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martedì 13 gennaio 2009

Zuppa di lattuga, con orzo e pancetta


Oggi la facciamo un po' più sbrigativa (fatti miei!!!)... avete presente quei bei cespi di lattuga che, dopo appena un giorno d'ibernazione, finiscono per non esser più così belli, ma nemmeno così brutti da far pensare a soluzioni estreme? Bene. Avete presente (anche) la francesissima insalata aux lardons, reperibile in ogni brasserie che si rispetti... quella con la pancetta vivamente rosolata? Bene, partendo quindi da un mero stato di necessità (vedi alla voce: lattuga non più così bella...), da un'associazione d'idee vagamente francofona (la lattuga con la pancetta è una vera bomba!) e, non ultimo, da un desiderio insito nel più profondo del mio essere (voglia di zuppa!), con la collaborazione di qualche chicco d'orzo perlato, scritturato per il ruolo del corroborante carboidrato (qui, vedi alla voce: buona la zuppa, ma io c'avrei ancora un po' di fame... mai lasciare un marito affamato!) e del provvidenziale rametto di menta fresca che, districandosi alla perfezione tra la sapidità della pancetta e la punta vagamente acidula del lattughino, regala quell'irrinunciabile sentore di fresco che mette tutti d'accordo! Proprio un bel piatto, insomma :-)

Zuppa di lattuga, con orzo e pancetta
per due persone

1 cespo di lattuga (ho utilizzato la cappuccina)
1 patata piccola
50 g di pancetta tesa tagliata a bastoncini
50 g di orzo perlato
2 rametti di menta fresca
olio extravergine d'oliva
fiordisale
sale e pepe

Procedere alla cottura dell'orzo così come indicato sull confezione (normalmente, 30 minuti in acqua bollente salata). Quindi, scolarlo e metterlo da parte. In un ampio tegame, scaldare un filo d'olio e rosolarvi la pancetta fino a renderla croccante. Mettere da parte anche quest'ultima e versare nello stesso tegame la patata, ben lavata, sbucciata e tagliata a tocchetti molto piccoli e, subito dopo, la lattuga (lavata, sgrondata e ridotta a listarelle). Insaporire bene il tutto, aggiungere dell'acqua calda (senza, però, arrivare a coprire del tutto la verdura) e cuocere a fiamma dolce per circa dieci minuti. Con un mixer ad immersione frullare il tutto e regolarsi in base alla consistenza del composto per l'aggiunta di ulteriore acqua (tenendo presente che la zuppa dovrà risultare cremosa, ma non eccessivamente liquida). Condire con sale e pepe ed unire anche l'orzo e la pancetta rosolata, lasciando amalgamare bene i sapori. Servire la zuppa ben calda, ultimando ogni porzione con un filo d'olio a crudo, un pizzico di fiordisale, uno di pepe macinato al momento ed un rametto di menta fresca.

