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lunedì 12 aprile 2010

Babà rustico

Tempo di picnic all'aperto, di gite fuori porta, di brunch in terrazza, di festicciole in giardino, di primissime e timide puntatine in spiaggia... ma se anche la sfiga non dovesse consentire nessuna delle amabilissime situazioni appena elencate, voi intanto impastate. E poi a seguire, invitate gli amici che vi stanno più a cuore e regalatevi una serata di quelle lente e sornione, fatte di chiacchiere leggere e protratte all'infinito, bicchieri che si riempiono e svuotano senza più riuscire a tenerne il conto and last but not least... di babà rustico! Che, inutile dirlo, s'affetta più che volentieri e davvero senza ombra di ritegno. E che buono com'è richiede soltanto semplici salumi di accompagnamento e giusto qualche verdurina grigliata che, devo dire, ci sta dannatamente bene, soprattutto se magari fate prima uno strato di ricottina salata... insomma, sarei qui a sperimentare opzioni golose, chè in fin dei conti sarei pur sempre in vacanza!!! :))

Babà rustico

per uno stampo a ciambella da 26 cm di diametro

250 g di farina 00
250 g di farina manitoba
(oppure due patate medie, lessate e schiacciate)
4 uova
120 g di burro morbido
120 g di zucchero
200 ml di latte
2 cubetti di lievito di birra fresco (50 g)
1 cucchiaino di sale

per farcire:
150 g di salame napoletano in una sola fetta
150 g di mortadella in una sola fetta
150 g di emmental a dadini
150 di provolone semi-piccante a dadini
4 cucchiai di pecorino romano grattugiato

per lo stampo:
burro e farina q.b.

Mescolate le farine con il sale (se utilizzate le patate, aggiungetele insieme al resto degli ingredienti), unite il lievito sciolto nel latte con lo zucchero ed iniziate ad impastare. Unite anche le uova leggermente sbattute ed il burro. Continuando ad impastare, incorporate anche i salumi tagliati a cubetti ed i formaggi: dovrete ottenere un panetto omogeneo, ma più umido e morbido di un normale impasto per pizza. Posizionatelo direttamente nello stampo già imburrato ed infarinato, coprite e lasciate crescere al caldo fino al raddoppio (in genere, almeno due ore). Infornate a 180 gradi (forno già caldo) per 40-45 minuti, dovrà risultare gonfio e dorato. Sfornate e lasciate intiepidire prima di porzionare e servire.

martedì 6 aprile 2010

Torta di formaggi piemontesi


Sopravvissuti alla Pasqua e magari anche a tutto il resto (io puntatina a Lisbona, voi?:)), si riaprono le danze culinarie con una ricetta assolutamente immediata e distensiva, per di più fatta d'ingredienti interscambiali e quindi ascrivibile alla sezione "ricette semplicissime ed estremamente furbe", di quelle che ci fanno pure un po' da svuota-frigo... e quindi ecco come ti riciclo la ricotta che doveva diventare la pastiera numero 1.234 e invece sul più bello, chissà perchè, ho preferito rinunciare! :)) E come si suol dire in questi casi, a grande richiesta: un blog, il mio, che sta diventando una sorta di appuntamento del day-after, il giorno prima assaggi ed il giorno dopo, se ti va, ti cerchi pure la ricetta. Trattasi di torta salata preparata proprio di recente per una degustazione di vini Cascina delle Rose, per cui formaggi rigorosamente piemontesi ed un risultato devo dire altamente stuzzicante, acclamato a gran voce da un bel po' di amici... come dicevo appunto: ehi, ma questa qui la trovo sul blog? :)) Per l'involucro esterno, lascerei volentieri la ricetta dell'adorata pasta matta, leggera e docilissima da maneggiare (quella che una volta che la provi, non la molli proprio più), ma aggiungiamo la nota che, in casi di pigrizia estrema, andrà benissimo anche della pasta sfoglia fresca, già pronta! Fateci sapere. ;-))

Torta di formaggi piemontesi

per la pasta:
250 g di farina 00
100 ml di acqua
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
un pizzico di sale

per farcire:
250 g di robiola
250 g di gorgonzola morbido
1 manciata di olive verdi
2 uova
sale e pepe

Impastare tutti gli ingredienti della pasta fino ad ottenere un panetto morbido, compatto e non appiccicoso (aggiungere l'acqua un po' alla volta fino a raggiungere la giusta consistenza). Avvolgere il tutto nella pellicola da cucina e lasciar riposare per almeno 30 minuti. Intanto, lavorare i formaggi con le uova ed un pizzico di sale e pepe, fino ad ottenere un composto cremoso ed omogeneo. Stendere la pasta con il mattarello ad uno spessore di circa 2-3 mm, cercando di ottenere un rettangolo. Stendere la crema di formaggi su metà rettangolo (considerando il lato lungo), completare con pezzetti di olive (chiaramente denocciolate), richiudere a mò di strudel sigillando bene i bordi (passateci sopra i polpastrelli leggermente inumiditi), praticare delle incisioni con la lama di un coltello (così da lasciar fuoriuscire il vapore che si formerà all'interno durante la cottura) ed infornare a 200 gradi per circa 30 minuti o comunque finchè la pasta non risulterà perfettamente dorata e croccante. Lasciar raffreddare completamente prima di porzionare e servire poi a temperatura ambiente... magari con un buon calice di barbera.

giovedì 26 novembre 2009

Pâte brisée au vin, con pesto e lonza (di Paolo Parisi)


E traducendo al volo al volo, pasta brisée al vino. Scovata per puro caso tra le pagine di un blog di dichiarata fede vegana (e che ci facevo poi da quelle parti? boh) per cui, manco a dirlo, niente uova, niente burro e, statene pur certi, assolutamente niente margarina. In realtà, proprio quest'ultima poteva perfino starci, solo che - come si dice - vegano è bene, non nocivo alla salute è pure meglio (si dice così, no?!). A parte questo e, soprattutto, placati i primi, incontenibili entusiasmi (cavolo però, ma quant'è sana stà ricetta! come se non bastasse, impasti e stendi in un attimo e senza nemmeno star lì a rimpiangere quel santo rotolo di pasta sfoglia pronta..), dicevamo, dopo i primi gridolini adolescenziali, c'è venuto in mente che stà cosa qui, in effetti, aveva un non so che di familiare:-). Burro contro olio quindi, a voi la scelta, signore e signori! E nel caso dovesse servire una velocissima idea per la farcitura: un velo di pesto, qualche fettina di lonza (che, davvero, non presentiamo nemmeno più), una grattatina di pecorino e avete fatto.

Per la pasta brisée al vino: 300 g di farina 0, 80 g di olio d'oliva, 120 grdi vino bianco secco (oppure spumante), 1 cucchiaino di sale fino. Impastate tutto fino ad ottenere una massa liscia ed elastica. Stendere molto sottile, farcire a proprio gusto ed infornare a 180 gradi per 30-40 minuti.

English, please!!!

