Visualizzazione post con etichetta Verdure. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Verdure. Mostra tutti i post

martedì 18 maggio 2010

Zucchine ripiene


Sole ingannevole al mattino, pioggia per il resto della giornata e, ahimè, va avanti così da giorni. So con certezza d'avere le ossa, in particolare la zona collo e dorsali, ben imbevute dell'umidità dei giorni scorsi (chè anche Milano era messa proprio bene), ma per esorcizzare il tutto, lascio che le amate zucchine vengano finalmente a me, e cedo ad una delle ricette più divertenti e versatili della bella stagione. Siete già andati a vedere Cosa voglio di più? Io sì, perchè soprattutto c'è Alba Rohrwacher, secondo me talentuosa ed espressiva in maniera tenera e toccante, un'attrice italiana che (strano, ma vero) tende a piacermi davvero tanto, e fa nulla se il film non è propriamente all'altezza, intanto c'è lei. L'attrice italiana dalle fattezze meno mediterranee dello stivale... e comunque, ad un certo punto della pellicola, si cenava famelicamente a base di zucchine ripiene. Il resto della storia è che, per un sano equilibrio psico-fisico, ciò che vedi e desideri, devi anche cucinartelo e gustartelo al massimo il giorno dopo, per cui voilà. Parentesi sullo svuotamento delle zucchine, e cioè sul fatto che secondo alcuni andrebbero prima sbollentate, intere, poi svuotate, farcite... io sarei del partito del no, tutto direttamente in forno per provare a tenerle ancora un po' croccantine, assolutamente non amare e, soprattutto fondenti: guscio e farcitura che diventano un tutt'uno goloso. Assaggiate con salumi e formaggi a rotazione, ma continuo a preferirle con il buon vecchio tonno sott'olio made in Esperya (quello rosso Campisi): il bello è che viene conservato a filetti interi, per cui niente pappetta informe ed acquosa, bensì una ricca polpa turgida da sminuzzare quanto basta... e vista l'attesa, credo sinceramente che le amate zucchine se la meritino proprio, una polpa così! ;))

Zucchine ripiene al tonno
(preferite le romanesche, quelle con la buccia chiara)

4 zucchine non troppo grandi

1 uovo pref. biologico

1 cucchiaio di pecorino grattugiato
300 g di tonno sott'olio sgocciolato

1/2 limone pref. non trattato
1 cucchiaio di menta fresca tritata
pinoli
sale e pepe


Lavate ed asciugate le zucchine, spuntatele e dividetele in due nel senso della lunghezza. Molto delicatamente, utilizzando un piccolo scavino, estraete parte della polpa interna, salate le zucchine, adagiatele sulla teglia del forno coperta da apposita carta e cuocetele in forno già caldo a 200 gradi per dieci minuti. Intanto, preparate la farcitura: con una forchetta, sminuzzate grossolanamente il tonno, amalgamatelo all'uovo leggermente sbattuto, unite anche la menta, il pecorino, la buccia grattugiata del 1/2 limone, i pinoli tostati e poco pepe (non ho salato la farcitura!). Con questo composto, aiutandovi con un cucchiaino, riempite i gusci di zucchine già passati in forno e proseguite la cottura per ulteriori 20-3o minuti (controllate che la superficie sia ben dorata e le zucchine morbide, ma non sfatte). Estraete quindi dal forno e servitele appena tiepide.

mercoledì 12 maggio 2010

Piselli strapazzati


Di base, le già citate scrambled eggs... altrimenti dette, uova strapazzate di noi altri. Un tipo di preparazione che tende a piacermi parecchio e che utilizzo come puro e semplice atto di rifocillamento istantaneo (ed energetico), con del pane nero in accompagnamento, quasi mai a colazione però (come invece vorrebbe la migliore delle tradizioni anglosassoni... piuttsto questa è un'abitudine che riservo alle mie colazioni all'estero, ma sarà anche un po'subcosciente come cosa, boh:)). Per l'occasione (e così il post mi prende un senso tutto nuovo, tipo che assolutamente non si poteva più star senza ;)), tecnica di strapazzamento suggerita dal Bon Appetit di Aprile, con la crème fraîche in luogo del latte, ma sostituibile anche con della panna fresca se vi va. E di sicuro è un qualcosa che rende tutto molto più soffice e cremoso del solito... e questo lasciatevolo dire da chi strapazza spesso, 'nzomma. :)) Infine, hooop, piatto trasformato in una specie di ventata fresca di primavera, grazie ai pisellini freschissimi trovati dal comodissimo fruttivendolo sotto casa, qualche filo d'erba cipollina prelevato dalla comodissima pianta posizionata sul balcone della cucina, una grattatina di Parmigiano 36 mesi fattomi comodomente recapitare a casa... una ragazza fraccomoda, ecco! :))

Piselli strapazzati
per due

500 g di piselli pref. freschi (già sgranati)
6 uova pref. biologiche
5 cucchiai di crème fraîche (oppure panna/latte)
1 cucchiaio di erba cipollina tritata
1 cucchiaio di Parmigiano grattugiato
sale e pepe

burro per ungere la padella

Sbattere velocemente le uova con la crème fraîche, i piselli, l'erba cipollina, sale e pepe: quanto basta ad amalgamare il tutto. Ungere leggermente una padella antiaderente di medie dimensioni, versarvi il composto di uova assicurandosi di ricoprire l'intera superficie. Lasciar cuocere a fiamma vivace per qualche minuto, senza mai toccare il composto. Abbassare quindi la fiamma e, con una spatola, iniziare a scomporre (e strapazzare) il composto, girandolo e ripiegandolo più volte su se stesso: otterrete dei grossi fioccchi dalla cosnsistenza cremosa. Continuare a cuocere (sempre a fiamma bassa) finchè le uova non si saranno rapprese del tutto, completare con il Parmigiano e servire immediatamente... con del pane nero abbrustolito.

