados e servite con le frittelle (eventualmente, accompagnando anche con strisce di bacon abbrustolito e spinacino fresco).

Spaghetti all'avocado, con arancia e alici
per due

Mentre bolle l'acqua per la pasta, sbucciate due avocados, ricavatene la polpa e tritatela grossolanamente unendo anche il succo di un'arancia, un cucchiaino d'olio extravergine d'oliva, pepe ed un pizzico di sale (deve risultare un composto piuttosto morbido). A bollore raggiunto, salate l'acqua e cuocete la pasta. In una padella, scaldate un cucchiao di colatura di alici ed uno d'olio. Scolate la pasta al dente e saltatela velocemente in padella unendo anche un mestolo della sua acqua di cottura. Spegnete la fiamma, unite qualche alice sott'olio sgocciolata, versate la crema di avocado in padella ed amalgamate bene il tutto. Completate con della buccia d'arancia grattugiata, poco timo limone fresco e servite immediatamente.

Salmone croccante, con avocado e lime
per due

Unite 30 ml d'olio d'oliva, 2 avocadi sbucciati e tagliati a cubetti, 4-5 mandorle tagliate a listarelle, 1 cucchiaino di salsa di soia, 1 cucchiaio di succo di lime, pepe ed emulsionate il tutto. In una padella antiaderente, bagnate il fondo con un cucchiaio d'olio mescolato con un cucchiaino di salsa di soia ed arrostitevi 2 filetti di salmone (di circa 200 g ognuno) partendo dal lato con la pelle. Quando questa risuletrà bella croccante e dorata (3-4 minuti), girate e completate cuocendo per 1-2 minuti anche sull'altro lato. Servite caldo con l'insalata di avocado sul lato del piatto e la salsa al lime ad irrorare il tutto.

English, please!!!

Sweet corn fritters with avocado
ca. 12 pancakes

Mix 150 g self raising flour, 2 eggs lightly beaten, 80 ml of milk, salt and pepper. Add 400 grams of sweet corn and 3 sliced green onions. Place 2 tablespoons of olive oil in a frying pan over medium heat. Add 60 ml of the mixture at a time and cook 2 minutes per side. Keep warm. Cut 2 avocados into wedges and served with pancakes (eventually, with crispy rashers of bacon and baby spinach).

Spaghetti with avocado, orange and anchovies
serves 2

While boiling water for pasta, peel two avocados, chop the pulp and mix with the juice of 1 orange, 1 teaspoon of extra virgin olive oil, pepper and a pinch of salt (must be rather soft). Salted water and cook pasta. In a skillet, heat a teaspoon of anchovy oil and one of olive oil. Drain the pasta and toss quickly in the pan, with a little of cooking water. Turn off the flame, add some anchovies, the avocado cream and mix thoroughly. Supplementing it with grated orange peel, a little fresh lemon thyme and serve immediately.

Crispy salmon with avocado and lime
serves 2

Place 30 ml of olive oil, 2 avocados peeled and diced, 4-5 almonds cut into strips, 1 teaspoon soy sauce, 1 tablespoon lime juice, pepper and mix to combine. In a nonstick skillet, mix a tablespoon of olive oil mixed with a teaspoon of soy sauce and cook 2 salmon fillets (about 200g each) from the side with the skin for 3-4 minutes (until golden and crisp). Turn the fillets and cook for 1-2 minutes on the other side. Serve hot with the salad of avocado on the side of the plate and sprinkle with lime sauce on everything.