For wine pastry: 300 g of flour 0, 80 g of olive oil, 120 grdi dry white wine (or sparkling), 1 teaspoon of salt. Mix everything until you get a smooth and elastic dough. Roll out very thin, stuffed to taste and bake at 180 degrees for 30-40 minutes.

venerdì 9 ottobre 2009

Pane 'sfogliatella'

Dunque, la questione sarebbe questa qui: metti che, un giorno, t'arrivi l'attesissima newsletter di Gourmet (lo ricordiamo, rivista americanissima, ricette decisamente carine e persino affidabili, tiè), con la parola sfogliatella buttata lì, distrattamente, tra le 6 ricette del mese. Ora, poteva mai la figlia di nostra signora a'scapece, seguono a ruota, o' babbà, a' pizza ca' pummarola ngopp... che devo continuare?! :-) Dicevamo quindi, poteva mai (la sottoscritta) resistere al fortissimo richiamo della sfogliatella?! Anche se qui, in effetti, il dolcino c'azzecca davvero poco o niente, giusto la questione sfogliosità (bè!!!). E invece è piuttosto, anzi, è decisamente un pane. Detto sfogliatella, indovinate un po', perchè sfoooglia (tra le righe: stendete la pasta proprio come spiegato dalla ricetta, sottilissssima! ehm, non come me che causa pane-da-portare-in-tavola-alla-velocità-della-luce, ne ha tirato fuori una roba appena un filo più focacciosa, grrr) e la cosa, manco a dirlo, risulta oltre che deliziosa, assolutamente divertente (e ovviamente coreografica! pranzo della domenica in vista?). Poi, detto tra noi, per la farcitura potreste tranquillamente girarvi in direzione pesto, oppure chessò, senape all'antica, insomma, fatevi venire un'idea e, come sempre, fatece sapè :-)

Pane 'sfogliatella'

per la pasta:

2 pacchetti lievito secco attivo (circa 5 cucchiaini da tè)
1 tazza + 1/4 d'acqua calda (105-115 ° F)
1 tazza + 3/4 di farina "00"
1 tazza e 1/2 semola
1 cucchiaino abbondante di sale


per l'olio aromatizzato:

3/4 di tazza di olio extra-vergine d'oliva
2 cucchiai di paprika
1 cucchiaio di origano secco, sbriciolato
1 vasetto di filetti di acciuga, sgocciolate e tritate finemente


Mescolare insieme il lievito e 1/4 di tazza di acqua calda in una ciotola fino a quando il lievito risulterà sciolto. Lasciar fermentare per 5 minuti. Mescolare la farina "00", la semola ed il sale. Iniziare ad impastare, versare il lievito disciolto e la tazza di acqua residua: otterrete una pasta morbida. Trasferire la pasta su una superficie leggermente infarinata e impastare fino a renderla liscia ed elastica (circa 3 minuti). Formare una palla, avvolgere in un foglio di pellicola trasparente, coprire con una ciotola rovesciata e lasciar lievitare l'impasto fino al raddoppio di volume, circa 1 ora. Intanto, frullare tutti gli ingredienti per l'olio aromatizzato e amalgamare con cura. Preriscaldare il forno alla massima temperatura ed ungere leggermente la leccarda del forno. Sistemare la pasta su una superficie leggermente infarinata e stenderla formando un quadrato di 60 cm di lato (la pasta risulterà molto sottile, aiutarsi eventualmente con della farina aggiuntiva, ma senza esagererare). Condite la pasta con l'olio preparato, lasciando una piccola cornice libera sul bordo. Arrotolare la pasta, porre il lato aperto verso il basso e ricongiungere le due estremità in modo da ottenere una ciambella. Appiattite il tutto con il palmo delle mani (circa 1 / 2 cm di spessore) . Spennellate con un po' d'olio e cuocete per 30 - 35 minuti. Trasferite, quindi, su una gratella e lasciate raffreddare. Tagliare a fette spesse e servire.

venerdì 2 ottobre 2009

Pastilla con ricotta e spinaci

Lo diciamo subito: non è la pastilla originale! E perchè se pastilla starebbe per (come, in effetti, sta!) "fagottino di pasta brick", filo-marocchino (che fa anche rima), con ricca e deliziosa farcia a base di piccione/pollo, cipolle, zenzero... bè, qui di tutto l'insieme, riconosciamo semplicemente l'involucro (croccantissimo e sfoglioso, da leccarsi davvero la punta delle dita una per una). Più che altro, era un'ideuzza che mi frullava per la testa già da un po'. Più che altro, apri il frigo e non riesci assolutamente a trovare il solito, comodissimo rotolo di pasta sfoglia salvatutti, per cui il motto diventa improvvisamente: e se, stavolta, ci salvassimo con la brick?! Prima di far scattare il super domandone... la pasta brick, soltanto farina + acqua, simile alla pasta phillo, ma più leggera e perfino più sottile (ed anche molto più elastica, mi sa che è per questo che la preferisco di gran lunga ;-)), si acquista fresca, stesa in dischi quasi impalpabili, per esempio? Dal solito/plurimenzionato Castroni. Nonchè in quei negozietti specializzati in robine etniche e, uhm, direi... non pervenute altre segnalazioni di sorta (anzi, se magari ci date una mano, grazie!). E l'annosa questione era: si potrà improvvisare nà torta salata, sia chiaro, di quelle semplicisemplici, srotola-farcisci-e-inforna (mentre in sottofondo ci scappa pure il bravabravabrava... a proposito, il geniale papà di cotanto spot??? no così, giusto pe' sapè), con i delicatissimi fogli di pasta brick? Il trucchetto sta nello spennellarli leggermente con dell'olio d'oliva, per poi procedere con una sorta di architettura floreale all'interno dello stampo (foderato con carta da forno): in pratica, sistemate i fogli uno accanto all'altro, accavallandoli come se si trattasse della corolla di una margherita (e come mai mi sento così poco credibile a parlare di fiori? :-)), la cosa importante (in tutto st'accavallamento di fogli) sarà creare una base ragionevolmente robusta in grado di sorreggere tranquillamente il ripieno (perchè le torte salate con la base molliccia, umidina e pure un po' cruda... decisamente no, plz!). Lasciate debordare i fogli di pasta dallo stampo in modo da poterli, poi, ripiegare sul ripieno stesso. Spennellate ancora con un filo d'olio e, se vi va, spargete una manciata di semi di sesamo sulla superficie. Quanto al ripieno, in questo caso qui, siamo davvero sul classico che più classico proprio non si potrebbe... avete presente i vostri cannelloni/conchiglioni della domenica? Insomma, l'inflazionatissimo "ricotta e spinaci", voi, com'è che lo fate? Io, spinaci sbollentati, frullati con sale, pepe, noce moscata e parmigiano, amalgamati ad una buona ricottina fresca (diciamo, a parità di peso), un uovo per legare appena... e abbiamo fatto! In forno a 200 gradi per 20 minuti o, comunque, finchè la pasta non risulterà perfettamente dorata e croccante :-)

mercoledì 29 luglio 2009

Pate à quiche al cumino, [crema di] melanzane e pomodorini confit


1) Come raggruppare tre ricette collaudate e gettonat-issime da stè parti [nell'ordine: la stessa pasta brisée by Felder (stavolta in versione cumino); la stessa crema di melanzane di sempre (con l'aggiunta provvidenziale di uno-due uova perchè... bè, doveva diventare nà quiche o no?!), infine, gli stessi pomodorini confit che, ormai, non presentiamo nemmeno più, tanto li conoscete pure meglio di me].

2) Come tirar fuori (da tutto ciò) un'unica torta salata assolutamente di stagione, decisamente adatta ad un... buffet :-) (e qui, giuro solennemente che abbiamo davvero concluso... assolutamente più nulla da pubblicare!!!).

3) Come fingere di essere i titolari di un blog ad alto, altissimo tasso di cucinamenti quotidiani, nonostante lo stravolgimento fisico e materiale da trasloco (più incombenze varie), ma soprattutto... nonostante le attesissime valige da preparare, l'itinerario gastro-culturale da mettere a punto ;-) e soprattutto, una voglia stratosferica ed irrefrenabile di vacanze. E volevo pure vedè!!!