martedì 11 maggio 2010

Melanzane al cartoccio


Può capitare che la mezz'oretta fisiologica per l'aggiornamento del blog (che poi non è mai mezz'ora sic et simpliciter, visto che il piatto del giorno devi averlo preventivamente cucinato, poi agghindato un minimo, messo in posa, ecc ecc), come dire, può accadere che l'aggiornamento mattutino, qualche volta, salti (ve ne sarete già accorti, ma così, giusto per cospargersi il capo di cenere e fare il mea culpa). Solo che, se magari l'ultima ricetta inserita è pure pocopoco laboriosetta, di quelle che tirano sicuramente più di altre... tipo che la torta-cannolo di ieri, oggi potevate anche riguradarvela con più calma, nei dettagli insomma, decidere di lanciarvi nell'esperimento scorcia-cotta-in-forno, oppure cedere alla classica pasta brisée... ma non ce l'ho fatta. A lasciarvi anche un solo giorno di più senza sapere di questa cosina semplicissima ed estremamente veloce da preparare, nata quasi per caso e mettendo insieme un po' di ricordi e, soprattutto, un po' d'ingredienti buoni rubati alla dispensa. E quindi eccoci, doveste ritrovarvi sul groppone un paio di grosse e grasse melanzane, con la profonda intenzione di farci qualcosa di gustoso, ma senza troppi danni collaterali (e qualcuno, qui, deve aver mangiato troppa torta di compleanno!!! :)), un'idea potrebbe essere, per esempio, quella di cuocerla al cartoccio. Ed è sicuramente una melanzana che ricorda anche altro, per esempio la melanzana a scarpone di mia nonna, solo che lì la polpa va estratta, fritta e reinserita nell'involucro. E ricorda anche un po' le melanzane glassate al miso assaggiate in Giappone, forse un po' per la presentazione generale (incidere la polpa serve chiaramente a far penetrare tutti i sapori all'interno). Infine, ricorda una certa ricetta siciliana rubata su un forum di cucina anni addietro: credo si chiamassero 'melanzane a manuzza' e c'era la questione del praticare i famosi taglietti per inserirvi roba a dir poco gustosa, ma anche lì era anche tutto molto fritto nell'insieme, e quindi per ovvie ragioni è un po' di questo, un po' di quello, ma anche un bel niente di tutto ciò. E visto che a momenti, per dire veramente quattro scemenze, stiamo per sforare la mezz'oretta fisiologica di cui prima... :))

...come si preparano: lavare ed asciugare delle melanzane piuttosto polpose, spuntarle, aprirle a metà nel senso della lunghezza e, con un coltellino a lama liscia ben affilato, praticare delle incisioni sull'intera polpa (dovrete ottenere una griglia); inserire nelle varie incisioni filetti di alici (io, quelli Delfino Battista, sono belli cicciotti e, soprattutto, non si perdono in cottura) e pezzetti di pecorino sardo fresco (che, se ancora non l'avete assaggiato, fatelo!); inserire anche qualche rametto di origano fresco qua e là e terminare con una spolverata di pepe nero fresco di macina (non ho aggiunto sale); avvolgere le mezze melanzane nella carta argentata, chiudere bene ed infornare a 200 gradi per 20 minuti; estrarre, aprire il cartoccio, infornare nuovamente e proseguire la cottura per circa dieci minuti; servire appena tiepida, con un filo d'olio extravergine d'oliva a crudo.

Nota: l'idea suggerita per la farcitura, benchè buona da svenire, è chiaramente soltanto indicativa. Quindi divertitevi anche con altro... e poi magari fateci sapere. ;))

giovedì 6 maggio 2010

Cucinare asparagi

Ma quanto mi piacciono gli asparagi? Uhm, in realtà andrei un po' a periodi, anzi (trattandosi di stagionalità allo stato puro), andrei decisamente ad annate. E questa è decisamente un'annata favorevole. Ieri ne avrei mangiati sia a pranzo che a cena e quindi nulla, ero lì a pensarci su, a calarmi in questo gusto un po' morbido, ma anche pungente, sicuramente caratteristico, con quel lievissimo rimando al carciofo e tutto il resto, bè, la conclusione sarebbe stata che non è che l'asparago mi piaccia ad anni alterni, piuttosto qualche volta mi prende il blocco mentale da pulitura, bollitura, salvataggio punte (che sono delicate)... perchè danno puntualmente un gran bel da fare, stì signorini qui. E soprattutto, anche dopo aver fatto tutto quanto dovuto, non è mica scontato che la procedura sia stata proprio quella ortodossa, quella più gastro-botanicamente corretta. Primo passo: la conservazione. Dicono che, dopo l'acquisto, andrebbero avvolti in un canovaccio umido e consumati il prima possibile per evitare che induriscano troppo. Secondo passo, la pulitura. Via sicuramente l'estremità più chiara e legnosa e poi giù di pelapatate/coltellino affilato per eliminare le foglioline e la buccia più esterna... o andrebbero magari lasciati così come sono (estremità legnosa a parte)? Saremo mica alle solite questioni di mero gusto personale, un po' come per la pelle delle fave, tanto per dire? Decisamente, la sottoscritta preferisce 'sfogliarli' un minimo, ne adoro la tenerezza e invece tende a starmi un po' antipatica la fase in cui estraggo filamenti asparaginosi dalla bocca... e vedrete che adesso ci faranno notare che, così, eliminiamo anche tutti i principi nutritivi, ma pace lo stesso! ;-) Questione di gusti quindi, ma anche di asparago in se per sè: se (siete fortunatissimi e) li trovate sottilissimi, decisamente freschi, bè potreste agevolmente evitare di dedicarvi ad opere certosine e consumate l'asparago così com'è. Terzo passo, la cottura. Bolliti, immersi verticalmente in un bel pentolone colmo d'acqua leggermente salata, con le punte che spuntano fuori (perchè se le bollite con tutto il resto, finirete per rovinarle miseramente), ma anche stufati in padella con poco liquido, terza possibilità la cottura al vapore, anche per tenerli magari un po' più al dente... ok, e adesso?


Tortino agli asparagi: lavorate a crema 350 g di stracchino, un uovo, una grattugiatina di tartufo (se ne avete... ci sta benissimo!), un cucchiaino di parmigiano, poco sale e pepe. Unite anche un mazzo di asparagi già lessati e tagliati a tocchetti (tenete da parte le punte) e versate tutto in un stampo piccolo (imburrato e cosparso di pangrattato oppure foderato con carta da forno inumidita e strizzata). Completate con 4-5 fettine di prosciutto cotto in cui avrete avvolto due o tre punte di asparagi per volta ed affondate il tutto nell'impasto. Infornate a 180 gradi per mezz'ora circa. Lasciate raffreddare e servite a temperatura ambiente.