mercoledì 17 dicembre 2008

Pasta e fagioli


Se ne parlava giusto domenica, a pranzo. La questione (più che altro) era: pasta-e-fagioli-sì- pasta-e-fagioli-no... per un'occasione importante! Per il pranzo di natale, già che ci siamo! Sì o no? Esempio, mio cognato. Origini napoletane, com'è che si dice? Educato al mangiar bene! Il papà, il nonno, tutti ottimi cuochi (per passione)... e da loro, a natale, la pasta e fagioli s'è sempre fatta! Eccole, le 1001 sfaccettature di un piatto, sempre lo stesso, ma (appunto) con sfaccettature diverse, a seconda di quella che è la nostra impostazione mentale. Voglio dire, se ci tirano su con le minestre del lunedì, la pizza del sabato sera, il ragù della domenica... va da sè che, poi, è un po' dura resettare il cervellino e proporre la pasta e fagioli a natale, giusto per buttarla lì!!! Però, non per fare del campanilismo spicciolo, non tutte le paste e fagioli sono uguali e, sempre per non fare del..., va anche detto che la pasta e fagioli come la fanno a napoli, bè, è n'ata cosa!!! E' un piatto che t'avvolge, ti ristora, ti lascia col sorriso (ecco qual è il segreto dei napoletani...). Tra l'altro, ne esiste anche una versione gettonatissima con le cozze... eh, chiamala un po' minestra! Ma sulla pasta e fagioli ce ne sarebbe d'inchiostro da consumare. Ecco, magari ognuno mi dirà la sua (e mi piacerebbe davvero che ognuno di voi lo facesse)... per esempio che lì ci mettono (anche) la cipolla, là il sedano, a destra il fagiolo tondino, a sinistra il cannellino. La mia è quella napoletana, di base. Per capirci subito, è quella che si fa con l'aglio e basta, con le cotiche (di maiale), pochissimo pomodoro e, soprattutto, è quella densa, anzi, come diceva qualcuno (che, poi, proprio napoletano non è)... è giusta quando c'è il filo d'olio che ti resta su! Tradizionalmente, si prepara con la pasta mista, ma anche con i tubett(on)i, soprattutto nella versione con le cozze! Io, ispirata dallo stesso qualcuno di prima, ho preferito i maltagliati (pasta all'uovo fresca, da stendere sottile e da mal-tagliare a mò di triangolo, rettangolo, trapezio, rombo... m'è tornata in mente la maestra delle elementari, pensa un po'). Ed alla fine di tutto, di tutte le storie, delle tradizioni, delle personalizzazioni, c'è che da noi la pasta e fagioli è na' certezza: calda, con la pasta mista, per la minestrina del lunedì (ricordate la famosa saga della "pasta e..."?), oppure fredda, servita nelle grandi zuppiere che spopolano sulle tavolate estive, in terrazza, con tanto di mestolo-self-service. E poi ci sarebbe questa qui, tiepida... che è sempre la stessa cosa, solo che col borlotto c'è più stacco cromatico (è più bella da vedè), il maltagliato sa tanto di grandi-occasioni... insomma, giusta impostazione mentale per un piatto che, bisogna riconoscerlo, fa sempre la sua figura!!! La ricetta ve la racconto (e no che non riesco a schematizzare la pasta e fagioli). Voi venitemi dietro, ok?!

Pasta e fagioli

Mettere a bagno i fagioli dalla sera prima, quindi, lessarli per circa un'ora. Si parte dall'acqua fredda, i fagioli vanno coperti completamente, aggiungendo anche un po' di sale grosso e del pepe. Alla fine, dovranno risultare morbidi, ma non sfatti. Separatamente, scaldate dell'olio extravergine d'oliva e lasciatevi soffriggere un pezzetto di cotica di maiale e qualche spicchio d'aglio in camicia. Aggiungete i fagioli scolati (conservate l'acqua di cottura) e lasciateli insaporire ben bene nel soffritto. Eliminate, quindi, cotica ed aglio e, con una forchetta (oppure, meglio, con un mixer ad immersione), schiacciate parte dei fagioli in modo da ottenere un effetto finale più cremoso. Unire, quindi, qualche pomodorino fresco a pezzetti, la pasta (più o meno, si calcola la stessa quantità di fagioli e di pasta) ed allungare, gradualmente, con l'acqua di cottura dei fagioli messa da parte (bella calda, naturalmente). Procedete con poco liquido alla volta, in modo da non ritrovarvi con un risultato finale troppo brodoso o troppo asciutto (in pratica, considerate che la pasta cuoce piuttosto velocemente, ma anche che la preparazione andrà lasciata intiepidire e, quindi, s' addenserà inevitabilmente). Servitela tiepida, con del prezzemolo fresco spezzettato, una macinata di pepe nero ed un giro d'olio extravergine d'oliva, di quello buono!