Torta salata al cumino, con crema di melanzane
e pomodorini confit


(stampo da 24 cm di diametro)

per la pasta:
200 g di farina
5 g di sale
90 g di burro
1 uovo
20 g di acqua
1 pizzico di semi di cumino macinati

per il ripieno:
4 melanzane medie
1 presa di origano
10 foglie di basilico fresco
2 uova
1 spicchio d'aglio
2 cucchiai di Parmigiano grattugiato
1 cucchiaio d'olio extravergine d'oliva
sale e pepe

per la copertura:
ca. 500 g di pomodorini
rosmarino
mentuccia
1 pizzico di zucchero
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Con la punta delle dita, lavorate la farina, il cumino, il sale e il burro (morbido e già tagliato a pezzetti) all'interno di una ciotola: il burro dovrà essere completamente assorbito dalla farina. Unite anche l'uovo e l'acqua ed impastate fino a raccogliere il tutto in una massa liscia ed omogenea. Avvolgete nella pellicola trasparente e refrigerate per 2 ore.
Per la crema di melanzane: bucherellate le melanzane (intere) con uno stuzzicadenti ed infornatele a 180 gradi per ca. 30 min o, comunque, finchè non risulteranno morbide. Estraetele, apritele in due nel senso della lunghezza e, con un cucchiaio, ricavatene la polpa. Tritate quest'ultima con l'origano, il basilico, l'aglio, il formaggio e l'olio. Regolate di sale e pepe. Lavorate il tutto unendo anche le uova leggermente sbattute.
Per i pomodorini: tritate l'aglio e la mentuccia. Lavate i pomodorini, asciugateli, divideteli a metà, sistemateli in una teglia foderata con carta da forno e conditeli generosamente con l'olio, aggiungendo anche l'aglio e la mentuccia, lo zucchero, il sale ed il pepe. Cuoceteli in forno a 160 gradi per circa 50 minuti o, comunque, finchè non risulteranno appassiti ed anche un po' asciutti.
Riportate la pasta a temperatura ambiente e, con un mattarello infarinato, tiratela ad uno spessore di 3-4 mm: utilizzatela per rivestire lo stampo leggermente imburrato. Versate all'interno la crema di melanzane e cuocete in forno già caldo a 180 gradi per 30-40 minuti. Estraete e guarnite l'intera superficie con i pomodorini già cotti. Servite a temperatura ambiente... buonissima anche ben fredda!!!

venerdì 24 luglio 2009

Pane al pesto rosso

Al volo, come ogni venerdì che si rispetti... della serie, ho già messo su il costumino, le ciabattine e, appena posso, scappo (al mare, potendo!)... ricetta semplicissima, ma anche utile, un pane morbidissimo ed estremamente saporito. Al pesto rosso (ovvero, a base di pomodori secchi tritati). E, se ancora non si fosse capito, da preparare veramente al volo, il tempo di porzionare, impacchettare e via... che tanto, quanto a costumino e ciabattine, siete già a posto! ;-)

Per il pane, la solita, collaudatissima ricetta di Alex (quella che se ancora non l'avete provata, davvero, mi chiedo cosa mai stiate aspettando... devo venì io lì a impastà?!), per l'occasione senza semini di sorta, bensì generose cucchiaiate di pesto rosso, da riciclare senza ritegno anche per bruschette, focacce e matasse di spaghetti, linguine... ma sì, fate un po' voi.

Pesto rosso

150 g di pomodori secchi sott'olio
2 grossi spicchi d'aglio
40 foglie di basilico
60 g di grana grattugiato
40 g di pinoli
1 ciuffo di prezzemolo
1 dl di olio extravergine d'oliva
1 peperoncino
sale

Sgocciolate i pomodori dall'olio di conservazione e metteteli nel mixer con l'aglio sbucciato, i pinoli, il formaggio, il basilico lavato ed asciugato, poco sale ed il peperoncino sbriciolato. Diluite con l'olio e frullate. Versate il tutto all'interno di un barattolo, coprite e conservate in frigorifero.

venerdì 10 luglio 2009

Pane, mortadella, mentuccia e pistacchi

Non sia mai detto che, giusto di venerdì, ci si metta a far le cose complicate! Anzi, diciamo che il post casca persino a fagiolo in vista del weekend (vedi alla voce picnic, spiaggia... a voi stabilire un po' la meta). Per il pane, la stessa, collaudatissima (e pan-briochosa) ricetta di sempre (in questo caso, formerete le palline e andrete a posizionarle, ben distanziate, sulla teglia di cottura; 15 minuti di forno saranno più che sufficienti); per farcire, mortadella di Bologna (quella buona) e ricotta di pecora in parti uguali, qualche fogliolina di mentuccia, un filo d'olio extravergine d'oliva (quanto basta ad ammorbidire il tutto), un pizzico di sale e di pepe e giù di mixer fino ad ottenere un composto cremoso. Sul finire, una manciata di pistacchi di Bronte (non salati), qualche colpetto aggiuntivo di mixer per trasformarli in una sorta di granella mooolto approssimativa, amalgamate bene, farcite... e che sia un buon weekend :-)

mercoledì 8 luglio 2009

Pate à quiche al finocchietto, robiola e pesto di erbette

E ovviamente, starei ancora estrapolando... mi sa che s'era ampiamente intuito dal prim(issim)o piano sparato sullo stampo usa-e-getta pronto a portar via... ehpperò, c'è che la quiche, qui, meritava indubbiamente il post! Intanto la base, firmata Christophe Felder, aromatizzata con semi di finocchietto [perchè (sempre se la memoria non m'inganna) da Pizzarium devo aver assaggiato un certo impasto-pizza al quasi impercettibile sentore di finocchietto (in abbinamento alle erbette)... eheheh, ma certo che l'ho assaggiato lì ;-) ], segue a ruota la farcitura a base di robiola (di Roccaverano) con erbette a profusione, opulenza, ma anche freschezza. In più, nota pungente quanto basta a rallegrare lo spirito... ecco, diciamo che secondo me meritava indubbiamente il post! :-)

Torta salata alla robiola e pesto di erbette
per uno stampo da 24 cm di diametro

per la base:
200 g di farina
5 g di sale

90 g di burro

1 uovo

20 g di acqua

1 pizzico di semi di finocchietto macinati finemente

per il ripieno:
300 g di robiola di buona qualità
4 cucchiai di erbette miste (basilico, prezzemolo, maggiorana, erba cipollina, timo, origano)
2 uova
2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
fior di sale
pepe
nero macinato fresco

burro per lo stampo

Con la punta delle dita, lavorate la farina, il finocchietto, il sale e il burro (morbido e già tagliato a pezzetti) all'interno di una ciotola: il burro dovrà essere completamente assorbito dalla farina. Unite anche l'uovo e l'acqua ed impastate fino a raccogliere il tutto in una massa liscia ed omogenea. Avvolgete nella pellicola trasparente e refrigerate per 2 ore. Lavorate il formaggio con le uova leggermente sbattute, unite anche le erbette finemente tritate e tutti gli altri ingredienti della farcitura. Riportate la pasta a temperatura ambiente e, con un mattarello infarinato, tiratela ad uno spessore di 3-4 mm: utilizzatela per rivestire lo stampo leggermente imburrato. Versate all'interno la crema di robiola e cuocete in forno già caldo a 180 gradi per 30-40 minuti. Estraete e, a scelta, sbriciolate altra robiola su tutta la superficie della quiche. Servite a temperatura ambiente.

martedì 23 giugno 2009

La brioche [rustica] di Roberta


COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

Per quest'oggi, il blog si veste di pubblica utilità, limitandosi ad omaggiare (con tutti i vari link e stra-link annessi) una certa ricetta che doveva(voleva) esser presente su di un certo libro, solo che poi non se n'è fatto più nulla e quindi le rendiamo merito noi altri. Qui, oggi.