Insalata di stagione: su di un piatto da portata, mischiate vari tipi di lattuga (romana, cappuccina, frisèe, anche del radicchio e della rucola se vi va), unite gli asparagi già lessati al dente e tagliati a tocchetti, una manciata di piselli freschissimi (anche crudi), prosciutto cotto a listarelle, pinoli tostati e terminate con un uovo in camicia. Condite con olio d'oliva al tartufo (oppure classico, non aromatizzato... anche se il tartufo con gli asparagi ci sta benissimo, l'avevo già detto?!:)), sale, pepe e servite con del pane leggermente abbrustolito.

martedì 4 maggio 2010

Carpaccio di zucchine alla robiola

Si potrebbe anche dire, zucchine marinate versione maggio 2010. Anche perchè piccolissime davvero le differenze con quelle marinate nello scorso 2009, in primis l'aroma di turno, qui del timo fresco prelevato direttamente dalla neonata piantina del balcone della cucina, e va bene che la zucchina chiamerebbe la menta come la Marilyn lo Chanel, ma la variazione sul tema diciamo che ci sta. Con il senno di poi, l'esperimento (zucchine al timo) c'è tutto sommato piaciuto, la croccantezza è quella solita, un profumo da inebriarti tutti e cinque i sensi ancor prima d'assaggiare, infine un gusto magari pocopoco inaspettato, sicuramente stuzzicante, molto. E per chi ci bada, in questa ricetta qui mancherebbe l'aceto, si marina semplicemente con il limone (esattamente come fanno quelli del Bon Appetit Magazine), tocco finale... una pioggia di morbide palline di robiola buonissima e se trovate per caso quella di Roccaverano, ehbbè, siete decisamente al top. Ne viene fuori un (quasi) piatto unico assolutamente perfetto per tutti gli antipasti estivi che verranno, basterà andarci giù con una/due fettine di pane nero, magari leggermente tostato e se l'olio è quello buono, madunnina, una goduria non da poco... s'era capito no?! :))

Carpaccio di zucchine alla robiola

Lavate ed asciugate le zucchine, eliminate le estremità ed affettatele a rondelle sottilissime. Sistematele su di un piatto, formando un unico strato, ed irroratele completamente con un'emulsione a base di succo di limone ed olio extravergine d'oliva (in parti uguali), sale, pepe e timo fresco tritato. Coprite con della pellicola trasparente e lasciate riposare in frigorifero per un'ora prima di servire... con un ulteriore giro d'olio, la robiola freschissima spezzettata direttamente sulle zucchine e del pane leggermente abbrustolito.

lunedì 19 aprile 2010

Peperoni in agrodolce


Potevo anche scrivere: cresciuta a peperoni in agrodolce! Piatto storico di mia madre, irrinunciabile caposaldo dei pranzi domenicali in famiglia... stagionalmente parlando, a partire da questo momento in poi! Visto che, appunto, non s'aspetta nemmeno che arrivi giugno, ma basta davvero il primo raggio di sole ed è subito peperone. Devo anche avvertire che in molti (me compresa) hanno provato ad ottenere lo stesso, identico risultato, quella cremosità insieme dolce e piccante, il pangrattato golosamente attaccato alle strisce di peperone, ma è un piatto che soprattutto va raccontato e magari bisogna rassegnarsi a provare (riprovare) e prenderci anche un po' la mano. Per cui, tra spruzzi e manciate varie, ve lo racconto così com'è, proprio come ha fatto mia madre con me... un attimo fa! :))

I peperoni in agrodolce secondo mia madre

Arrostisci prima i peperoni, forno bello caldo (li metti direttamente sulla teglia con un po' di carta da forno) e quando sono pronti te ne accorgi perchè s'afflosciano e toccandoli li senti belli morbidi e con la pelle bella bruciacchiata. Tiri fuori, aspetti un po' e con una santa pazienza te li spelli piano piano, te li apri a listarelle così come viene e ovviamente togli tutti i semini. In una padella, prepari un soffritto di aglio ed olio extravergine d'oliva, togli l'aglio e aggiungi i peperoni, fai insaporire un po', aggiungi una manciata di pangrattato, una di zucchero, una spruzzata di aceto e fai evaporare in modo che perde l'odore forte dell'aceto. Un po' di sale e hai fatto! Aggiungi anche un po' di olive nere e guarda che a temperatura ambiente sono molto più buoni, con il pane abbrustolito... come abbiamo fatto sempre no?! :))

venerdì 22 gennaio 2010

Hummus con cipolla caramell(izz)ata

Ultima caramellizzazione della settimana e diciamo pure che, sull'argomento, potremmo tranquillamente prenderci una sana pausa di riflessione. Se non altro, per metabolizzare il tutto no?! Intanto però, oggi hummus: molto volgarmente parlando, crema di ceci al sapor mediorientale, con quel tocco di tahini (che vi costerà la solita puntatina dal biologico o negozio specializzato di turno) e l'immancabile pane pita in doveroso accompagnamento (se per caso non ve lo fate da soli :)), ne avrei trovato un tipo al Todis davvero niente male, preparato con olio extravergine d'oliva, nessun grasso non identificato, poi lievito naturale, ecc). Per il resto bè, tenendo fede al tema della settimana, deliziose cipolle rosse caramell(izz)ate con zucchero e gocce di aceto balsamico... devo dirlo, una roba da perderci la testa, ma davvero. E guardando l'insieme col famoso senno di poi, potreste traquillamente decidere di scomporre le due preparazioni e cenare, per esempio, a pane ed hummus... chè tanto le cipolline andranno benissimo anche sulle bruschettine dei giorni a venire. Però una cosa dobbiamo dirla (nel senso, non è proprio giusto che stà considerazione la tenga soltanto per me, ecco): hummus, cipolla carmell(izz)ata e pane pita tostato sono assolutamente perfetti per una di quelle seratine con sorellina/amichetta del cuore, non per discriminare, ma è più roba da femminucce una cenetta così! Ihihih, guarda caso è una ricetta Donna Hay, ma nooo, ma daaai... vabbè va, delizioso weekend a tutti! :))

Hummus con cipolla caramell(izz)ata
per 2 tazze abbondanti

400 g di ceci in scatola, scolati e asciugati
1 cucchiaio di tahini
1 spicchio d'aglio sbucciato
2 cucchiai di succo di limone
sale
80 ml di olio d'oliva
pane pita per servire

per la cipolla caramell(izz)ata:
1 cipolla rossa affettata
1 cucchiaio e 1/2 di olio d'oliva
2 cucchiai di zucchero di canna
1 cucchiaio e 1/2 di aceto balsamico

Per caramellare la cipolla, scaldate l'olio in una padella antiaderente, fiamma bassa. Unite la cipolla e cuocete per circa 8 minuti o, comunque, finchè non si ammorbidisce. Aggiungete lo zucchero e l'aceto e cuocete per 2 minuti o, comunque, finchè non risulterà ben caramellato. Mettete da parte. Con l'aiuto di un mixer, frullate i ceci, l'aglio, il tahini, il succo di limone, il sale e l'olio: dovrete ottenere un composto cremoso. Trasferite nelle ciotole, coprite con la cipolla caramellata e servite con del pane pita tostato.

English, please!!!