giovedì 7 gennaio 2010

Soutè di vongole alla napoletana

E allora? Sopravvissuti alle famose vacanze natalizie, quelle dei panettoni, delle tavolate infinite... ah già, tutti a dieta quindi! Vabbè dai, è che la sottoscritta sarebbe un attimo presa dallo scartabellamento delle circa 900 foto made-in-Japan (ve l'avevo detto che il mio capodanno 2010 avrebbe avuto un gran bel paio di occhi a mandorla?! :)), svariate impressions da cavar fuori dagli scarabocchi della moleskine (ihihih, nuova di zecca, rigorosamente nera, formato daily, ovviamente regalino del babbo natale di quest'anno!), feelings vari da trasmettere un po' come se in Giappone ci foste venuti anche voi (esagerataaa :)), innumerevoli dettagli da riportare sul conto di questi soldatini divertentissimi (e giuro, mai avrei creduto che i cartoni animati della mia infanzia, in fin dei conti, fossero una rappresentazione tanto fedele, bè, della realtà)... per cui, giusto per non restare a bocca asciutta, vai di ricettina riciclata dalle grandi cucinate di fine anno! Se vogliamo, anche semplice quanto basta, nel caso qualcuno dall'altra parte avesse voglia di buttar giù qualcosa di non troppo elaborato (invece qui, ci sarebbe più che altro da decidere se tornare una buona volta all'uso di forchetta e coltello, sigh)! E quindi ricettina partenopea da morire, un soutè di vongole veraci dal fondo che (lo sapete vero?) dev'essere (per forza!) bianco, con giusto con qualche pomodorino dolce (magari del piennolo) buttato qua e là nel caso venisse voglia d'improvvisarci intorno anche uno spaghettino corroborante e... bentrovati a tutti! :-)

Soutè di vongole alla napoletana

Lasciate le vongole immerse in acqua e sale per circa tre ore (calcolate 30 g di sale per ogni litro d'acqua). Sollevatel quindi dall'acqua, lavatele accuratamente (se avete dubbi, lanciatele una per una su di un piatto vuoto: in caso di eventuali residui di sabbia, ne resterà traccia sul piatto e potrete così eliminare la vongola incriminata). In una casseruola, scaldate dell'olio extravergine d'oliva e rosolatevi uno spicchio d'aglio ed un pezzetto di peperoncino. A doratura ultimata, eliminate aglio e peperoncino, unite le vongole, coprite e alzate il fuoco. Dopo una decina di minuti, quando le vongole si saranno aperte (quelle chiuse vanno eliminate), giratele, aggiungete del prezzemolo fresco tritato, qualche pomodorino (facoltativo!) e servite caldo con fette di pane aromatizzato con aglio, olio e sale e poi abbrustolito.

martedì 24 novembre 2009

Polpette di sgombro, con mandorle e arancia


Versione mignon e quindi, manco a dirlo, è finger-food! Soprattutto (potrebbe essere) un'idea-aperitivo di quelle decisamente stuzzicanti (una tira l'altra, oltretutto parliamo di un boccone e via, prepararne in quantità industriali sissì), sorprendentemente economica (interessa la cosa?!), semplicissima da realizzare (che in fin dei conti, sò pur sempre polpette) e, se vogliamo, anche un filo più originali dei soliti rotolini di salmone e philadelphia, uhm, delle code di gambero panate e fritte... insomma, cos'è che spiluccano i vostri ospiti intanto che siete lì, alle prese con i vari spaghetti-alle-vongole & co? Nel caso non si fosse ancora capito, parliamo della cena della vigilia (e che la Precy vi stia diventando un filo metodica e previdente, no eh?!). Piccole sfere dalla crosticina croccante e tassativamente fritta (posso provare a cuocerle in forno? grrr), profumatissime, voluttuosamente ammiccanti in direzione Sicilia e giustappunto: a parte le mandorle utilizzate per caratterizzare la panatura, della buccia d'arancia che ammorbidisce in parte il sapore marcato di questo pesciolino troppo spesso snobbato dai più. Poco pecorino, ma quel tanto che basta ad addolcire l'impasto, insomma, piccole note di questo piuttosto che di quell'altro per un qualcosa che... mammaaaaaaaa, ma di preciso, cos'è che avevi pensato per l'aperitivo della vigilia? :))