La ricetta non è mia, non sono io quella che l'ha spedita al cavoletto (etc. etc.), diciamo che la sottoscritta s'è ritrovata ad essere (in maniera del tutto casuale) compagna di passeggiate (quelle con i cagnolini al seguito, ndr) della Roberta del titolo. Ehbbè, può persino capitare di fare amicizia con Precisina, sapete?!
Partiamo dal principio (prometto di stringere... però è carina come cosa): qualche giorno fa, pomeriggio decisamente tardo, raggiungo il parchetto sotto casa, cagnolina rigorosamente al seguito (ovvio, è per lei che vado al parchetto, no?!) e dopo un buon mese e mezzo, re-incontro finalmente la signora della brioche (che fino ad allora era semplicemente Roberta, quella che arriva con l'enorme pastore svizzero tutto bianco, etc etc). E chissà perchè, la signora (della brioche) attacca a parlare del (mio) blog... "ma che cosa carina, pure impegnativa, cioè, tu ogni giorno devi star lì a pensare cosa cucinare" (eh bè sì, sapessi!).
E poi rincara la dose: "i blog di cucina, oddio, ce ne sono così tanti, poi tutti stì nomi golosi, fior di questo, fior di quello (eheheh), comunque il primo che ho conosciuto (quella volta che cercavo non so più che cosa) ricordo fu il cavoletto di bruxelles" (ma dai?!), "anzi, chissà com'è finita la storia del concorso, sai le ricette da picnic per il suo libro".
Vabbè, è finita che Roberta non è tra i vincitori, ma visto che stanno comunque raccogliendo tuttetuttetutte le ricette in gara, con enooorme spirito di sacrificio, ho gentilmente impastato, cotto, fotografato ... e già che c'eravamo, ieri sera, avremmo anche gustato il tutto con tanto di sorellina, cognato e cuginetto in vacanza-premio dall'isolotto. Tra i commensali fioccavano assonanze con il casatiello di noi altri, mooolto più leggero però. Io aggiungo: semplicissima da preparare (ma che brava che è la mia planetaria!), molto saporita - tipo che al prossimo giro al lago, impacchetto e infilo nel cestino, sic - ammetto d'aver esitato un istante sulla quantità di lievito, ma poichè ero soltanto una mera esecutrice, ho inghiottito i miei (ri)bollenti spiriti e, devo dire, risultato notevole. Grazie Roberta, non foss'altro per la fiducia ;-)

Brioche rustica con mortadella e gruviere
stampo ad anello da 24 cm di diam.

350 gr di farina 00
100 gr di gruviere a dadini
100 gr di mortadella a dadini
50 gr di burro fuso
3 uova medie
1 cubetto di lievito di birra fresco
1 cucchiaio di zucchero
1 pizzico di sale
burro per lo stampo

Sciogliete il cubetto di lievito in mezzo bicchiere d'acqua tiepida ed unitevi lo zucchero e 50g di farina; lasciate lievitare per una mezz'oretta. Aggiungete via via gli altri ingredienti (formaggio e mortadella alla fine), formando una pasta morbida. Versate l'impasto direttamente nello stampo imburrato e infarinato e lasciate lievitare per circa 1 ora e 1/2 (dipende molto dalla temperatura, nel mio caso in poco meno di un'ora era già raddoppiato e pronto da infornare). Cuocete, quindi, in forno già caldo a 160°C per 20-25 minuti (nel mio caso, forno a gas a 180 gradi, per 25 minuti; dovrà risultare bello gonfio e dorato, magari fate anche la prova stuzzicadenti). Sfornate, lasciate intiepidire su una gratella (o fate raffreddare completamente) e servite.

venerdì 19 giugno 2009

Cake alle melanzane, versione estate 2009


E volevo vedere che mi facevo mancare proprio il cake (salato) col vestitino estivo... anzi, direi pure a fagiolo: ehbbè, domenica inizierebbe ufficialmente l'estate (ah!), quindi, nel caso dovesse scapparci la classica festicciola all'aperto, quella beneaugurante e del "mammachebellal'estate" (lo so! sembro un po' il puffo quattrocchi, sinceramente mi auguro soprattutto che scendano le temperature), voilà: ideuzza sfiziosa, saporit-issima, ma anche pratica e veloce (trend classico, insomma :-)). E mi trovate anche particolarmente arzilla sull'argomento perchè... diciamo pure che il cake ha convinto parecchio! A metà strada tra una caponata (possibilmente in versione Jajo/LaMantia) ed una mousse/caviar d'aubergines, profumo decisamente destabilizzante, morbidezza stre-pi-to-sa [a proposito il liquido/grasso del giorno è nient'altro che panna fresca (punto! niente olio/burro)], interessantissime le piccole note croccanti (pistacchio!) sparse nella mollica... e mi sa che puffo quattrocchi si dà pure na' calmata :-) .
Buon weekend beneaugurante a tutti!!! :-)

Cake alle melanzane
stampo per plumcake da 18 cm

1 melanzana media
1 spicchio d'aglio
4 foglie di basilico
4 foglie di menta
1 piccolo rametto di origano fresco
1 piccolo rametto di timo fresco
250 g di farina 00
2 uova medie
130 g di panna fresca
10 g di lievito in polvere (per torte salate)
1 cucchiaio di pecorino grattugiato
ca. 30 g di pistacchi al naturale
sale e pepe

Lavate e asciugate la melanzana, bucherellatela con uno stuzzicadenti, posizionatela su una teglia foderata con carta da forno e cuocete a 200 gradi per circa mezz'ora (toccandola, dovrà risultare decisamente morbida). Estraete, incidetala verticalmente in modo da aprirla in due parti e, con un cucchiaio, prelevate la polpa interna. Frullate quest'ultima unendo anche l'aglio, gli aromi, il sale ed il pepe e, quando il composto sarà già perfettamente omogeneo, unite anche i pistacchi: frullate ancora un po' in modo da spezzettarli appena. Separatamente, montate le uova fino a renderle gonfie e spumose (circa 10 minuti), unite quindi la panna, la purea di melanzane, la farina setacciata col lievito ed il pecorino. Amalgamate con cura utilizzando un frusta a mano (movimenti circolari dall'altro verso il basso), versate nello stampo foderato con carta da forno bagnata e strizzata e cuocete a 180 gradi per circa 45 minuti. Estraete, lasciate raffreddare completamente, quindi affettate e servite così com'è oppure accompagnando con salumi e formaggi misti.

giovedì 30 aprile 2009

Cake salato al latte fermentato (e fa anche rima)


Sul blog dovrebbero essere già comparsi... uhm, vediamo... uno, due, tre, quattro cake(s) salati. Solo? Strano, visto che si tratta del salva aperitivi/cibo da asporto/sostituto del pane più gettonato di casa-Precy: amore, mi sa tanto che faccio un cake! Ed oltre a piacermi decisamente l'articolo in sè... mollica umida, profumata, anche un tantino unta, crosticina dorata e croccante... adoro il fatto di poter giocare con farine, frutta secca, spezie, ma anche verdura, ortaggi e quant'altro. Per l'appunto, recentemente mi si accusava di non ripetere mai la stessa ricetta (ed a quanto pare, in famiglia, qualcuno tenderebbe anche ad affezionarsi ai piatti particolarmente riusciti): bè, il cake salato, per quanto mi riguarda, rappresenta un ottimo compromesso tra ripetizione e novità. Ecco.

E stamattina, mi sembrava oltremodo sensato, augurare un fantastico e rilassante ponte del primo maggio, con una pillola decisamente idonea ad un picnic fuori porta (ed a chi dovesse decidere di restarsene comodamente a casa). Ecco a voi, il cake numero 5 di casa-Precy, stavolta, in versione extra-morbidezza... grazie all'utilizzo del latte fermentato/latticello in luogo del latte intero classico. E senza un solo goccio d'olio/burro! Semplicemente meraviglioso: in effetti, avevo sempre sentito parlare delle meraviglie del latte fermentato (sbirciando con occhio curioso la suocera tedesca, avvezza a deglutirne litri su litri a mo' di bevanda dissetante/terapeutica) e sapevo degli impasti morbidissimi che restano tali per più e più giorni. Tutto vero e come dicevo... una cosa semplicemente meravigliosa!