Hummus with caramelised onion
for 2 cups

400 g can chickpeas, rinsed and dried
1 tablespoon tahini
1 clove garlic, peeled
2 tablespoons lemon juice
salt
80 ml olive oil
pita bread to serve

for caramelised onion:
1 red onion sliced
1+1/2 tablespoon of olive oil
2 tablespoons brown sugar
1+1/2 tablespoon balsamic vinegar

To caramelize onion, heat the oil in a nonstick skillet, over low heat. Add the onion and cook for about 8 minutes, or at least until it softens. Add sugar and vinegar and cook for 2 minutes, or at least until it becomes well-caramelized. Set aside. With a food processor, blend the chickpeas, garlic, tahini, lemon juice, salt and oil: you get a creamy mixture. Divide into bowls, cover with the caramelised onion and served with toasted pita bread.

martedì 19 gennaio 2010

Verdure arrostite al golden syrup


E temo stia per delinearsi una settimana ad elevato tasso di caramellizzazione (entro venerdì mi darete ragione:)). Verdure arrostite, adocchiate nell'elegante mondo firmato donna hay, feturing un'insulinica cucchiaiata di golden syrup (sciroppo di zucchero di canna, ndr) e voglio proprio vedere chi storce ancora il naso alle verdure! Anticipo praticamente la domanda... (anche) miele e melassa, su quel piattino lì, avrebbero fatto la loro appiccicosissima figura! Ah già appunto, quindi perchè golden syrup e non del miele (che così lo prendevo direttamente dal salumiere sotto casa, grrr)? Bbboniii, golden syrup o miele che sia, l'obiettivo finale è più che sistemato: verdure leggermente croccanti, avvolte da una sottile pellicola appiccicosa e dolciastra... la discriminante sarebbe più che altro nel gusto, molto prosaicamente parlando. Abbastanza neutro col miele, decisamente rustico e vivace con il golden syrup (appuntarsi che cambia anche un po' il colore.. giusto per essere precisi), diciamo lo vedrei na'nticchia più idoneo per le preparazioni (salate) come questa! Poi vabbè, come dicevo poc'anzi, questa sarebbe pur sempre la settimana della caramellizzazione, divertenti esperimenti estemporanei per arrivare a conclusioni che sono senz'altro soggettivissime, altamente opinabili, ma se magari le provate pure... ne possiamo anche riparlare:)). E quindi eccoci, un contorno che con ospiti a cena potrebbe persino fare quella magica differenza tanto sperata, anzi, a dirla proprio tutta, vedrete che finirà pure per rubare la scena al migliore dei vostri arrosti, ihihih :)). A domani, cheeeers.

Verdure arrostite al golden syrup
per due

Tagliate a pezzi piuttosto grossi una cipolla rossa sbucciata, il cuore di un finocchio ed un paio di piccole carote (ben lavate, ma con la buccia), unite uno spicchio d'aglio con la camicia e condite il tutto con un generoso giro d'olio extravergine d'oliva, un cucchiaio di golden syrup, del sale grosso, pepe nero macinato, timo e buccia di limone grattugiata. Cuocete in forno già caldo a 220 gradi per circa 30 minuti (tenete d'occhio la cottura per evitare di far colorire troppo le verdure, magari giratele di tanto in tanto).

English, please!!!

Roasted vegetables with golden syrup
serves two

Divide into large pieces a red onion (peeled), the heart of a fennel and a couple of small carrots (well washed, but with the peel), add a clove of garlic (not peeld) and dress all with four tablespoons of extra virgin oil, one of golden syrup, sea salt, ground black pepper, thyme and grated lemon peel. Bake in preheated oven at 220 degrees for about 30 minutes (until tender and golden).


martedì 3 novembre 2009

Tortino di zucca e alici


Qualche volta proviamo anche un po' a sincronizzarci... e molte altre no. E quindi, per la ricetta di rito, quella di palese ispirazione halloween-iana, siamo ufficialmente in ritardo. Vabbè che tutta la parentesi 31 ottobre/1 novembre (dolcetto o scherzetto, zucche intagliate e biscotti a forma di lenzuolo), ecco, saltato tutto a piè pari ed in tutta franchezza, fatico ancora a capacitarmi del contributo di noi italiani, bè, per una festa che non ci riguarda nemmeno d'una virgola. Eppure tant'è e, intanto, puffo quattrocchi anche per oggi s'è sfogato abbastanza (a proposito, qualcuno mi faceva gentilmente notare che ricorderei più il puffo brontolone, ma in ogni caso c'è ben poco da stare allegri). E allora tortino! Con delle alici che, bè, se stanno bene con le patate (che sono? dolci!), va da sè che anche con la zucca, gnaamm (eheheh, per dirla anche un po' alla Julia Child). Ed eravamo lì lì per affettarci la nostra, solita provola affumicata, solo che c'avevamo da pruvà stò strachitunt che, manco a dirlo, ricorda lo stracchino, ma è stagionato quanto un taleggio. Bellissima crosticina, vagamente nocciola e perfino un po' tartufo, davvero da non credere (infatti per capacitarmente fino in fondo, bè, sacrificato senza ritegno anche sulle solite, semplicissime fettine di pera croccante, ehvabbè)! E per tutti gli halloween-isti d'Italia: dite cheeeeeeeeeeeese :-))).

Tortino di zucca e alici

Affettate la zucca ad uno spessore di circa 2 mm; affettate anche lo strachitunt e spezzettate i filetti di alici sott'olio; in una teglia da forno leggermente imburrata, alternate fettine di zucca, fettine di formaggio e pezzetti di alici; continuate così fino ad esaurire gli ingredienti, terminando con dei fiocchetti di burro ed una spolverata di pepe nero; infornate a 180° per 40 minuti o comunque finché la superficie del tortino risulterà perfettamente dorata.

English, please!!!

Pumpkin pie with anchovies

Slice the squash to a thickness of about 2 mm, slice the cheese and even chopped anchovies fillets (in oil); in a slightly greased baking sheet, alternating slices of pumpkin, cheese and pieces of anchovies; continue as long as supplies the ingredients, ending with flakes of butter and a sprinkling of black pepper; bake at 180 degrees for 40 minutes or until the surface of the pie anyway will perfectly golden.

giovedì 29 ottobre 2009

Insalata autunnale [di cachi grigliati]

D: "scusi, ma qual è la differenza tra loti e cachi?";
R: "a' differenza è che loti o' trovi sur dizionario, invece cachi me sa proprio de no!".


