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mercoledì 24 febbraio 2010

Tofu marinato

PICCOLA COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
Per motivi tecnici sopraggiunti (i soliti cretini che si divertono a lasciare spam in giro, ndr), sono stata costretta ad aggiungere la funzione 'verifica parole' giù nei commenti... per cui, al momento dell'invio delle vostre, eventuali, paroline dolci a me indirizzate, digitate agevolmente anche quelle 4-5 lettere di verifica e senza perdersi d'animo, su! :)) Abbiate pazienza, sigh.


Ad un certo punto, la pausa fisiologica c'è stata (prego, controllare la data dell'ultimo post a tema nipponico, tse:)). Un po' per me stessa, vista la tendenza ad andare in fissa su certe cose, tipo che il resto potrebbe anche temporaneamente scomparire... e poi d'un tratto flop, senza capire il come, il quando e soprattutto il perchè, tutto si dissolve come una bolla di sapone, esattamente com'era iniziata. E poi per chi mi sta intorno, quelli vicinivicini (che una volta archiviato il concetto vacanza-in-giappone, hanno altresì archiviato il concetto di cibo-giapponese), ma anche per quelli più lontani... ehm, tipo voi per esempio (che, tra l'altro, avete il buon cuore di passare a leggermi tutti i santi giorni: a proposito, grazieee!)... e quindi pausa! Anche perchè passata l'enfasi e l'eccitazione della vacanza, la fase in cui tutto è bello e terribilmente affascinante, succede semplicemente che il tempo scorre, i ricordi s'annebbiano, sei preso da almeno 7-8mila tumulti anche di tutt'altro genere... e tuttavia (ri)eccoci qui, nel post-astinenza c'è ancora tanta passione (per cui lasciate ogni speranza...), poi soprattutto curiosità e quella strana e solitissima voglia di continuare a giocarci intorno anche solo per vedere l'effetto che fa. Per esempio, ad associare l'inassociabile e non vi racconto proprio il disappunto di quando su twitter m'ero permessa di paragonare ciò che vedete in foto ad una sorta di caprese nipponica... ma daaai, in fondo si gioca no?! E infatti giocavo sulla questione che il tofu derivi, appunto, dalla cagliatura del latte di soia: è il 'formaggio' dei vegetariani (anzi, dei vegani ;-)... e poi scusate, quale foodblogger più autorizzato della sottoscritta a prendere anche un po' in giro nostra signora la mozzarella?! :)) Ma visto che scrivevo questo post e già vedevo voi, inesorabilmente schierati tra quelli che nemmeno iniziano a leggere (vabbè dai, oggi Precy parla di tofu:)), quelli che leggono comunque, ma con l'eterno sorrisino beffardo sotto i baffi (chè tanto io, il tofu, giammai:)) e poi quelli seriamente interessati e che, udite udite, vorrebbero perfino saperne di più... ecco, con il vostro permesso :)) avrei improvvisato una (Tofu)FrequentlyAskedQuestions!!! :))


Perchè mangiarlo?
Intanto per la questione che il tofu è una fonta proteica (e anche di calcio) di tutto rispetto, vegetale al 100% e non vedo perchè non inserirla, a rotazione, per esempio tra la fettina del mercoledì e la sogliola del venerdì, tanto per dire. Pietanza decisamente ipocalorica, a ridotto contenuto di sodio e perfettamente digerita anche da chi soffre di intolleranze a latte e derivati. Sic.

Dove lo trovo?
Nei negozi biologici, ipermercati, supermercati ben forniti... e persino al Todis. ;-)

Quale tipo scelgo?
Personalmente preferisco acquistarlo fresco, al naturale e biologico, già porzionato in panetti. E' praticissimo da affettare e soprattutto si fa presto a cucinarlo o semplicemente condirlo secondo le voglie del momento. In alternativa, ci sarebbe la versione conservata e a seguire, a seconda della quantità di acqua ancora presente, potrebbe capitare d'imbattersi nel tofu delicato (tipo budino), solido (tipo feta per intenderci) e secco (consistenza simile alla carne cotta, tende a sbriciolarsi però). Molto dipende da come intenderete cucinarlo, insomma.

Quanto costa?
Dipende da marche e offerte varie, ma soprattutto dalla tipologia di tofu acquistata: per quello fresco al naturale siamo sugli otto euro al chilo.