Tornando al cake, anzi ai cake(s) salati in genere... trovata una valida ricetta di base, potremmo tranquillamente decidere di non cambiarla più (facile a dirsi!), limitandoci a giocare con i famosi ingredienti intercambiabili... sembrerebbero una specie di muffin in formato gigante, vista la proporzione 1 a 1 tra ingredienti umidi ed ingredienti secchi (magari, con una leggera tendenza ad eccedere in quelli umidi... e per chi avesse inziato a leggere soltanto adesso, ricordo che stiamo parlando di cake e non di raccolta differenziata, ndr). Ma a differenza del muffin, qui si monta eccome, le uova che raddoppiano di volume, etc etc... e si amalgama il tutto alla perfezione. Per quanto riguarda gli optional del giorno: erba cipollina (vi ho detto delle piantine sul balcone?) ed una crosticina di sesamo assolutamente deliziosa. Buon ponte a tutti!


Cake salato al latte fermentato,
con erba cipollina e semi di sesamo

stampo per plumcake da 18 cm

1 uovo medio (ca. 50 g)
200 g di latte fermentato (latticello/buttermilk)
2 cucchiai abbondanti di erba cipollina fresca, tritata
200 g di farina 00
8 g di lievito per torte salate
1 presa di sale
semi di sesamo
burro per lo stampo

Sbattete l'uovo ed il latte fino ad ottenere un composto decisamente spumoso. Continuando a sbattere, incorporate anche il sale e l'erba cipollina. Setacciate la farina con il lievito e, un cucchiaio alla volta, uniteli al composto umido aiutandovi con una spatola: eseguite movimenti circolari dall'alto verso il basso, fino ad ottenere una massa omogenea senza più tracce di farina sparse in giro. Imburrate lo stampo, cospargetelo interamente di semi di sesamo (base e pareti, in modo da ritrovarvi una simpatica crosticina tutt'intorno al cake), versate l'impasto e cuocete a 180 gradi per 40 minuti, finchè risulterà gonfio e dorato.

martedì 28 aprile 2009

Di piade e pesto d'erba cipollina


Uhm... che la visita al kebabbaro di Porta Pia m'avesse lasciato la voglia (di pitta arrotolata)?! Spiego: ci siamo state qualche giorno fa a pranzo, io e l'amica blogger di cui ieri. Il posto carino (essenziale=carino), i tipi simpatici e... può persino succedere di dimenticare la macchina fotografica a casa! Per cui, brevissimo resoconto esclusivamente verbale, anzi, giusto un dettaglio. Il kebab, come lo servono lì: versione 1, prendi e mangi al volo... e ti ritrovi tra le mani un kebab proprio come siamo, normalmente, abituati a pensarlo (quindi, tronchetto di pane-pitta, ben arrotolato, farcitissimo, debordante di salsine speziate...); versione 2, ordini e mangi seduto comodamente al tavolo, discutendo sulla possibilità di fondare gruppi d'acquisto Metro (interesserebbe a qualcuno dividere la tonnellata, grammo più grammo meno, di carta paglia... in modo che, al prossimo fritto, tutti con i simpatici coni/coppitielli stile friggitoria?!). Ed in questo caso qui (seduto al tavolo), ti spetta il kebab destrutturato: piatto, tanta carne (nel mio caso pollo, molto saporito davvero), salsine a parte e... a parte anche i rettangolini di pane-pitta. Un po' come il cestino del pane di noi altri. Nooo, ci siamo rimaste malissimo! Anche perchè il kebab, mangiato così, ha un non so che di goffo! O magari le goffe eravamo noi... sta di fatto che appena m'è capitata tra le mani una banalissima piada (confezionata, ma del tipo artigianale :-)) ...mò t'arrotolo io :-))

Con un'interessante idea-farcitura... un non so che di montagna, decisamente selvatico, piacevolmente pungente. Ed il non so che in questione è, per l'appunto: prosciutto di capra e cubetti di fontina d'alpeggio... e così avremmo scoperto che la fontina non è soltanto un banale formaggio piuttosto economico, da far sciogliere languidamente, sapore neutro da morire... tornando invece alla piada, concludiamo il tutto con un'irriverente spalmatina di pesto d'erba cipollina, giusto per inaugurare l'assortimento di piantine aromatiche 2009, versione al balcone :-) ...ero abituata alle siepi ischitane, sparse in giardino anche in maniera piuttosto selvaggia, ma credo di potermici ugualmente abituare, tutto considerato :-)

Pesto d'erba cipollina
per due persone

1 mazzetto di erba cipollina fresca
50 g di ricotta
1 manciata di pinoli tostati
1 cucchiaio di Parmigiano grattugiato
2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
1 pizzico di sale grosso
pepe

In un minipimer, riunite l'erba cipollina (lavata, asciugata e tagliuzzata grossolanamente), la ricotta, i pinoli, il formaggio, il sale, pepe a gusto ed iniziate a frullare. Aggiungete anche l'olio a filo, sino ad ottenere una crema di consistenza mediamente fluida. Utilizzate per farcire crostini, tramezzini, sandwich e quant'altro. Potete anche riporre il tutto in un barattolo a chiusura ermetica e conservare in frigorifero per qualche giorno oppure congelare.

AGGIORNAMENTO!!!

Per chi volesse procedere con dell'artigianalissimo pane-pitta fatto in casa, inserisco la ricetta consigliata da Acquaviva (potete trovarla anche nei comments di questo post):

- mescoli 200 gr. di farina 00 con 200 gr. di semola di grano duro e 1 pizzico di sale;

- sciogli 15 gr. lievito di birra fresco in 240 gr. di acqua tiepida;

- aggiungi gradualmente alle farine nell'impastatrice lavorando per 3 minuti, regolandoti poi di acqua o farina in modo che l'impasto sia liscio e non appiccicoso;

- dividi in 8 panetti grossi come un pugno e fai lievitare coperti per 10 minuti;

- stendi in cerchi spessi 6 o 7 mm. e lasci lievitare di nuovo, coperti, per un'oretta;

- cuoci su una piastra o in una padella antiaderente bollenti per poco più di un minuto per lato.
P.S.: grazie A.!!!

venerdì 24 aprile 2009

Croque monsieur di panettone


Sì vabbè... si fa presto a dire croque monsieur! Niente groviera grattugiata, niente prosciutto cotto... detto tra noi... non credo abbia propriamente una faccia da toast. Piuttosto, se ne sta languidamente appollaiato in un bicchiere e... come se non bastasse, niente pane in cassetta, bensì tranci di panettone artigianale... e magari sarebbe il caso di fare un annuncio:

"nel prossimo futuro, potrebbe accadere che la sottoscritta vi sottoponga un po' di cosine, in qualche modo, legate alla categoria panettoni/colombe/facacce/biscotti"... e la ragione è presto detta, a quanto pare c'è chi si diverte un mondo nel vedermi arrovellare alla ricerca di idee carine, abbinabili (appunto) a questa determinata tipologia di prodotto di pasticceria. Per cui... panettoni, colombe, focacce dolci (lievitazione naturale, accurata selezione degli ingredienti... ne accennavo già qui), con la prova provata di quante (intriganti) preparazioni, più o meno complesse, possano effettivamente girare intorno ad un panettone. E se vi dicessi che i signori in questione, alle degustazioni, ci fanno persino gli gnocchi?! Tra l'altro, basterebbe guardare appena un po' più in là per notare, ad esempio, quanto i francesi siano amabilmente avvezzi alle preparazioni salate corredate di pain d'épices, brioche et similia.