Polpette di sgombro, con mandorle e arancia
per circa 18 polpettine

300 gr di polpa di sgombro
1 uovo piccolo
1 fettina di pane (solo la mollica)
5 cucchiai di latte
1 arancia non trattata
2 cucchiai di pecorino grattugiato
1 cucchiaio di timo fresco spezzettato
1 manciata di mandorle spellate
pane grattugiato
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

In una ciotola, mettete a bagno il pane con il latte: lasciatelo ammorbidire per circa dieci minuti. Quindi, senza strizzarlo, sbriciolatelo ed unite (nella stessa ciotola) l'uovo leggermente sbattuto, la polpa di sgombro tritata al coltello, la buccia d'arancia grattugiata, il formaggio ed il timo. Amalgamate bene il tutto e, nel caso, ammorbidite ulteriormente con poco latte aggiuntivo. Condite con sale e pepe. Formate delle polpettine grandi quanto una noce e rotolatele in un misto di pane grattugiato e mandorle tritate grossolanamente. Friggete in olio caldo, scolate quando la superficie risulta perfettamente dorata e tamponate velocemente su carta assorbente da cucina. Servite immediatamente.

English, please!!!

Mackerel meatballs with almonds and orange
for about 18 meatballs

300 grams of chopped mackerel
1 small egg
1 slice of bread (crumb only)
5 tablespoons milk
1 orange untreated
2 tablespoons grated pecorino
1 tablespoon chopped thyme
1 handful of blanched almonds
breadcrumbs
extra virgin olive oil
salt and pepper

In a bowl, place the soaked bread with the milk, let it soften for about ten minutes. So, without wringing, crumble and united in the same bowl the egg slightly beaten, the mackerel chopped by the knife, grated orange peel, cheese and thyme. Mix well and, if appropriate, further softened with a little extra milk. Season with salt and pepper. Form into balls the size of a walnut and roll into a mixture of bread crumbs and chopped almonds coarsely. Fry in the hot oil, drain when the surface is perfectly golden and buffered quickly on absorbent paper towels. Serve immediately.

venerdì 30 ottobre 2009

Spigole al forno con patate

E per una volta proviamo anche un po' a sincronizzarci: toh è venerdì! E allora pesce! E mi sa tanto che le spigole (al forno, con le patate), nooo, voglio dire, ma davvero serviva la ricetta? Touché, faccio così ogni volta! E' che la spigola (al forno, con le patate) sarebbe anche un po' il classico piatto dei principianti o sbaglio?! :-) Tipo che "non ho mai acceso nemmeno l'acqua sotto il fuoco (ah no aspetta, mi sa che è il contrario), però stasera avrei gente a cena e (manco a dirlo) gli rifilo le spigole con le patate (prossimo giro, spigole al sale, ihihih)". Precisazione: posto che il piatto in questione troneggia sulle carte dei migliori ristoranti italiani e che sicuramente la stragraaande maggioranza delle persone sa perfettamente come prepararlo a regola d'arte (vabbè, ma che problemi mi faccio?! stà gente qui non viene mica a leggermi il blog, fiuuuu), diciamo che questo post lo dedichiamo, bè, a chi invece stò blog lo legge e quindi dicevamo, scena tipica! Sono un ometto alle prime armi in cucina (sììì, perchè sono soprattutto i maschietti, single, quelli che non hanno mai acceso nemmeno l'acqua...), ho invitato a cena gli amici (volendo esagerare, ho addirittura invitato nà tipa per far colpo) ed ho appena deciso che le spigole al forno, con le patate... ma sì, tutto sommato, potrei perfino farcela! Eheheh (la risata beffarda della Precy), giusto per evitare che la spigola resti troppo asciutta (ma dov'è finito il condimento? ah! scivolato tutto sul fondo, ehvabbè), le patate decisamente crude oppure orrendamente disfatte (uhm, dette tutte? vabbè, nel caso mi lasciate tranquillamente un commento che, tanto, sono lì per quello mi sa), ecco, allora io andrei...