domenica 30 novembre 2008

Crema di porri e coriandolo, con gamberi e bottarga


Riemergo a fatica dalla mia nuvola di piume d'oca (virus gastro-intestinale in corso, burp + sob), in primis, perchè tocca festeggiare, ebbene si, nausea, mal di testa e fiacchezza a parte, sono felice come una bimba la mattina di natale: ihihih, vi scrivo, sprintosa più che mai, dalla mia nuovissima postazione operativa (scrivania con mensola carinissima, total-white, vagamente country, manco a dirlo, ikea con furore), con altrettanto nuovissima chiavetta3, il che mi fa sentire molto diego abatantuono, ma comunque... ve l'avevo detto che mi sarei attrezzata (in attesa degli eventi, sig, fastweeeeeb, vabbè io continuo a fare appelli)?! Quindi ieri, ho beccato, sì, il virus, ma anche 79 ore di indispensabilissimo traffico + location di cui sopra. Tutto prontamente piazzato direttamente all'uscita della cucina... tse, vi rendete conto che, adesso, i piatti passeranno direttamente dal fornello al pc e dopo, forse, qualcuno penserà (anche) a mangiarli?! E poi, vi devo un po' di scuse, detesto non rispondere puntualmente ai commenti, ma davvero, non potevo fare altrimenti!!! Perdonata? E concludo qui... visto che mi sta salendo una nausea spaventosa, vado ad immergermi nuovamente nelle piume starnazzanti, sob sob! Il piatto, naturalmente, è in linea con l'umore, quindi crema, esattamente come mi sento io, in questo momento... ma non lasciatevi ingannare dall'aspetto vagamente ospedaliero, anzi, giusto per fare il verso alla mia vicina... ahò, è bbbona sà?!

Crema di porri e coriandolo con gamberi e bottarga
per due persone

2 porri
1 patata media
ca. 30 gr di burro

3 bicchieri d' acqua calda

mezzo cucchiaino di coriandolo macinato
ca. 10 gamberi sgusciati
bottarga di tonno*
sale e pepe

olio extravergine d'oliva
crostini

Pulire i porri eliminando le foglie più duri, tagliarli a pezzi e stufarli, coperti, in un tegame col burro per circa dieci minuti. Aggiungere l'acqua, il coriandolo, sale e pepe e frullare il tutto con un mixer ad immersione. Intanto, sgusciare i gamberi (tutti gli scarti potreste congelarli, vi torneranno utili per un fumetto) e cuocerli al vapore per pochi minuti. Servire la crema di porri con i gamberi, una grattugiata di bottarga, un giro d'olio extravergine d'oliva a crudo e tranci di focaccia abbrustolita.

* ingrediente particolare, solito suggerimento: eventualmente, la trovate qui!!!

venerdì 7 novembre 2008

Zuppa, tortino, lasagnetta, sformato... di spinaci!!!


Non è soltanto quel che sembra!!! Voglio dire, non è (soltanto) una necessaria re-masterizzazione di noiosi spinaci avanzati (seee, non l' aveva pensato nessuno?... va bè, l'ho detto io, ecco)! E se vi dicessi che, per reinventarli, mi sono ispirata ad un simpatico lavoretto visto e rivisto dalle parti di Jamie Oliver?! Uhm, a dire il vero, lui così ci fa pure la ribollita, comunque... tze, lo sapevo, eccoli là: ma possibile che, ogni volta, basta un nome altisonante per inchiodarvi a leggere?! :-) Sarò buona, vi parlerò di quest' idea davvero niente male... nel caso vi fossero avanzate delle verdure, ma soprattutto nel caso in cui voleste cucinarle appositamente per realizzare dei tegamini corrroboranti (rrrrrr), gusto e praticità, ad alto tasso di soddisfazione quindi!!! Tegamini dicevo: s' è detto di farli pratici, quindi immagino che suggerirvi di cuocere e mangiare nello stesso recipiente (monoporzione) mi faccia magicamente guadagnar punti, giusto?! Il tegamino va leggermente imburrato e riempito con fettine di pane leggermente raffermo, preferibilmente del tipo casareccio, alternandole a delle verdure già pronte (nel mio caso, spinaci sbollentati e ripassati in padella con aglio, burro, sale e pepe). Badate che le verdure siano un tantino lente, il loro sughetto servirà ad inumidire meglio il pane!!! Poi, tocchetti di formaggio... che se lo scegliete più sapido del solito è senz' altro meglio, per finire, una colata di uovo sbattuto (senza esagerare, dobbiamo solo legare un po'), magari con del parmigiano che ne dite?! Coprite i tegamini con fogli di carta alluminio e passate in forno a 200 gradi per circa 20 minuti. A questo punto, via la carta e proseguite la cottura per altri 5 minuti (con la funzione grill sarebbe proprio il massimo della vita). Bene, piatto fumante, rusticissimo effetto gratin, cucchiaio alla mano et voilà!!!