E guarda caso, l'idea di base è decisamente francese... ed è il croque monsieur al bicchiere (quello vero!) adocchiato esattamente qui. Ma nella versione taroccata... fuori gli ingredienti canonici e dentro l'inossidabile binomio mozzarella+acciughe. Il croque partenopeo! Per chi fosse sul punto di chiederlo... il dolce del panettone (che non è, poi, così dolce) esalta e magari accentua la sapidità degli altri ingredienti, un risultato davvero interessante, soprattutto a livello emotivo. A patto che siate cresciuti reggendo, da una parte, il classico crostino da friggitoria, quello farcito con alici, mozzarella, passato nell'uovo e poi fritto... e dall'altra, bè, dall'altra parte eravate impegnati ad avvolgere spaghetti aglio, olio e peperoncino, rigorosamente corredati di acciuga, uvetta e pinoli :-) In chiusura, proprio un attimo per segnalare anche il divertentissimo dettaglio dell'origano croccante, questo qui: aroma a parte, piacevolissimo il gioco di consistenze. Un croque, davvero, tutto da ridere :-)

Croque monsieur al bicchiere
con panettone,
alici e mozzarella

panettone classico all'uvetta (senza canditi)
mozzarella di bufala
filetti di acciuga sott'olio
pecorino grattugiato
origano croccante
pinoli
fior di sale
pepe

Affettate il panettone ad uno spessore di circa 1 cm, eliminate la crosta (mettete da parte) e, con un taglia-pasta dello stesso diametro dei bicchieri, ritagliate dei dischi. Nei bicchieri (adatti alla cottura in forno), alternate dischi di panettone, fette di mozzarella (non proprio freschissima), filetti d'acciuga sgocciolati, pinoli tostati, un pizzico di sale e di pepe ed un po' d'origano. Eseguite almeno due strati di tutto, terminando con del pecorino grattugiato. Passate in forno a 180 gradi per circa 15-20 minuti (la mozzarella dovrà sciogliersi completamente). Tritate la crosta del panettone, tostatela in una padella antiaderente e spargetela sulla superficie dei bicchieri. Passate al grill per due minuti e servite caldo.

martedì 13 gennaio 2009

I pizzi leccesi... che si fecero cake :-)


Ovvio che, questa, me la sono inventata! Il pizzo che si fece cake :-) eppure, se ci fate caso... mettiamola così: pomodori, cipolle ed olive nere! Se ne avete, decidete pure con calma... perchè, appunto, potreste farci dei deliziosi pizzi leccesi oppure reinterpretare il tutto a suon di cake! Gli ingredienti peculiari sono questi e ci sono tutti, da qui la mia associazione d'idee (ho notato che, ultimamente, tendo ad associare parecchio!!!). Più che altro, mi ritrovo spesso con la necessità/desiderio di portare in tavola qualcosa che possa essere ricollegato ad un avvenimento della giornata o, comunque, ad un periodo particolare... sentimentalmente parlando! Ed ecco che ritorna, ancora, la mia cara Ada e tutta la sua terra, una terra arida quanto prospera, strana magia quella salentina!!! Ed era, appunto, con Ada che, qualche giorno fa, mi dilettavo in un simpatico/nostalgico scambio di messaggi, i saluti, gli auguri... ed un'incredibile voglia di passare a salutarla, presto. Anche per tornare a fare incetta di tutti quei prodotti sacri verso i quali, lei, aveva saputo magistralmente indirizzarmi. In pratica, la prima colazione, quella di Ada, era una sorta di degustazione... serviva a decidere cosa dovevo assolutamente portarmi dietro da quella terra così generosa! E sarà che m'è tornata in mente una scena in particolare... di come Ada scoprì che i tedeschi (ndr: rappresentati all'unisono da mio marito), la prima colazione, la preferiscono salata! Lei mortificatissima, con la (sua bellissima) torta pasticciotto appena sfornata, i biscotti al vino salentino... il giorno dopo, manco a dirlo, era stata prontamente predisposta l'alternativa salata, solo che... oddio, ma in questo pane c'è la cipolla, ma chi mangia cipolla di primo mattino?! Bè si, come tipo di pane sarà anche un tantino impegnativo, resta il fatto che i pizzi leccesi sono assolutamente deliziosi, da provare (vivamente in loco)! A proposito, qualche leccese di buon cuore... potrebbe a questo punto spiegarmi perchè ci tengono così tanto ad arricchire le tasche di dentisti & co.? Eh, almeno avvisate: attenzione, olive con tanto di nocciolo all'interno, pericolo pericolo!!! Comunque, dopo tutto questo bel rivangare... l'altra sera c'era da preparare una cenetta veloce, di quelle per le serate in stile home-cinema, qualcosa di pratico, aboliti piatti e posate... la gente normale si sarebbe fatta un panino, ma da queste parti si respirava il salento per cui :-) ...

...giusto due parole sul vino: per la preparazione del cake (ma di qualsiasi altra pietanza in genere), cercate di utilizzare lo stesso vino che berrete amabilmente dopo, spiluccando tra una chiacchiera e l'altra. Quindi sì, scegliete un vino buono... che sul vino davvero non vale la pena risparmiare, ne va della salute, altro che facili snobberie gourmand!!! Ed a proposito di vino, vi lascio un indirizzo molto interessante scoperto di recente: un'enoteca, posticino davvero carino, sorprendentemente fornito, anche i prezzi... felicemente assortiti, ben fatto insomma! Tra l'altro, non solo vini, ma anche champagne... per quei nostri famosi aperitivi un po' così :-) E visto che non si beve mai a stomaco vuoto (nel caso non aveste il cake per scaldarvi i succhi gastrici), vi consiglio caldamente anche un giretto in reparto gastronomia... sarà che, al momento, ho una fissa pazzesca per tutte queste cosine da abbinare ai mie amati formaggi, yum! E se (magari) gestite un blog, non tralasciate la sezione dedicata... della serie, ricchi premi e cotillons!!!

Cake salato con cipolle, pomodoro ed olive
stampo per plumcake da 20/22 cm

1 cipolla media
50 g di olio extravergine d'oliva
50 g di acqua
25 g di vino bianco secco
1 cucchiaino (raso) di zucchero
3 uova medio-piccole
20 olive nere (da denocciolare)
2 cucchiaini (rasi) di sale
220 g di farina 00
80 g di passata di pomodoro
8 g di lievito per torte slate
1 cucchiaino raso di bicarbonato
1 pizzico di peperoncino

In un tegame, lasciar rosolare dolcemente la cipolla finemente tritata, inizialmente con l'olio ed aggiungendo, poi, anche l'acqua, il vino e lo zucchero: il tutto, dovrà trasformarsi in una sorta di cremina (circa 15 minuti di cottura). Spegnere la fiamma e lasciar intiepidire. Intanto, sbattere le uova, con il sale ed il peperoncino, fino a renderle ben spumose. Continuando a sbattere, unire anche le olive denocciolate e tagliate a metà, la passata di pomodoro, la 'crema' di cipolla (con tutto il suo condimento) e la farina setacciata con il lievito. Infine, incorporare il bicarbonato. Versare il tutto in uno stampo foderato con carta da forno e cuocere a 180 gradi per circa 35 minuti o, comunque, finchè il cake non risulterà bello gonfio e dorato.