Spigole al forno con patate
per due persone

2 spigole di media grandezza già pulite
4 patate medie (ca. 400 g)
1 ciuffo abbondanti di prezzemolo fresco
1 rametto di timo
1 limone non trattato
1 spicchio d'aglio
olio extravergine d'oliva
1 pizzico di sale grosso
sale e pepe

Lavate le patate e sbucciatele (se sono novelle, di quelle con la buccia chiara e sottile, strofinatele bene con uno spazzolino, ma non sbucciatele, sono molto più buone!). Lasciatele in ammollo in acqua fredda per circa 15 minuti, così da eliminare l'amido in eccesso (verranno più croccanti!). Nel mentre, preparate un battuto con il prezzemolo, il timo, la buccia grattugiata del limone, l'aglio a pezzetti, il sale grosso ed olio quanto basta ad ottenere una cremina fluida (potete utilizzare il classico mortaio oppure, semplicemente, un mixer da cucina). Scolate le patate, asciugatele con cura, tagliatele a tocchetti e sistematele in una teglia: conditele con sale ed olio. Infornate a 220 gradi per 10 minuti, quindi regolate su 180 e proseguite la cottura per venti minuti. Intanto, farcite la pancia delle spigole con il battuto aromatico. Trascorso il tempo indicato, estraete la teglia dal forno, sistemate le spigole sulle patate, irrorate il tutto con il succo del limone ed infornate nuovamente per circa 15-20 minuti (appena gli occhi dei pesci diventano bianchi ed opachi, sono pronti!). Servite immediatamente.

P.S. nel caso interessasse anche l'abbinamento vino, tipo che la seratina è di quelle veramente speciali "e quindi non c'ho tempo di starmene due ore all'enoteca sotto casa (perchè, appunto, c'avrei da mettere al forno le spigole, le patate, ecc ecc...)": Sauvignon friulano doc, firmato Vie di Romans :-)

English, please!!!

Seabass with potatoes
for two

2 medium-sized seabass already clean
4 medium potatoes (about 400 g)
1 generous sprig of fresh parsley
1 sprig of thyme
1 untreated lemon
1 clove garlic
extra virgin olive oil
salt and pepper

Wash potatoes and peel them (if they are new potatoes, do not peel them). Let them soak in cold water for about 15 minutes. Prepare a pesto with parsley, thyme, grated lemon peel, chopped garlic, salt and olive oil just enough to obtain a smooth cream (you can use the classic mortar or simply by a mixer kitchen). Drain the potatoes, dry them carefully, cut into pieces and arrange in a baking pan: season with salt and oil. Bake at 220 degrees for 10 minutes, then settled on 180 and continue cooking for twenty minutes. Meanwhile, season the inner of seabass with spicy beat. After the indicated time, remove the pan from the oven, place the bass on the potatoes, sprinkle everything with lemon juice and bake again for 15-20 minutes (just the eyes of the fish turns white and opaque, they are ready!). Serve immediately.

