
Piccolo senso di colpa! Sarà il natale, boh, i bilanci di fine anno, i buoni propositi per il futuro... resta il fatto che, di tutte le cose belle che mi son state dette-scritte a proposito della mia isoletta verde, quasi quasi, potrei scriverci un libro: oddiooo, ischia che bellaaa... nooo, ma sei proprio di ischia ischia (cioè, in che senso? guardate che gli ischitani esistono eh, tutta gente normale)... ohhh beata te, ma come hai fatto ad andartene da lì (col traghetto? ihihih, cinica!). E questo sarebbe, in sintesi, il contenuto dell' ipotetico libro, "diario di un'ischitana ingrata ed irriconoscente"!!! Naturalmente, non sono nè ingrata, nè irriconoscente: più che altro, si tratta di precisare (soltanto) che il giudizio di chi, ad ischia, c'è stato in vacanza, giusto una settimana, magari a giugno (oddiooo, che bella ischia a giugnooo!!!), no, non è un giudizio attendibile, almeno non esaustivo, ecco! Detto ciò (sììì, certo che ischia è bella, è bellissima, ne parlo troppo poco, lo ammetto), forse un po' per dare a cesare quel che è... mettetevi comodi, ho in mente di raccontarvi la vigilia di natale ischitana. Una cosa carinissima davvero, soprattutto se, come me, siete tra quelli che... adorano l' attesa! Quell'atmosfera particolarissima ed inebriante, come se stesse per accadere, di lì a poco, qualcosa di veramente magico! In realtà, da un certo punto in poi, tutto inizierà a scorrere alla velocità della luce, scivolando via tra pranzi, regali ed allegre tombolate a suon di roccocò che si spaccano sotto i denti. Quindi, direi, godiamoci l'attesa. Il più possibile. E sull'isoletta, devo dire, è già da un po' che si son dati una ricca svegliata in tal senso, organizzando l'attesa proprio lì in strada, nelle piazze, sul porto. S'inizia di buon mattino, con il mercato del pesce. Poi sfilate, artigiani vari... e piccole occasioni mangerecce davvero divertenti. Street-food all'ischitana, versione natalizia: pizza di scarole, capitone fritto, baccalà, insalata di rinforzo, dolci tipici (il tipico menu napoletano, quello dell'attesa appunto). Il tutto da spiluccare nel piattino di carta, andandosene in giro, curiosi, tra chioschetti, bancarelle, il tipo che frigge le zeppole, presepi artistici... e facendo anche un po' mente locale sulla situazione-regali, così se t'accorgi che ne manca ancora uno (sempre il solito), lì di sicuro riesci a rimediare qualcosa! Poi, ad un certo punto, s'inizia a guardare l'orologio, il pomeriggio è ormai bello che andato, l'adrenalina sale, ci si saluta, bacini, bacetti, i migliori auguri che uno si possa mai immaginare e via... qualcuno dovrà soltanto passare per casa, cambiarsi, raccogliere tutti i regali e dirigersi, armato di panettone e spumante, a casa del parente di turno (sempre il solito), quello che si sacrifica e che, mi spiace per lui, si sarà perso l'attesa!!! Ah, dimenticavo: tutte stè carinerie, la sottoscritta (quest'anno) finirà per saltarle a piè pari, hhoopp. Non perchè sia un'ingrata, ma perchè, semplicemente, causa-lavoro, s'arriverà sull'isolotto più o meno all'ora di cena. E quindi, per l'attesa, ci siam dovuti arrangiare da qui...
La pizza di scarole della Vigiliaper la pasta:600 g di farina 0015 g di sale300 ml di acqua tiepida25 g di lievito di birra fresco2 cucchiai d'olio extravergine d'olivaper farcire:2 cespi di scarola liscia (indivia)200 g di olive nere di Gaeta50 g di capperi100 g di uvetta1 manciata di pinoli6 filetti di acciuga sott'olio1 cucchiaio di pecorino grattugiato2 spicchi d'aglioolio extravergine d'olivapeperoncino macinatosale
Mischiare la farina con il sale. Separatamente, sciogliere il lievito nell'acqua ed incorporarlo, quindi, alla farina. Iniziare ad impastare, aggiungendo anche l'olio e, se necessario, ancora un po' d'acqua in modo da ottenere un panetto omogeneo, compatto ed elastico. Ungerlo leggermente d'olio e lasciarlo lievitare, al caldo, per circa un'ora (dovrà raddoppiare). Intanto, in un ampio tegame, scaldare dell'olio e rosolarvi l'aglio (in camicia), il peperoncino ed un paio di filetti d'acciuga (che, naturalmente, si scioglieranno rilasciando tutto il loro sapore). Pulire i cespi di scarola, sfogliarli, eliminare le foglie più esterne e lavare tutto il resto sotto l'acqua corrente. Sgrondare leggermente e versare il tutto nel tegame avendo cura di insaporire bene la verdura nel soffritto. Eliminare l'aglio, coprire e lasciar cuocere, a fiamma dolce, finchè la scarola non risulterà morbida. Unire, quindi, le olive denocciolate (a mano), i capperi dissalati, i pinoli, i restanti filetti d'acciuga spezzettati ed il pecorino. Salare con moderazione. Insaporire bene il tutto, spegnere e lasciar raffreddare. Riprendere la pasta lievitata, suddividerla in due parti e, con ciascuna di esse, formare un lungo cordone che andrà, poi, appiattito a mo' di rettangolo (aiutarsi con un po' di farina). Farcire, quindi, ogni rettangolo con la verdura preparata (attenzione a sgrondarla ben bene dall'eventuale acqua di vegetazione presente sul fondo del tegame). Richiudere i rettangoli sigillando bene l'apertura, sistemarli uno accanto all'altro sulla teglia del forno coperta da apposita carta (oppure all'interno di una grande teglia, leggermente unta) ed avvolgerli a spirale (formando la classica chiocciola). Lasciar lievitare per mezz'ora circa. Cuocere, quindi, a 200 gradi (forno già caldo) per circa 40 minuti.
*la storia del rettangolo farcito e la forma 'a chiocciola', più che altro, trovo siano un'ottima soluzione per bloccare il ripieno all'interno della pasta; poi, è bella da vedere ed anche comoda da porzionare e servire. In ogni caso, potete optare per la forma classica: pizza ripiena, pasta-ripieno-pasta!!!