giovedì 18 dicembre 2008

Pizza di scarole


Piccolo senso di colpa! Sarà il natale, boh, i bilanci di fine anno, i buoni propositi per il futuro... resta il fatto che, di tutte le cose belle che mi son state dette-scritte a proposito della mia isoletta verde, quasi quasi, potrei scriverci un libro: oddiooo, ischia che bellaaa... nooo, ma sei proprio di ischia ischia (cioè, in che senso? guardate che gli ischitani esistono eh, tutta gente normale)... ohhh beata te, ma come hai fatto ad andartene da lì (col traghetto? ihihih, cinica!). E questo sarebbe, in sintesi, il contenuto dell' ipotetico libro, "diario di un'ischitana ingrata ed irriconoscente"!!! Naturalmente, non sono nè ingrata, nè irriconoscente: più che altro, si tratta di precisare (soltanto) che il giudizio di chi, ad ischia, c'è stato in vacanza, giusto una settimana, magari a giugno (oddiooo, che bella ischia a giugnooo!!!), no, non è un giudizio attendibile, almeno non esaustivo, ecco! Detto ciò (sììì, certo che ischia è bella, è bellissima, ne parlo troppo poco, lo ammetto), forse un po' per dare a cesare quel che è... mettetevi comodi, ho in mente di raccontarvi la vigilia di natale ischitana. Una cosa carinissima davvero, soprattutto se, come me, siete tra quelli che... adorano l' attesa! Quell'atmosfera particolarissima ed inebriante, come se stesse per accadere, di lì a poco, qualcosa di veramente magico! In realtà, da un certo punto in poi, tutto inizierà a scorrere alla velocità della luce, scivolando via tra pranzi, regali ed allegre tombolate a suon di roccocò che si spaccano sotto i denti. Quindi, direi, godiamoci l'attesa. Il più possibile. E sull'isoletta, devo dire, è già da un po' che si son dati una ricca svegliata in tal senso, organizzando l'attesa proprio lì in strada, nelle piazze, sul porto. S'inizia di buon mattino, con il mercato del pesce. Poi sfilate, artigiani vari... e piccole occasioni mangerecce davvero divertenti. Street-food all'ischitana, versione natalizia: pizza di scarole, capitone fritto, baccalà, insalata di rinforzo, dolci tipici (il tipico menu napoletano, quello dell'attesa appunto). Il tutto da spiluccare nel piattino di carta, andandosene in giro, curiosi, tra chioschetti, bancarelle, il tipo che frigge le zeppole, presepi artistici... e facendo anche un po' mente locale sulla situazione-regali, così se t'accorgi che ne manca ancora uno (sempre il solito), lì di sicuro riesci a rimediare qualcosa! Poi, ad un certo punto, s'inizia a guardare l'orologio, il pomeriggio è ormai bello che andato, l'adrenalina sale, ci si saluta, bacini, bacetti, i migliori auguri che uno si possa mai immaginare e via... qualcuno dovrà soltanto passare per casa, cambiarsi, raccogliere tutti i regali e dirigersi, armato di panettone e spumante, a casa del parente di turno (sempre il solito), quello che si sacrifica e che, mi spiace per lui, si sarà perso l'attesa!!! Ah, dimenticavo: tutte stè carinerie, la sottoscritta (quest'anno) finirà per saltarle a piè pari, hhoopp. Non perchè sia un'ingrata, ma perchè, semplicemente, causa-lavoro, s'arriverà sull'isolotto più o meno all'ora di cena. E quindi, per l'attesa, ci siam dovuti arrangiare da qui...

La pizza di scarole della Vigilia

per la pasta:
600 g di farina 00
15 g di sale
300 ml di acqua tiepida
25 g di lievito di birra fresco
2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva

per farcire:
2 cespi di scarola liscia (indivia)
200 g di olive nere di Gaeta
50 g di capperi
100 g di uvetta
1 manciata di pinoli
6 filetti di acciuga sott'olio
1 cucchiaio di pecorino grattugiato
2 spicchi d'aglio
olio extravergine d'oliva
peperoncino macinato
sale

Mischiare la farina con il sale. Separatamente, sciogliere il lievito nell'acqua ed incorporarlo, quindi, alla farina. Iniziare ad impastare, aggiungendo anche l'olio e, se necessario, ancora un po' d'acqua in modo da ottenere un panetto omogeneo, compatto ed elastico. Ungerlo leggermente d'olio e lasciarlo lievitare, al caldo, per circa un'ora (dovrà raddoppiare). Intanto, in un ampio tegame, scaldare dell'olio e rosolarvi l'aglio (in camicia), il peperoncino ed un paio di filetti d'acciuga (che, naturalmente, si scioglieranno rilasciando tutto il loro sapore). Pulire i cespi di scarola, sfogliarli, eliminare le foglie più esterne e lavare tutto il resto sotto l'acqua corrente. Sgrondare leggermente e versare il tutto nel tegame avendo cura di insaporire bene la verdura nel soffritto. Eliminare l'aglio, coprire e lasciar cuocere, a fiamma dolce, finchè la scarola non risulterà morbida. Unire, quindi, le olive denocciolate (a mano), i capperi dissalati, i pinoli, i restanti filetti d'acciuga spezzettati ed il pecorino. Salare con moderazione. Insaporire bene il tutto, spegnere e lasciar raffreddare. Riprendere la pasta lievitata, suddividerla in due parti e, con ciascuna di esse, formare un lungo cordone che andrà, poi, appiattito a mo' di rettangolo (aiutarsi con un po' di farina). Farcire, quindi, ogni rettangolo con la verdura preparata (attenzione a sgrondarla ben bene dall'eventuale acqua di vegetazione presente sul fondo del tegame). Richiudere i rettangoli sigillando bene l'apertura, sistemarli uno accanto all'altro sulla teglia del forno coperta da apposita carta (oppure all'interno di una grande teglia, leggermente unta) ed avvolgerli a spirale (formando la classica chiocciola). Lasciar lievitare per mezz'ora circa. Cuocere, quindi, a 200 gradi (forno già caldo) per circa 40 minuti.

*la storia del rettangolo farcito e la forma 'a chiocciola', più che altro, trovo siano un'ottima soluzione per bloccare il ripieno all'interno della pasta; poi, è bella da vedere ed anche comoda da porzionare e servire. In ogni caso, potete optare per la forma classica: pizza ripiena, pasta-ripieno-pasta!!!

giovedì 11 dicembre 2008

Cake salato al vino... dove eravamo rimasti?


Dunque, eravamo rimasti... alle seratine con gli amici, quelle per scambiarsi gli auguri, i regalini, etc etc... e stavolta, idea salata! Per coloro che, folgorati dallo spirito di condivisione che il periodo impone (a proposito, ma vi stanno chiedendo di fare beneficenza, praticamente, da ogni lato... ehiii, ma è nataleeee, sgrunt), dicevo, per coloro che si sono lanciati in un generosissimo daaai, v' aspettiamo per cena, mangiamo qualcosa insieme, giusto una cosina, solo per (il piacere di) stare insieme! Eheheh, prima di pensare seriamente di tagliarvi la lingua (per evitare altri slanci futuri): avete mai pensato alla soluzione cake salato?! Contornato di salumi, patè, noci, caldarroste, ma anche fettine di pera, leggermente rosolate in padella, con giusto due gocce di burro e miele? Noooooooo?! Eppure, v'assicuro, piace a tutti (e, stranamente, tende facilmente a lasciare gli altri cooolmi di meraviglia, soprattutto se ve lo personalizzate giusto un pelo). La ricetta di base rispecchia (per quanto mi riguarda) il famoso concetto-muffiniano, ovvero peso-dei-liquidi=peso-dei-secchi (mi riferisco agli ingredienti, s'era capito?!), due contenitori diversi, poi s'incorpora, ma senza montare... insomma, la sapete la storia, dai che la sapete! E su questa ricetta di base, se il vostro cervellino ne ha assolutissimissimamente bisogno, potreste pensare di starvene un po' lì a giocare con i sapori, i colori... sentite i miei: funghi porcini (vabbè, fin qua...), formaggio in crosta d'uva passita (ebbene si) e, quasi scontato, vino rosso! Ah, di vino, ne basta poco, quindi (please) prelevate questo poco da quella bottiglia buona buona che poi potrete tranquillamente tracannare come degno accompagnamento per tutto il resto, ecco! Cake avvinazzato quindi? Della serie, altro che concentrazione per partite a monopoli, tutti un po' hip hip... ma nooo, l'alcol col calore evapora e vi resterà quel profumino delizioso e avvolgente della vendemmia, ce l'avete presente?!