venerdì 24 ottobre 2008

Minestra di Venere, verza e salsiccia...


Corroborante, mi piace sta' parola, la trovo molto rrrrrr!!! La mia prima volta con il riso Venere! La salsiccia norcina proviene, invece, dalla recentissima incursione al mercato rionale... e la verza era lì, ad occupare il cassetto del frigo, in attesa degli eventi. Apro una parentesi-quesito-celebralmente-complesso (più woodyalleniano o più, casarecciamente, marzulliano, boh): come mai compriamo di tutto come se non si potesse proprio fare altrimenti e poi, consumati velocemente i soliti amatissimi ingredienti, restano quegli sparuti oggetti che ancora non è chiaro se ci piacciono oppure no... soli soletti, lì nelle varie dispense, cassetti, etc etc... Allora, per la migliore risposta che riceverò sull' argomento, Terrasolis (ve l' ho detto che sarà al Salone del Gusto, chi ci va?) mette in palio... seee vabbè, non esageriamo!!! La verza, boh, forse non mi diverte troppo cucinarla... quello che so è che, ogni volta, sembra una lotta per la sopravvivenza: pubblica utilità, la mia missione è scoprire quanto riesce a resistere in frigo, ecco (ah, una settimana tranquillamente)! La minestra di verza e riso è un vero e proprio must dalle mie parti (quelle di origine), ma l' avete mai assaggiata con il riso Venere? Un gusto particolarissimo, assolutamente all' altezza delle aspettative! Poi se c' aggiungiamo anche un po' di Norcia ed un pizzico di Tropea...

Minestra di riso Venere con verza e salsiccia
per 4 persone

200 gr di riso Venere
4 salsicce di Norcia (fresche)
1 verza piccola
1 cipolla di Tropea
100 gr di fontina grattugiata
4 cucchiai d' olio d' oliva
1 rametto di rosmarino
q.b. di sale e pepe

Scaldare l'olio in un ampio tegame con (in infusione) il rametto di rosmarino che andrà eliminato subito dopo e rosolarvi velocemente la polpa sbriciolata delle salsicce. Aggiungere la cipolla tritata finemente e lasciar insaporire per due minuti circa, mantecando energicamente in modo da non bruciare la cipolla. Unire anche la verza (già lavata) tagliata a striscioline sottili, allungare con un po' d' acqua calda, coprire il tegame e lasciar cuocere per circa dieci minuti o, comunque, finchè la verza non risulterà appassita. Versare, a questo punto, il riso, salare, pepare ed aggiungere gradualmente dell' acqua calda, quanto basta per la cottura del riso (vedi tempi indicati sulla confezione). Quando il riso risulterà ormai cotto, spegnere la fiamma e mantecare con la fontina. Lasciar riposare per circa dieci minuti prima di servire, magari accompagnata da crostini di pane casareccio aromatizzati con sale, olio, aglio e rosmarino.

Consigli per gli acquisti: se avete difficoltà a reperire il riso Venere, potete provare qui (esattamente come ho fatto io... prima di trasferirmi nella capitale, eheheh)!!!

venerdì 26 settembre 2008

Pasta e ceci... e sono due!!!