martedì 22 settembre 2009

Gratin di alici e pomodorini


Detto tra noi (ehbbè, chi altri sennò?!), non saprei se... aver fatto prima a prelevare il malloppo dal banco del mercato monteverdino (ndr: saldo delle ore 12h30, chilata di alici freschissssime per soli 3 eurini, sic), ad infilare il tutto nella teglia, a cuocerlo, più che altro una grill-atina e via, giusto il tempo d'apparecchiare, affettare il pane... e stamattina potevo inviarvi direttamente un sms! A metà strada tra le alici in tortiera, ricettina povera e vecchia quanto il cucco, le cui origini oscillerebbero allegramente tra Puglia e Campania, ma diciamo che potremmo anche soprassedere sull'annosa questione... ed i pomodorini gratinati che, siamo tutti d'accordo, si presentano ormai anche da soli. Volendo, una sorta di (rapidissimo) trait d'union (tra i due). Secondo+contorno tutto in uno e, sempre in tema di velocità estrema, piccolissimo particolare giusto a titolo di completezza: volendo proprio strafare, potreste prendervi il tempo di decapitare (eh scusate, se magari trovate un sinonimo più gentile), aprire (a libretto) e disiliscare le alici, una per una. E solo a dirlo, v'è già passata la voglia, touché! Sarà mica per questo che, da stè parti, le aliciotte (freschissssime) si utilizzano rigorosamente... in tutta la loro meravigliosa interezza?! Poi, sempre perchè siamo tra di noi: ampiamente ingoiato/metabolizzato il tutto. E sarei ancora qui, bella e pimpante ;-)). E penso d'aver detto davvero tutto, bè sì, tranne di predisporre una pirofila da forno, ungerla leggermente e riempirla con strati di alici e pomdorini tagliati a metà, avendo cura di condire volta per volta con aglio, prezzemolo ed origano tritati, una spolverata di pangrattato, sale, pepe e pecorino toscano grattugiato (anche qualcosa di semi-stagionato, tipo questo qui... che ormai ce l'ho e lo riciclo felicemente a destra e pure a manca :-)), un giro d'olio extravergine d'oliva e, quindi, in forno a 200 gradi, per una decina di minuti. Qualche minuto di grill finale e servire.

mercoledì 16 settembre 2009

Coccio/gallinella: istruzioni per l'uso


E, quindi, ero qui a pensare... scrivere qualcosa, di particolarmente intelligente, sulla questione coccio (gallinella/cappone imperiale)! Volendo, anche una sorta di riabilitazione morale visto che, a stò pesciolino qui, un po' come allo sgombro (tanto per dire), capita persino d'essere ingiustamente snobbato (poi bè, regione che vai, pesciolino prediletto che trovi). Boh (dico io), basterebbe pensare al costo, tutto sommato contenuto; ed ovviamente al sapore, tutto sommato... incontenibile. In aggiunta, piccole annotazioni di carattere tecnico/logistico, per quella volta in cui vi ritroverete sul groppone una manciata di ospiti di bocca buona, sfacciatamente amanti dei (vostri) pranzetti a tema ittico e voi lì che, dovesse cascare il mondo, ma l'ennesimo mutuo (da quel sant'uomo del pescivendolo)... proprio no eh!?
Per cui, carta e penna alla mano, io andrei... [e prima d'andare, faccio presente che trattandosi di pochissime materie prime (e nulla più), la qualità occupa necessariamente un irrinunciabile posticino d'onore (quindi, ehm, mi sarei permessa d'inserire qualche chicca assaggiata, amata, ma sì insomma... ci siamo capiti ;-)].

Il sugo: un ampio tegame, un filo d'olio extravergine d'oliva (un dop della Sabina, vagamente mandorlato), uno spicchio d'aglio schiacciato, un pezzetto di peperoncino e lasciate rosolare. Eliminate sia l'aglio che il peperoncino, aggiungete della passata di pomodoro piuttosto rustica (provata questa qui, yum), salate e lasciate insaporire per qualche minuto. Unite anche i cocci interi (già puliti dalle interiora) e cuocete dolcemente per circa mezz'ora (a cottura ultimata, gli occhi risulteranno completamente bianchi ed opachi). Terminate con una spolverata di prezzemolo fresco tritato e lasciate riposare.