Cake salato con porcini e formaggio all'uva
stampo per plumcake da 18 cm

3 uova (ca. 150 g)
25 g di olio extravergine d'oliva
25 g di vino rosso
200 g di farina 00
200 g di formaggio all'uva passita*
20 g di funghi porcini secchi
8 g di lievito per torte salate
1 cucchiaino (raso) di bicarbonato
1 pizzico di cumino
1 manciata di pinoli
sale e pepe

Lasciate rinvenire i funghi in acqua tiepida, per circa mezz'ora. In un recipiente, sbattete leggermente le uova con l'olio ed il vino. Unite, quindi, i funghi (scolati, ma senza strizzarli) ed il formaggio tagliato a pezzetti. Separatamente, setacciate la farina con il lievito, unite anche il bicarbonato, il cumino, una presa di sale ed una (o più) di pepe. Unite, quindi, i due composti ed amalgamateli quanto basta, senza montare. Versate il tutto nello stampo, ben imburrato e cosparso di farina, decorate con i pinoli e cuocete in forno già caldo a 180 gradi, per 35-40 minuti. Servite appena tiepido oppure a temperatura ambiente!

*Il formaggio all'uva passita (golden gel), origini tirolesi, potete trovarlo qui... e vi dò la mia parola che, assolutamente, vale la pena assaggiarlo, una volta nella vita. Magari prima così com'è, al naturale e poi... bè, potete anche pensare d'infilarlo in un cake :-) Di che sa? Uhm, ha un gusto che ricorda il gorgonzola (quindi, se proprio volete sostituirlo con ciò che avete già in frigo, passi pure). Però v'avviso: vi perderete un'incredibile crosta d'uva passita, il colore particolarissimo, ma soprattutto l'aroma! Sono una grandissimissimissima appassionata di formaggi, si sarà vagamente intuito, ma ancora una volta ci sono rimasta di stucco, tipo apparizione (che poi, dato il periodo...)! E lo dovevo dì!!!

Già che ci sono, vi regalo pure la colonna sonora: canzoncina molto gettonata da queste parti, non perchè siano miei corregionali, ma perchè (bisogna riconoscerlo) è un gran bell'arrangiamento (tutto il resto ce l'ha messo john lennon, capirai). Na' cosina da canticchiare, zompettando e battendosi pure la mano sul petto per portare meglio il tempo, come fanno loro :-) Per chi si stava, appunto, chiedendo... ma che fine hanno fatto i Neripercaso??? Eccoliii!!!

E se, invece, vi sentite vagamente malinconici... che poi mi chiedo, ma come si può essere tristi di sti' tempi, dopo essere passati di qua, per giunta... mah, magari l'albero non è venuto esattamente come speravate, i biscotti alla cannella sanno troppo di cannella, ecco, oggi servizio completo: beccatevi pure quest'altra (anche qui, arrangiamento, bello bello! il resto... ce l'ha messo modugno)!!!

venerdì 5 dicembre 2008

Brezel... per quel culatello lì!


Mettiamola così: avrei fatto un certo numero di acquisti sfiziosi... diciamo pure particolari e magari sì, azzardiamo addirittura chic (come fa un certo omin pepato, ogni volta, bè, che si casca sull' argomento)! Vabbè dai, ci siamo capiti... il frigorifero di casa, al momento, è zeppo (ma wooow, esclama sorpreso qualcuno della ciurma) di tutt'una serie di robine ad alto, altissimo tasso di gourmetitudine!!! La quale robina andrebbe consumata lentamente, un po' alla volta, ma mica tanto, visto che parliamo pur sempre di prodotti freschi, per cui... uhm, mi rendo conto che il tutto suona un po' da invito a cena, ma il punto è un altro: dedicare una ricetta ad hoc ad ognuno di questi fantastici prodotti... eh, facile a dirsi! Vi è mai capitato di starvene lì in cucina, con l'oggetto dei desideri appoggiato sul tavolo, in totale ammirazione-contemplazione... parla, ma perchè non parli?! Davvero non vi è mai capitato? Uhm! Ci terrei, però, a puntualizzare che mi succede soltanto quando ho tra le mani una materia prima davvero notevole: mi esalta e mi spaventa al contempo... lei che, davvero, ha bisogno di così poco, null'altro forse! Per cui, prima di procedere con manipolazioni varie (che ci saranno... eccome se ci saranno), avrei pensato d'iniziare a gustare un paio di articoletti... così come sono, sic et simpliciter! E fu così che ne scaturì la classica cena fredda, vabbè, detto così... e invece stiamo parlando del signor culatello (inchino)! Nel mio caso, di quello classicamente affettato e, come se non bastasse, anche di un certo salamino, sempre di culatello (che assaggio per la prima volta)! E giusto per evitare commenti molesti... "oggi non hai avuto tempo di cucinare?" ...ecco, avrei pensato all' accompagnamento! Brezel!!! Per chi non li conoscesse, trattasi di focaccine tedesche piuttosto dense, piuttosto salate, con la tipica forma a fiocco... esatto, proprio quelle che vi salutano non appena mettete piede all'areoporto di Monaco (o giù di lì)! Ma non solo in aeroporto, è chiaro: ogni bar della bavaria che si rispetti deve averle, per forza! In generale, si trovano facilmente anche in altre regioni (più al sud che al nord però, decisamente). E vanno spiluccate col boccale di birrozza, quello da un litro... giuro solennemente di aver visto con i miei occhi (più di) un bavarese fare colazione in questo modo!!! Noi altri, dallo stomaco delicato, immagino potremmo felicemente filarcele per uno spuntino alternativo o magari al posto del pane, per una classica cena fredda, quella con i salumi buoni!

Brezel

450 g di farina 00
20 g di lievito di birra
1 cucchiaino di zucchero
3 cucchiai di bicarbonato
3 cucchiaini di sale fino
1 manciata di sale grosso
acqua

In una ciotola, lavorate 100 g di farina, 100 g di acqua, il lievito e lo zucchero (aiutatevi con una forchetta): risulterà una pastella molto fluida e liscia. Coprite e lasciate lievitare per mezz'ora. Unite, quindi, il preimpasto al resto della farina, miscelata con il sale fino ed iniziate ad impastare. Aggiungete a filo dell'acqua, circa 150 ml, in modo da ottenere un panetto omogeneo ed elastico che farete lievitare per circa un'ora, coperto. Riprendete l'impasto, dividetelo in 8 pagnotte e, con ognuna di esse, formate un lungo cordone di circa 50 cm. Per formare il tipico fiocco, incurvate il cordone (come per formare la lettera 'u') e, contemporaneamente, avvolgete tra loro le estremità, per poi appoggiarne la parte finale sul bordo del cordone stesso, una a destra e l'altra a sinistra. In un'ampia pentola, fate bollire 4 l d'acqua con il bicarbonato. Appena bolle, immergetevi i brezel (due alla volta), facendoli bollire per circa 40-50 secondi. Scolateli e lasciateli asciugare. Disponeteli, quindi, su una teglia coperta da carta da forno, cospargeteli di sale grosso e infornate a 220 gradi per 20 minuti. Lasciar raffreddare e servire.

Non basta che sia culatello... e senza arrivare alla demenza dello spot di un noto prosciutto crudo, piccolo suggerimento, per andare a colpo sicuro :-)