Non riuscivo a farmene una ragione: il tipo del mercato m'aveva dato gratuitamente della burina o sbaglio?! Ehvabbè, controllino lampo sul dizionario e, ahhh, lo sapevo (prrrr, mi sa che il dizionario della bassa ciociaria non te l'hanno ancora aggiornato, a' bellooo!!! ok ok la pianto, questione di principio però). Tornando al rigore usuale :-), per la precisione cachi verrebbe da kaki! E per chi magari non lo sapesse, parliamo di origini rigorosamente asiatiche (toh, qualcuno sta per caso programmando viaggi in tal senso? :-)), altrimenti detto mela d'oriente, ma facciamo che, per saperne anche un po' di più, prego, cliccare qui. Vi anticipo però che 'loti' sarebbe più che altro una nomenclatura d'uso comune... ecco, a stò punto chi sarebbe il burino, no ditemelo un po'? Ok ok, touché :-)
E nonostante il cachi della discordia, in barba agli invernalissimi gratin di ieri e ieri l'altro, eccoci qui, voluttuosamente ricascati sull'ennesima insalatona-dell'-ora-di-pranzo! Ovviamente, fatto il cambio di stagione e quindi un'insalata dallo chiccosissimo vestitino autunnale (e ci voleva!). Delizioso il dettaglio del cachi grigliato, crosticina fuori, dentro praticamente intatta l'incofondibile morbidezza del frutto, tutto il resto è semplicemente della misticanza di stagione, tranci di prosciutto cotto artigianale (vabbè, poi ognuno decida per sè) e pistacchi al naturale, leggermente tostati. Un giro d'olio extravergine d'oliva, sale, pepe, un goccio di lime e indovinate un po'? Abbiamo fatto. :-)

mercoledì 28 ottobre 2009

Gratin di finocchi alla senape

Dovesse piombarvi addosso un'improvvisa (quanto indomabile) passione per tutto ciò che è, sì, verdura, ma anche e soprattutto crosticina croccante, appena appena formaggiosa, very very confort... insomma, se impazzite oltremodo per gratin e affini, dopo il cavolfiore di ieri, finocchiii :-). E parafrasando (anche un po') la me stessa di ieri "tutto ciò che abbiamo smesso di tagliuzzare nelle varie insalate più e meno estive..." eccolo qua, in versione molto fascinosamente gratinata, con la fotogenica crosticina di turno e la ricetta che, in realtà, è una simpatica via di mezzo tra due ideuzze del numero di novembre della Cucina del Corriere. Nell'una, finocchi in insalata, conditi con senape e mandorle (ma wow!!!). Nell'altra, stesso ortaggio, allegramente gratinato con un più scontato formaggio e perfino dell'uovo (uovooo???). E quindi, per tutt'una serie di ragioni, ci saremmo un attimo re-arrangiati ed è pure finita in allegria, con una sorta di trade d'union, in tutta onestà, davvero niente male. Per cui sì, finocchi terza versione? Prego, accomodarsi pure da stà parte :-)

Gratin di finocchi alla senape
per 4 persone

4 grandi finocchi
200 g di formaggio cremoso
2 cucchiai di senape all'antica
2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
2 cucchiai di Parmigiano grattugiato
1 manciata di mandorle a lamelle

per la pirofila:
burro e pangrattato

Eliminate le foglie più dure dei finocchi (quelle più esterne), tagliateli in quattro spicchi e lavateli sotto l'acqua corrente. Tuffateli in acqua bollente, salata e cuocete per dieci minuti. Nel mentre, lavorate il formaggio con la senape e l'olio (dovrete ottenere una cremina bella fluida, nel caso aiutatevi con un altro cucchiaio d'olio). Scolate i finocchi, sistemateli in una pirofila leggermente imburrata e cosparsa di pangrattato e ricopriteli con la crema alla senape. Spolverate abbondante Parmigiano grattugiato sulla superficie, spargete le mandorle e passate al grill ben caldo finchè la crema non si sarà rappresa e formata una leggera crosticina (10-15 minuti circa).

martedì 27 ottobre 2009

Cavolfiore in forno alla ricotta via Giuseppe Capano

Chi conosce Giuseppe Capano? Uhm! E vi dice mica niente Cucina naturale, la rivista che ne vanta, appunto, la preziosa consulenza in fatto di cucina sana, cotture al vapore, ecc ecc... rivista che, la sottoscritta, non compra praticamente mai perchè, ehvabbè... bisogna pur far delle scelte davanti a quel sant'uomo del giornalaio (che se fosse per lui!)! E quindi, questa sì, quest'altro no, provando a colmare le lacune poi... con le riviste degli altri! Giustappunto, a chi non è mai capitato di sfogliare distrattamente Cucina naturale, intanto che la sorellina dillà finiva un attimo di prepararsi, ecc ecc. Colmare le lacune, attingere anche altrove... se non altro, per garantirsi una sorta di sguardo d'insieme :-) culinariamente parlando! E ringraziamo quel genio di Woody Allen per l'illuminante concetto di sguardo d'insieme! Anzi, a proposito, se ancora non l'avete fatto, correte a vederlo stasera stessa, evitando tranquillamente di passare anche in edicola (giacchè uscite per andare al cinema :-)) che tanto, questa ricetta qui, non è sulla rivista citata, ma arriva dritta dritta dal sito personale del Capano. Ed è una ricetta che apre senza dubbio un nuovo capitolo di storia: per quanto mi riguarda, mai nella vita avrei pensato di gratinare qualcosa (e soprattutto il cavolfiore, ma che scherziamo?!) senza burro, senza besciamelle. Senza panna e senza parmigiano. Ebbene, non lasciatevi ingannare dai troppi 'senza': il piatto è assolutamente stre-pi-to-so! Delicato e saporitissimo, poi con la questione che è pure leggero da morire, completamente inutile pensare di cucinarne un teglia intera che tanto, così, basterà anche per la cena! Ecco, pensate piuttosto a riciclare l'intero 'concetto' anche per altri usi e consumi. O meglio, per tutte quelle verdure/ortaggi che se non finiscono più in insalata, di stì tempi qui, mi sa tanto che ci faccio un gratin :-)

Cavolfiore in forno alla ricotta
per 4 persone

1 cavolfiore
60 g di farina
250 g di ricotta fresca
noce moscata
1 cucchiaio di semi di sesamo
olio extravergine d'oliva
sale

Lavate il cavolfiore, dividetelo a cimette e conservate le foglie tenere. Lessate cimette e foglie in acqua bollente salata per 10-15 minuti, scolatele e disponetele in un vassoio conservando al caldo l'acqua di cottura. In un pentolino, scaldate 4 cucchiai d'olio d'oliva, aggiungete la farina e amalgamate bene. Versate gradualmente 8 dl di acqua di cottura dei cavolfiori calda e, mescolando accuratamente con un cucchiaio di legno, portate la salsina ad ebollizione insaporendola alla fine con una generosa spruzzata di noce moscata. Unite la ricotta alla salsina insieme alle foglie di cavolfiore cotte tritate, mescolate bene, versate sulle cimette e disporre il tutto in una teglia da forno leggermente oliata e cosparsa di pangrattato. Spolverate con il sesamo e gratinate in forno caldo a 200 gradi per 10 minuti circa.