L'antipasto: opzione 1 - tostate delle fettine di pane casareccio, dopo averle massaggiate accuratamente con uno spicchio d'aglio; conditele con un cucchiaio di sugo di coccio (appena tiepido), completate con una manciata di capperi dissalati ed olive (verdi o nere) private del nocciolo e tagliate a pezzetti grossolani. Opzione 2 - aggiungete qualche cucchiaio di sugo di coccio ad un panetto di pasta cresciuta (la stessa delle frittelle... in questo caso, regolatevi con della pastella piuttosto soda... provvederete ad ammorbidirla con le cucchiaiate di sugo di cui prima), unite anche una spolverata di pecorino grattugiato e friggete a cucchiaiate in olio d'oliva ben caldo. Servite immediatamente!

Il primo: lessate dei paccheri in acqua bollente e salata e scolateli al dente. Condite con il sugo di coccio e servite immediatamente, decorando con qualche rametto di prezzemolo fritto . Scegliete dei paccheri artigianali, di quelli che mantengono perfettamente la cottura, senza rompersi ecc ecc, (in alternativa alla pasta di Gragnano che ormai, davvero non abbiamo più parole per esprimere...) se può interessare, provata questa qui: stre-pi-to-sa!

Il secondo: (indovinate un po'?) servite i cocci interi, uno per commensale, accompagnandoli con un po' del loro sughetto ed un giro d'olio extravergine d'oliva. A crudo. Per il contorno, orientatevi su delle verdure cotte alla brace, oppure concludete con un'insalata fresca, croccante e decisamente di stagione.

... e fatece sapè!

venerdì 17 luglio 2009

Caprese di mare e di terra


Piccolo esercizio di architettura gastronomica oppure, molto più banalmente parlando, un ulteriore giochino (parecchio divertente) per non ridursi ad affettare del buon prosciutto crudo, (dolce, dolcissimo San Daniele, ndr), affettandoci accanto dell'inevitabile pane casareccio e... stop, se magna! In realtà, avrei anche delle scuse da porgere, causa, scelta del nome che (diciamola tutta!) fa tanto ristorante turistico di quel di Trastevere (ragion per cui, dovesse venirvi in mente qualcos'altro...). Però, nomen omen, c'è anche da dire che... rende perfettamente la sostanza: componente caprese, mozzarella di bufala + pomodoro + basilico e fin qui, ci può anche stare. Di mare, perchè ci sarebbero i gamberi (crudi, leggermente marinati e leggermente appiattiti a mò di sfoglia appena appena croccante). Di terra, manco a ripetersi, perchè c'è il prosciutto dolce, dolcissimo di cui prima.. vabbè dai, per farla breve, facciamo che, momentaneamente, la salviamo così. E facciamo anche che, prima di trasformarci nel menu turistico trasteverino di cui sopra, in bonus, ci riserviamo l'opzione voi-altri-come-chiamereste-questo-piatto... indi, ci pensate un po' su anche voi (che mica, qui, ci venite solo pè magnà?!) e magari mi fate sapere ;-).

Caprese di terra e di mare
per 4 persone:

ca. 800 g di mozzarella di bufala
8 fette di prosciutto crudo San Daniele
16 gamberi freschissimi
8 pomodori San Marzano
1/2 limone
8 foglioline di basilico fresco
fior di sale
pepe nero in grani
olio extravergine d'oliva

Sgusciate i gamberi eliminando delicatamente la testa, i gusci e la coda (potreste anche conservare il tutto per realizzare un brodetto di pesce da utilizzare in altre preparazioni!). Incideteli sul dorso (nel senso della lunghezza) con la punta di un coltellino, in modo da aprirli a mò di libro. Eliminate il budello centrale, irrorateli con il succo di limone e lasciate marinare per 15 minuti. Posizionateli, quindi, tra due fogli di carta da forno e, utilizzando un coltello a lama piatta, batteteli leggermente così da uniformarli ad uno spessore di circa 2 mm.D irettamente sui piatti da portata, alternate una fettina di mozzarella, basilico spezzettato, due gamberi ed una fetta di prosciutto crudo. Ultimate con un'altra fettina di mozzarella e ripetete il giro una seconda volta.Pelate a vivo i pomodori già lavati ed asciugati, tagliateli a cubetti e distribuiteli sulla superficie della caprese. Emulsionate l'olio con il sale ed il pepe fresco di macina ed utilizzate per condire il piatto. Servite a temperatura ambiente, magari accompagnando con del buon pane casareccio.