Ve l' avevo detto che si trattava di una vera e propria saga, la storia infinita della "pasta e...", altro che trilogia, qui si va ben oltre, v' avverto! Ad ogni modo, le lenticchie sono state ampiamente apprezzate, ergo, mi precipito ad omaggiare quest' altra delizia, my favourite: come già anticipato, il procedimento per questo tipo di minestre è sempre lo stesso, più o meno. Piccole variazioni sul tema che, ovviamente, non vanno trascurate... tipo che qui ci va il sedano, fondamentale, poi niente pomodorini, tutto rigorosamente in bianco e niente pasta mista, bensì deliziose pappardelle spezzate, così, con le mani, molto grossolanamente... il risultato, credetemi, è davvero fantastico, farete un figurone (oddio, sembro Jamie Oliver)! E, poi, il bello è che è così da generazioni, ebbene si, signori e signore: piatti storici... e non dite che non ve l' avevo detto!!!

Minestra di pasta e ceci
per due persone

100 gr di ceci secchi
100 gr di pappardelle (spezzettate grossolanamente)
1 spicchio d' aglio
1 costa di sedano
2 cucchiai d' olio extravergine d' oliva
1 L di brodo vegetale (circa)
q.b. di sale e pepe

Mettere a bagno i ceci per un' intera notte, quindi sciacquarli accuratamente e cuocerli per circa un' ora nel brodo vegetale (aggiungere il liquido gradualmente, in modo da non ritrovarsi con una preparazione finale troppo brodosa). A cottura ultimata, i ceci dovranno risultare morbidissimi, fin quasi a spappolarsi. Separatamente, preparare un soffritto con aglio, sedano a pezzettini ed olio, unirlo ai ceci ed insaporire il tutto. In pieno bollore, aggiungere anche la pasta (aggiungere del brodo solo se necessario, le pappardelle cuociono davvero molto in fretta ed il liquido non avrebbe il tempo di ridursi a sufficienza, mentre il risultato finale dovrà essere cremoso, denso, assolutamente non brodoso). Spegnere la fiamma quando la pasta è ancora al dente, correggere di sale e pepe e lasciar riposare per almeno venti minuti. Si serve con un filo d'olio crudo.

mercoledì 24 settembre 2008

Pasta e lenticchie della mamma, della nonna, della zia...


Prontiii, via! Eccoci qua: minestre, parte prima!!! Anzi, più precisamente, capitolo primo della saga infinita, quella della "pasta e..."!!! Tipico, tipicissimo, altro che reinterpretazione di questo, variazione di quest' altro... per la mia mamma (la nonna, etc etc) la cucina dev' essere semplice, tradizionale, basic (gustoso, consolatorio e quant' altro... ne sono un' ovvia ed imprescindibile conseguenza)!!! Quindi, pasta mista (con qualche variazioni sul tema, sto pensando ai mitici tubetti) più legume-verdura-ortaggio a scelta, stop! Cambiano un po' gli aromi, qualche volta ci va l' aglio, altre la cipolla, ma sostanzialmente siamo lì: è la saga della "pasta e..." !

Minestra di pasta e lenticchie
per due persone

100 gr di lenticchie rosse secche
100 gr di pasta mista
1 spicchio d' aglio
1 cipolla piccola
2 cucchiai di olio extravergine d' oliva
1 L di brodo vegetale (circa)
2 cucchiai di passata di pomodoro
2 rametti di prezzemolo fresco
q.b. di sale e pepe