venerdì 16 ottobre 2009

I pomodori con il riso

E le patate. Manco a dirlo, alla romana! E mi sa ch'ero rimasta, di sicuro, l'unica emigrante (indi, adrenalina alle stelle per tutto ciò che è intimamente locale) a non aver ancora pensato di auto-riprodurseli a casa. Spiego: ci sarebbe che, a Roma, una tavola calda senza i pomodori con il riso in bella vista, subito dopo le pizze, appena prima del pollo allo spiedo, magari accanto alla cicoria, ecco, senza di loro non sarebbe nemmeno una tavola calda. Tutto qui. Entusiasmo a parte, verrebbe da chiedersi come mai festeggiamo il primo maglione della stagione a suon di pomodori e basilico, ma questa è senza dubbio un'altra storia (un po' come la questione che la normalità non è di questa terra, ecc ecc). Apro e chiudo parentesi - visto che mi sarei anche autodenunciata sul piatto fuori stagione - buonissimi freddi e, fin qui, tutti d'accordo (ndr: se riuscite a prepararli in netto anticipo, ancora meglio), ma sarei pronta a mettervelo per iscritto (ah già, lo sto appunto facendo :-))... sorprendentemente stuzzicanti anche in versione tiepidina. Perfetti per una cenetta coccolosa, di quelle confort, da calice di vino rosso scalda-anima (e quant'altro). E lo dicevamo appunto poco fa, ancora meglio il giorno dopo, ehm, per salvare il solito pranzo da 5 secondi di microonde e passa la paura. Mancherebbe la questione del "sì, ma come si fanno?" e potremmo lasciarci, semplicemente, con la ricetta (perfetta!) firmata Anice&Cannella, "perchè ci piace come le racconta, come le fotografa, a momenti si sente pure il profumo... può bastare?", peccato debba aggiungere le solite due/tre riflessioni, ehm, sia per il prima che per il dopo.

Per il prima: ancora un volta, una ricetta da seguire con assoluta docilità, senza ostinarsi a metterci lo zampino, ecco. Perchè la ricetta, lo ripetiamo, è assolutamente perfetta. Tra l'altro, di semplicissima esecuzione (molto più semplice di quanto pensassi! perchè m'ostino puntualmente a pensare?! boh), fatta però di evidenti dettagli sapienti. Illuminanti! Tipo che il procedimento l'abbiamo trovato talmente figo da promettere solennemente di riciclarlo per altre verdurine da farcire, ecc ecc. E poi, oltremodo comodo (sempre il procedimento!). Il concetto sarebbe, bene o male, questo qui: piccolo sforzo, risultato da aprirti lo stomaco all'istante, anche scenografico ed in caso di ospiti, tener vivamente presente l'intero ambaradan! Inoltre, c'è che leggendo la ricetta (ed anche qualcun'altra, embè, lo ammetto), proprio non riuscivo a crederci: niente fornelli (ed io che già pensavo di dover prima imbastire il risotto, ecc)! Tutto comodamente alloggiato in ciotola, ben insaporito e pronto da inserire nei gusci di pomodoro. E ditemi voi se stà cosa non è comoda.
Per il dopo: li ho adorati, eppure torno a mettere per iscritto che... già pregusto il prossimo round, ovvero quello in cui ci finirà dentro anche qualche cubetto di provolone piccante in bonus. Formaggio da semi-sciogliere in tutto l'insieme (per la sorellina: lo so che il provolone ce lo metti già di tuo e me l'avevi pure caldamente raccomandato... ma c'avevo da pruvà la tradizione, sgrunt). Ultimissima: non sottovalutare, mai, per nessun motivo, le calotte! Aka, i coperchi dei pomodori, quelli che puntualmente vi spostano tutti sul lato del piatto (che carini!). Le calottine, praticamente, diventano dei confit! Chips di pomodori, cialdine croccanti... vabbè va, ricetta!

I pomodori col riso, via Paoletta Sersante
(copia/incolla dall'originale)

Cominciano col dire che ci vogliono pomodori belli grossi e rossi, ma sodi. Per prima cosa, si toglie la calotta superiore e si svuota il pomodoro dalla polpa, che tagliata a pezzi grossolani, si mette in una ciotola. Si aggiungono alcune foglie di basilico, uno o due spicchi d'aglio e, a casa mia non mancava la mentuccia... in alternativa si può usare prezzemolo. Questi sono gli "odori", come si dice a Roma, richiesti dalla ricetta originale. Ma si può usare origano o maggiorana, vi assicuro però, che il risultato migliore si ottiene con il basilico che sprigiona per tutta la casa un profumo d'estate. Mettere anche olio EVO e sale qb.Si passa tutto col mixer, e si aggiunge un bel pugno di riso (io uso l'arborio) per pomodoro, 2 cucchiai se i pomodori non sono grossi, e si lascia riposare circa un'ora perchè gli ingredienti si insaporiscano e perchè il riso, dopo la cottura, non deve risultare molto al dente. Ma se si preferisce un riso non molto sfatto, potete saltare il riposo. Si riempiono i pomodori svuotati, e, una volta riempiti si richiudono con le calotte... e se avanza un poco di sughino, si versa sui pomodori e le patate. A Roma i pomodori con il riso non si possono separare dalle patate, è un piatto unico. Quindi, sbucciare e tagliare a spicchi grossi delle patate (ho usato quelle nuove), condirle con sale e olio. La ricetta sarebbe senza, io invece aggiungo anche un pizzico di rosmarino. Non molto, si deve sentire appena. Una volta mescolate bene, adagiarle nella teglia, insieme ai pomodori ripieni di riso.Infornare la teglia a 220-230°. Il calore, deve essere abbastanza forte, da far evaporare tutto il liquido dei pomodori, ne tirano fuori un bel po'. Il piatto è pronto, quando risulta ben asciutto, le patate ben cotte.

mercoledì 7 ottobre 2009

Pomodori gratinati


Ci sono, ma in realtà non ci sono! Sì vabbè, poi magari ve la spiego con calma, intanto, beccatevi le ricettine in pillole predisposte diligentemente prima di non esserci più (ammazza, però non in quel senso) e ringraziamo sempre santo-blogspot che con la comodissima funzione pubblicazione-programmata ci salva la vita (e la faccia) più e più volte (no dico, ma davvero pensavate che aggiornassi il blog alle 6 di mattina?!) :-).