martedì 7 luglio 2009

Polpo e patate con salsa al basilico

Sempre sulla scia dell' estrapolazione :-), ricettina (già) ampiamente collaudata in ambito domestico e, naturalmente proprio per questo, allegramente propinata ai commensali dell'altra sera (ndr: porzionata in piccoli bicchierini trasparenti, forchettina di legno, etc etc). Ricetta di Luisanna Messeri e cos'altro dire... ah sì, che il polpo con le patate (a dire il vero) ci stava già proprio tuttotutto, voglio dire, posticino d'onore nel cuoricino, cena agognatissima per le afose giornate estive... diciamo che con l'opzione salsina-al-basilico [che, comunque, non è pesto alla genovese, bensì un qualcosa di profumatissimo, ma anche meno pungente e sicuramente più leggero (per capire: non ci sono formaggi)], le patate tassativamente cotte nella stessa acqua del polpo (e che diventano magicamente rosate e, manco a dirlo, profumatissime)... abbiamo raggiunto serissimi livelli di non ritorno, tutto qui ;-)

Polpo e patate con salsa al basilico

1 polpo fresco o surgelato
1,5 kg di patate
1 bicchiere di vino bianco secco
mazzetto di odori con cipolla
basilico
pinoli
uno spicchio d'aglio
olio extravergine
sale e pepe
grani di pepe nero

Sistemate il polpo (pulito dagli occhi e dalla sacca interna) in acqua fredda, con gli odori e i grani di pepe nero. Aggiungete il vino bianco e cuocete in pentola a pressione per 25 minuti dal fischio della valvola (50 minuti in una pentola normale). A cottura ultimata, fate raffreddare completamente nella sua acqua e, intanto, sbucciate le patate e tagliatele a tocchi. Estraete il polpo dalla pentola, eliminate la pelle, tagliatelo a pezzetti e sistematelo in una zuppiera.
Nel frattempo, cuocete le patate nell'acqua (bollente) utilizzata per la cottura del polpo, unendo anche il sale. Cuoceranno in circa 10-15 minuti (verificate la cottura pungendole con uno stuzzicadenti). In un frullatore, emulsionare una salsa con il basilico, i pinoli, lo spicchio d'aglio e l'olio: servirà a condire il tutto. Da servire tiepido... ma anche a temperatura ambiente.

mercoledì 17 giugno 2009

Insalata di pesche e salmone


Alè, il tempo d'infilare le scarpe e scendo... avrei un certo posticino da saccheggiare (e speriamo vivamente di trovare i coordinati dei colori giusti, a proposito, cos'è che sta bene col lilla? :-)), per cui, scrivo il post e approfitto di questi minuti preziosi(ssimi) per decidere se andarci in auto, con gli illuminanti disegnini del google maps a portata di cruscotto (solo che puntualmente li leggo al contario, le macchine dietro che non mi danno tregua... mbè? e che c'avete da ridere?!) oppure optare per un paio di giri d'autobus, mumble mumble.
Sul mumble, v'introduco velocemente l'insalata che tutti, e dico tutti, vorrebbero trovare all'ora di pranzo, specie se si è reduci da A) le stradone labirintose e gli (altri) automobilisti a tolleranza zero, B) gli autobus roventi, puzzolenti e pure un po' sobbalzanti. E sempre fermi sul mumble di prima (parlo di me), due parole sul salmone marinato, visto che devo ancora capacitarmi d'aver fatto proprio tutta da sola. Cioè, io che punto l'articolo, io che lotto col pescivendolo che voleva per forza affettarlo a tranci... senta, ma ha capito che devo marinarlo o no?! Io che torno tutta tronfia e insieme spaventatissima (la marinatura per me è sempre un po' un'incognita, quindi ansia da morire), infine, io che saggiamente mi rivolgo a chi di salmoni marinati se ne intende davvero!