Mettere a bagno le lenticchie per alcune ore, quindi sciacquarle accuratamente e cuocerle per circa un' ora nel brodo vegetale (aggiungere il liquido gradualmente, in modo da non ritrovarsi con una preparazione finale troppo brodosa). A cottura ultimata, le lenticchie dovranno risultare tenere, schiacciandole con i polpastrelli dovranno disfarsi facilmente. Separatamente, preparare un soffritto con aglio, cipolla affettata molto finemente ed olio, unirlo alle lenticchie, aggiungendo anche il pomodoro ed insaporire il tutto. In pieno bollore, aggiungere anche la pasta (aggiungere del brodo solo se necessario, la pasta cuoce in fretta ed il liquido non avrebbe il tempo di ridursi a sufficienza mentre il risultato finale dovrà essere cremoso, denso, assolutamente non brodoso). Spegnere la fiamma quando la pasta è ancora al dente, correggere di sale e pepe, completare con del prezzemolo fresco spezzettato e lasciar riposare per almeno venti minuti. Si serve con un filo d'olio crudo.

mercoledì 14 maggio 2008

Verza...pranzo e cena!!!

Eccola qua!!! Questo gran pezzo di verza campeggiava supponente tra le verdure del mio supermercato!!! Come sono solita fare, la prendo tra le mani, con tutta la delicatezza ed il rispetto dovuto ai preziosi doni della natura, la guardo con fare interrogativo, me la rigiro tra le mani...un'occhiatina anche al prezzo...ehi, praticamente la regalano...una scorsa veloce alle sue proprieta'...uhm, fa cosi' bene?! CLIC...e verza sia!!!

Tornata a casa, arriva il bello: bisogna trasformare l'oggetto di tante elucubrazioni mentali...in qualcosa che, ancora una volta, appaghi il nostro palato!!! Ma e' cosi' grande...mi sa tanto che ci faro' pranzo e cena!!!
VERZA E RISO

Da noi e' un piatto....oserei dire...di tradizione!!! Peccato che solo oggi, il mio palato ormai maturo, riesca ad apprezzarne l'impareggiabile gusto nonche'...come si usa dire tra food-blogger... l'alto potere consolatorio!!! Da bambina, inconsapevole di molte, ma molte cose...avrei fatto carte false per cibarmi soltanto di prosciutto crudo e patate al forno!!!

RICETTA
Per la preparazione di questo piatto, riduco la verza a julienne eliminando le parti piu' dure, la lavo e la insaporisco in un fondo di olio aromatizzato con aglio e peperoncino gia' rosolati e messi da parte, aggiungo gradualmente del brodo caldo e, a meta' cottura della verdura che dovra' ammorbidirsi per bene, tuffo anche il riso...regolandomi sempre con la quantita' di brodo necessario per ottenere un risultato morbido ma non liquido!!!
Gran finale: spengo la fiamma, copro con del parmigiano grattuggiato, manteco con una noce di burro, metto il coperchio e lascio riposare per una decina di minuti prima di servire.

PACCHETTI DI VERZA
CON ASIAGO E PROSCIUTTO COTTO

Per la cena, la verza si e' vestita da 'secondo piatto', grazie al contributo proteico degli ingredienti citati anche se, va detto, la farcia puo' essere preparata come piu' ci aggrada, anche con delle polpettine di carne per esempio, oppure delle uova!!!

RICETTA
Per questa preparazione, si utilizzano le foglie piu' esterne, quelle piu' grandi.
Vanno scottate per pochi secondi in acqua bollente salata, scolate delicatamente con una schiumarola, asciugate e, quindi, farcite.
Si richiudono, poi, la foglie di verza formando una sorta di pacchettini che andranno allineati in una teglia imburrata e cosparsa di pangrattato. Generosa spolverata di grana grattuggiato, un po' di pangrattato, piu' che altro per ravvivare il colore, e via... in forno a 180 gradi per 10-15 minuti.

venerdì 9 maggio 2008

Dopo la festa, si sa...ci si purifica!!!