Dividere i pomodori in due parti, in senso orizzontale; svuotarli delicatamente con un cucchiaino e farcirli con un misto di pangrattato, pecorino grattugiato, capperi, pinoli, origano, poco sale e pepe; versare abbondante olio extravergine d'oliva ad irrorare il tutto; cuocere in forno caldo per circa 15-20 minuti, un po' di grill per la crosticina finale e ci si risente per la pillola di domani :-).

Nota: impacchettare un po' tutta la faccenda (trito aromatico, procedimento, ecc) e riutilizzare (più e più volte) anche in caso di melanzane, zucca e zucchine (in quest casi, l'operazione 'svuotamento' potrà essere A) saltata; B) eseguita ugualmente, per poi cubettare la polpa, rosolarla in padella e riutilizzarla per arricchire il ripieno). Poi peperoni, ma anche cozze, capesante, gamberi... insomma, è il trito quel che conta ;-)

martedì 21 luglio 2009

Zucchine. Pecorino. Uova.


Ihihih, proviamo anche un po' ad internazionalizzare... no perchè, mi sa tanto che con "zucchine cas' e ova" avremmo finito per capirci davvero in pochi :-). Ad ogni modo, percorso anche un po' obbligato, almeno, per certi terroni del calibro della sottoscritta :-). Spiego: considerato che di scapece s'è già dato (e pure con estrema soddisfazione), non resta che girarsi anche da quest'altra parte, ancora zucchine, ancora Campania, ancora bontà assolutamente disarmante... giuro, da star lì ad aprire semplicemente quel famoso tozzo di pane casareccio, farcire e finiamola qui! Invece, volendone anche discutere un po', ma certo che sì: ottimo contorno, stuzzicante antipasto, magari con tanto di bruschettina apri-stomaco, ah bè, nulla vieta di condirci delle tagliatelle fresche... vabbè, mentre decidete, io, vado a recuperare il mio famoso tozzo di pane ;-)

Ed è, ancora, una ricetta raccontata! Precisamente, vi racconto esattamente com'è che fa la mia mamy: affetta le zucchine, ma non troppo sottili, le stende ad asciugare al sole e, intanto, frigge la cipollina (questa qui affettata bella sottile) in olio ben caldo. La scola e la lascia asciugare su carta assorbente da cucina. Recupera le zucchine e tuffa anche queste nell'olio di cui prima; frigge un po' per volta e poi scola, tampona, etc etc. In una padella a parte, versa un paio di cucchiai dell'olio utilizzato per friggere, ci versa anche le zucchine, unendo la cipolla, abbondante Pecorino grattugiato, poco sale, pepe nero e delle uova sbattute (che dovranno rapprendersi ben bene... mediamente, un paio di uova per 4-5 zuchine); infine, manteca con energia e lascia raffreddare completamente ...prima di riunirci, gaudenti, intorno alla sua tavola, uno spettacolo che non finirà mai di emozionarmi (sissì, fresca fresca di weekend) :-)

lunedì 20 luglio 2009

Cruditè di parmigiana

sì, tutto sommato involtini (di melanzane), giocando sul comandamento che, in assoluto, la parmigiana (sempre quella di melanzane, ovviamente) resta a furor di popolo (per non parlare del furor di Precy) una delle cose più buone che esistano sulla faccia della terra... eppure, per qualche strano gioco mentale, ma anche esigenze climatiche (ndr: e se evitassi un po' di accendere stò benedetto forno?!), fino ad arrivare alle mere (=onnipresenti) questioni pratiche (vedere, per esempio, alla voce buffet per 75 persone)... ecco, per tutt'una serie di fattori più e meno condivisibili, il ben di dio di cui prima, potrebbe anche virare bruscamente in direzione finger food: indi, molto più semplice da gestire, magari, anche con l'opzione ingredienti a crudo, sempre per non scordare che, semplificarsi la vita, è persino bello. Dicevamo, tutto a crudo, eccetto le fette di melanzane! E, sulla questione, m'indovinate anche piuttosto caparbia, della serie... mettetela un po'come volete, ma se non friggete quelle lì, scordatevi pure l'effetto estasi... quello da déjà vu di parmigiana ;-)

Ora, nemmeno sto qui a scrivervi la ricetta, vi mando direttamente un sms... affettate le melanzane ad uno spessore di pochi millimetri e, se potete, lasciatele asciugare al sole per un'oretta. Quindi, infarinatele e friggetele in olio caldo poche per volta. Scolatele e tamponatele accuratamente con carta assorbente da cucina, farcitele con un pezzetto di Parmigiano Reggiano, mezzo pomodorino di Pachino, una fogliolina di basilico, un pizzico di sale e pepe e... starei, appunto, inviando l'sms :-)

mercoledì 15 luglio 2009

Gazpacho di fagiolini. Con pesto e patate


Se state (per caso) pensando che, il tutto, ricorda tremendamente (ed inequivocabilmente) qualcos'altro, bè, la risposta è: oltremodo,! Una sorta di gazpacho de noi antri, palesemente rubato alla tradizione genovese, solo che... fuori le trofie (carbo di turno, semplicissimo pane casareccio, abbrustolito e da intingere senza ritegno), ma restano dentro i (soliti) fagiolini e patate (in parti uguali) lessati in acqua bollente e salata, raffreddati in acqua fredda e frullati con del buon pesto, quel tanto che basta ad ottenere un composto cremoso e, manco a dirlo, profumatissimo. Da servire freddo... e poi bè, mi sa che abbiamo già finito! Ora, se state (anche) pensando che qualcuno, qui, avrebbe tutta l'aria di doversi dà na' mossa ed uscire all'istante per un bel giro di giostra in metro, ancora una volta, la risposta è: oltremodo, sì!!! :-)

lunedì 6 luglio 2009

Pane carasau e pomodori


S'era detto di ripartire col menu, ma... se ripartissimo direttamente con qualche chicca furba, arbitrariamente estrapolata dall'intero ambaradan [anche perchè molte preparazioni sono state già ampiamente proposte e riproposte su questi schermi (vedi alla voce "i miei cavalli di battaglia di sempre")], quindi, se siete d'accordo... serviva, mica, l'idea-insalata (stupidissima) da preparare oggi, a pranzo, in poco più di due minuti d'orologio? Poi , sarà anche stupida, ma ve la ritrovate allegramente sulle (carinissime) paginette del (carinissimo) libricino di Laura Zavan. E sempre perchè sembrerà anche un po' stupida ma... [ndr: stupida=immediata (della serie "ma-come-avevo-fatto-a-non-pensarci")]... ci son rimasta a riflettere su, vediamo, per un buon dieci minuti (ehvabbè): intanto il pane carasau che, ricordo giusto per completezza di post :-), è un prodotto tipicamente sardo, fogli molto sottili e croccanti di (solitamente) semola di grano duro impastata con acqua, sale e lievito; si stende il tutto sotto forma di dischi rotondi, sottilissimi, da riporre in forno più e più volte fino a doratura (e croccantezza) raggiunta. Nonostante tutto ciò :-) c'è persino chi se lo fa da solo, in casa... non io :-) anche perchè c'avevo da pruvà dell'artigianalissimo carasau portato dietro dal TuttoFood ;-). Come dicevo, un'idea davvero delle più semplici, vagamente panzanella toscana, ma anche un po' caponata napoletana (che rispetto a quello siciliana, ricordiamo, è proprio tutta n'ata cosa). Da arricchire con uno, due (ma anche tre) ingredienti d'ispirazione estemporanea (al prossimo giro: capperi, olive e acciughe... ehvabbè, condizionamenti genetici) ...e mi rendo conto che sarebbe anche un po' prestino, ma già che ci siamo, buon pranzo a tutti ;-)