Tutto il resto, sono solo semplici pesche tagliate a spicchi, spruzzate con un goccio di lime e arrostite leggermente in una padella antiaderente ben calda. In un'insalatiera, riunite il salmone marinato tagliato a listarelle, le pesche ormai fredde e della rucola fresca; separatamente, emulsionate dell'olio extravergine d'oliva con succo d'arancia, un pizzico di fior di sale e pepe nero fresco di macina; versate il tutto nell'insalatiera, mescolate energicamente e refrigerate per circa un'ora prima di servire.

mercoledì 3 giugno 2009

Sandwich di melanzane!


Tocca farci un po' più d'attenzione, ai punti esclamativi! Stando a quel che si legge in giro "il punto esclamativo imperversa nelle chat e nelle email. Per dare enfasi a una comunicazione anonima. Perché la cordialità è diventata un obbligo. E perché non facciamo più attenzione all’ortografia".

Confesso che il monito m'è arrivato dritto in fronte come un treno (sono andata anche a verificare: una media di dieci esclamazioni per post, decisamente non male) e so già che accadrà lo stesso quando ci allerteranno (e vedrete che lo faranno) sui puntini sospensivi... anzi, lì verrò direttamente crocifissa mi sa. Sempre secondo l'articolo citato, varie (potrebbero essere) le motivazioni, più o meno condivisibili. Appunto! Che ognuno si faccia un po' i punti esclamativi propri! Quanto ai miei, bè sì, per aggiungere enfasi senz'altro! Un po' come se avessi un evidenziatore a portata di mano (solo che non ce l'ho e allora... !). E poi, per trasmettere entusiasmo! Ecco, alla fine di tutti i conti, non è che da lì potete sentire la mia voce (con il relativo tono! e nemmeno potete vedere la mia espressione se è per questo!)... quindi, se lo zeitgeist del momento c'impone d'esclamare, che si esclami pure!!!
Per esempio, se adesso vi dicessi "in frigo conservo gelosamente una specie di piccolo lingotto profumatissimo, assolutamente versatile e provvidenziale quando si tratta di grattugiare (per arricchire) un po' qui ed un po' lì!"...dov'è che cade l'occhio? Sul punto esclamativo o sul lingotto del mistero? Vabbè va, ricettaaa :-)


Sandwich di melanzane

Scegliete delle melanzane ben sode, del tipo tondo. Lavatele ed asciugatele con cura. Affettatele in senso orizzontale a circa 3 mm di spessore e farcitele a mò di sandwich con ciò che più vi aggrada (nel mio caso: prima fetta di melanzana, mozzarella, origano, qualche scaglia di salsiccia di tonno e seconda fetta di melanzana per chiudere il tutto). Tenendo ben stretto il sandwich, passatelo nella farina (premendo anche sui bordi), quindi nell'uovo sbattuto ed infine nel pane grattugiato a cui, se vi va, potrete aggiungere anche una manciata di pistacchi tritati grossolonamente (buonissimo! ooppss). Fate aderire perfettamente la panatura sull'intera superficie del sandwich (se necessario, passate nuovamente nell'uovo e, quindi, nel pane grattugiato). Friggete pochi sandwich per volta in olio d'oliva ben caldo (verificate la giusta temperatura immergendo un cucchiaio di legno nell'olio: se si formano delle piccole bollicine tutt'intorno, è tempo di friggere), circa 3 minuti per lato. Tamponate, quindi, su carta assorbente da cucina e servite immediatamente con dell' insalata fresca... oppure utilizzate il tutto per farcire delle focaccine, aggiungendo anche la solita foglia di lattuga, una fettina di pomodoro e magari una punta di senape all'antica!!! :-)