Vi capita mai? State ancora masticando il boccone del peccato... e gia' iniziate a pensare al digiuno del giorno dopo.... e sapete perche'? Ma e' ovvio!!! Perche' dopo quel famigerato boccone, ne seguiranno altri, altri ed altri ancora!!!
Per quanto mi riguarda, le punzioni sono finite da un pezzo:
sono assolutamente inutili, ma cosi' inutili che... ancora una domanda per voi:
dopo aver mangiato un'insalata tristemente scondita, non vi alzate da tavola con un formicolio interiore che...o iniziate a pregare che arrivi subito un invito a sopresa per cena in modo da essere AUTORIZZATI a mangiare di nuovo...
oppure, ipotesi molto piu' frequente, diciamo...tempo un'ora... e siete gia' con la testa nella dispensa!!!

Per fare un omaggio alla mia adoratissima 'bimba' pelosa...sta' cosa e' un po' il cane che si morde la coda, o no??!!
Ergo, depuriamoci pure, ma con gusto, colore e gioia perche'...CE LO MERITIAMO!!!


I piatti delle foto sono stati preparati cosi' :

IL MINESTRONE DEL BUONGUSTAIO (per due persone)

Ho scaldato dell'olio extravergine d'oliva e vi ho rosolato brevemente uno scalogno a pezzetti. Ho aggiunto 500 gr di verdure miste tagliate in piccole parti, ho dapprima insaporito nell'olio per poi coprire a filo con acqua bollente e portare dolcemente a cottura. A questo punto ho salato (senza esagerare), frullato 1/4 di minestrone per avere un po' di cremina densa, ho aggiunto una generosa manciata di grana, sia grattuggiata che in cubetti (la parte piu' duretta subito prima della crosta) ed ho cotto ancora per una decina di minuti. Gran finale: ho incorporato una tazzina di pesto!!!

Ho spento, coperto e lasciato riposare. Nell' attesa, ho tagliato delle fette di pancarre' in modo da ottenere dei triangoli, li ho coperti con del pecorino grattuggiato e li ho tostati sulla piastra, quella a portafoglio, chiusa fin quasi a toccare il pane..serve calore per far sciogliere il formaggio.Ho servito il minestrone appena tiepido, ma con i crostini belli caldi.


CUOR DI PERA E CIOCCOLATO

Per la pasta: 250 gr di farina per torte, 90 gr di strutto, 1 uovo medio, 100 gr di zucchero, 10 gr di latte, una punta di miele, 1 pizzico di sale, 6 gr di lievito per dolci.Inserire tutti gli ingredienti in un mixer e frullare fino ad amalgamare tutti gli ingredienti: risultera’ una pasta umida e friabile. Trasferire l’impasto su un piano da lavoro leggermente infarinato e raccoglierlo lavorandolo velocemente con le mani. Avvolgerlo, quindi, nella pellicola e lasciarlo riposare per circa mezz’ora.Per la farcia: 1 pera media, ca. 1/2 tazzina di vino bianco, 2 cucchiai rasi di zucchero di canna, ca. 1/2 tazzina di cioccolato fuso.Sbucciare la pera, eliminare torsolo e semi, ridurla a piccoli cubetti e cuocere a fiamma dolce con il vino e lo zucchero di canna per circa dieci minuti: devono ammorbidirsi ma non disfarsi!Riprendere la pasta, dividerla in due parti e tirarle ad uno spessore di ca. 3 mm. Con una forma rotonda (diam. 4 cm) ritagliare dei cerchi di pasta, farcirne una meta’ con i cubetti di pera cotti e un po’ di cioccolato fuso. Chiudere sovrapponendo i dischi di pasta vuoti e sigillare bene i bordi picchiettando con le dita.Adagiare i biscotti su di una teglia coperta da carta da forno, ben distanziati tra loro, cuocere a 180 gradi per 8 minuti.Estrarre subito, trasferirli su di un vassoio e spolverarli con dello zucchero a velo. Con queste quantita' e dimensioni, ho ottenuto 16 biscotti.


CROSTINI CON PROVOLA E POMODORI...ma va laaaaaaaaaaaaaaaaa' !!!