Pane carasau e pomodori

Procuratevi dei pomodori San Marzano, lavateli, asciugateli con cura e privateli dei semi. Tagliateli, quindi, a dadini. Conditeli con olio extravergine d'oliva, fior di sale, pepe e basilico fresco spezzettato grossolanamente. Strofinate i fogli di pane carasau con uno spicchio d'aglio ed irrorateli con un filo d'olio. In un'insalatiera, spezzettate il pane e mescolatelo accuratamente con i pomodori conditi. Servite immediatamente.

giovedì 2 luglio 2009

Scapece

Ovvero, quella fantastica intuizione tutta partenopea di affogare croccanti rondelle di zucchine fritte (e non ci provate proprio a cuocerle in forno) sotto fiumi di aceto profumato. Un profumo, qui, che indovina senz'altro l'aglio, ma ancor prima la menta fresca. Un risultato per il palato da ascrivere necessariamente alla voce 'geniale'. Geniale è la perfetta armonia dei sapori e dei contrasti, l'aceto che bilancia la notoria dolcezza delle zucchine, la menta che rinfresca il tutto... e per quanto mi riguarda (si sarà mica intuito dall'entusiasmo?!), soprattutto il ricordo indelebile delle cene estive di quand'ero ragazzina... al ritorno dal mare, cotta, affamata e queste cucchiaiate di autentica bontà contadina sottratte dall'insalatiera che già troneggiava in cucina, in attesa della cena.
E' importantissimo lasciarle macerare per un bel po' di ore prima di gustarle e, comunque, si conservano perfettamente per qualche giorno... se c'arrivano ;-)

Zucchine alla scapece

10 zucchine (di quelle piccole e sode)
aceto di vino bianco (una tazzina abbondante)
menta fresca
sale, pepe
1 spicchio d'aglio
olio d'oliva per friggere

Lavate le zucchine, asciugatele e affettatele a rondelle sottili. Sistematele in una teglia cosparse con un cucchiaio di sale, coprite e lasciatele riposare per un'ora abbondante (se possibile, lasciatele asciugare al sole). In una padella, scaldate abbondate olio e friggete le zucchine un po' alla volta. Scolatele non appena diventano belle dorate e tamponate l'unto in eccesso su carta assorbente da cucina. Man mano, sistematele in un'insalatiera, condendo ogni strato con sale, pepe, qualche pezzettino di aglio e le foglioline di menta spezzettate grossolanamente. Unite anche un filo d'olio per ogni strato e coprite con l'aceto. Lasciate macerare per almeno 12 ore prima di servire.

venerdì 12 giugno 2009

Caviale di zucchine e crema di Parmigiano


Ma il caviale (seppur di zucchine) non dovrebbe, quanto meno, essere sferico?! No perchè, questo qui, è più che altro una purea: zucchine sbollentate, schiacciate grossolanamente con la forchetta ed aromatizzate con del... cumino!!! Bè, avevo promesso o no di dedicarmici seriamente?! Anzi, a proposito di dedizione, qualcuno chiedeva giustamente notizie della mia pasta madre: bè sì, c'è stato un attimo di tensione, magari l'ho soltanto beccata in quel famoso giorno del mese (in cui farei meglio a trasferirmi direttamente su di un eremo)... comunque sia, tutto risolto, nuove panificazioni a breve! Tornando, invece, alle zucchine, come dire, squadra che vince non si cambia... magari giusto la consistenza, ecco, quella sì. Lontana anni luce dalla croccantezza delle sfoglie di brick di ieri, qui siamo placidamente sul cremoso andante... e se state pensando (ehm, io l'ho fatto) che il titolo della ricetta sia oltremodo enfatico (=ridicolo) per pensare di correre a segnarsi la ricetta in agenda (ma sì, adesso le diciamo brava, bene, bis e così Precy è contenta!)... ebbene, signore e signori, mi spiace proprio tanto per voi, sic! :-)
Bene e sulla sentenza del venerdì... prendo, raccolgo i miei quattro cenci e scappo: nell'ordine, autobus, treno, TuttoFood, cena insolita con i panettoni Loison (e con lo chef Danilo Angè che li reinterpreta appassionatamente... pensavate mica lo facesse solo Precy, no eh?! :-)), quindi ari-TuttoFood per l'intera giornata di sabato... e goloso weekend anche a voi!


Caviale di zucchine e crema di Parmigiano
ricetta di José Maréchal - per 4-6 bicchierini

per il caviale:
2 belle zucchine
1 spicchio d'aglio
1 rametto di rosmarino
2 prese di cumino in polvere (io, semi finemente tritati)
2 prese di sale e pepe
1 cucchiaio d'olio d'oliva

per la crema:
20 cl di panna fresca
100 g di Parmigiano (io, il 36 mesi Zabo Form, yum)
pepe macinato fresco

Lavate le zucchine, asciugatele e tagliatele a rondelle sottili. Sbollentatele per 3-4 minuti, quindi scolatele e raffreddatele sotto l'acqua fredda. Schiacciatele con la forchetta e conditele con sale, pepe, cumino, il rametto di rosmarino, l'aglio schiacciato e l'olio. Rimettete nella casseruola e cuocete a fuoco basso per 3-4 minuti in modo che i profumi si diffondano. Mescolate bene ottenendo, così, un composto omogeneo, eliminate l'aglio ed il rosmarino e lasciate raffreddare.
Tagliate il parmigiano a pezzettini e metteteli in un pentolino con la panna. Scaldate dolcemente, mescolando di continuo per far sciogliere il formaggio e ridurre la crema (senza che s'attacchi alla pentola!). Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare. Distribuite le zucchine nei bicchierini e, al momento di servire, scaldate leggermente la crema e versatela sulle zucchine... oppure componete il tutto, completando con del pepe e servite poi a temperatura ambiente, magari accompagnando con dei grissini al sesamo ed olio extravergine d'oliva :-)