Come si conserva?
Ehm, leggere le etichette... sono lì per quello. ;-)

Che sapore ha?

Qui ci sbrighiamo in fretta: il tofu non sa di nulla, passare velocemente alla domanda successiva e tutto vi sarà più chiaro! :))

Come lo preparo?
Dicevamo quindi, il tofu non sa di nulla! Per cui, qui, il nervo della guerra, o meglio, l'eterna contestazione sollevata dai più, sul perchè arrovellarsi per rendere gradevole e mangiabile un qualcosa che resterà sempre e comunque neutro da morire.... bè, per esempio per le ragioni esposte in alto e cioè per il fatto che visti il prezzo, le proprietà nutrizionali, la leggerezza e quant'altro, varrebbe appunto la pena inserirlo, eheheh, tra la fettina del mercoledì e la sogliola del venerdì... e magari anche arrovellarsi per scovare la ricettina assolutamente più stuzzicante che ci sia ;)). Giustappunto, a parte il rimando alle indicazioni riportate sulle confezioni, nonchè alla miriade di ricette e consigli di cui è pieno il web, mi permetterei di segnalare la versione fritta (all'uso giapponese ovviamente) e poi sicuramente quella marinata (con o senza giro di piastra subito dopo): la marinatura la scegliete decisamente voi, passando dalla salsa di soia e quant'altro, all'olio extravergine d'oliva, fino ad arrivare, ehm, alla ricettina che trovate per esempio qui in calce. :)) Poi, premio speciale a chi penserà che "al prossimo giro, quasi quasi, si può provare alla milanese", ooppss. :)) E dai che v'ho fatto venire la voglia! :D

Tofu marinato in bagnet verd (salsa verde piemontese)

per la salsa:
3 filetti di alici sott'olio (io, quelli delfino battista... buonissssimi:))
50 gr aceto

1 spicchio d’aglio

1 cucchiaio scarso di capperi dissalati
100 gr d’olio d'oliva
1 fettina di pane
120 gr di prezzemolo fresco

1 tuorlo d’uovo sodo
pepe

poco zucchero

Con l'aiuto di un mixer da cucina, tritate il prezzemolo, le alici, l’aglio ed i capperi. Bagnate con l'aceto la mollica della vostra fetta di pane, strizzatela bene e frullatela con tutto il resto. Unite anche l’olio, il tuorlo d'uovo sodo, il pepe e continuate a frullare fino ad ottenere un composto omogeneo e decisamente fluido. Con questa salsa, irrorate generosamente il panetto di tofu tagliato a fettine e lasciate marinare in frigorifero (coperto!) per almeno mezz'ora.

Oppure, molto prosaicamente parlando, impacchettate il tutto tra due strati di focaccia, qualche foglia di lattuga e avete fatto! Gnam :))

lunedì 1 febbraio 2010

Onigiri al salmone

Lo so, lunedì mattina, ricettina giapponese... e vedrai che mò ti parte un'altra di quelle settimane ad alto tasso di nipponitudine! :)). Mettiamola così: si sta solo estrapolando! Nel senso, va bene che lì abbiamo ceduto alla tentazione ed assaggiato, quindi, un po' di tutto (e se non s'era capito, l'indice di gradimento è stato generalmente elevato), ma su questo blog ci permetteremmo anche un po' il lusso di selezionare. Stavo per dire 'selezionare per il pubblico italiano', ma chi sono mai, io, per stabilire cosa un italiano potrebbe (o non potrebbe) amare dell'immenso scenario gastro-nipponico? Eheheh appunto, è che sarei italiana anch'io (poi, per i piatti più particolari penso per esempio a come reagirebbe mio padre... uhm ma sì dai, forse, forse, nooo questo è decisamente troppo:)) e nonostante il tè verde che ormai mi scorre a fiumi nelle vene, ammettiamo d'essere già in fase di lento recupero: sta tornando la voglia di certe cosine più di casa mia (tipo che lo spaghetto alle vongole di ieri, mmmm). Vabbè, se vi capiterà di farlo stò viaggio in Giappone, sperimenterete sulla vostra pelle la questione dipendenza e poi saprete dirmi :)). Per cui, intanto, estrapoliamo.

Che cos'è l'onigiri?
L'onigiri, detto anche rice-ball, è una polpetta di riso di forma triangolare, ben compattata, molto preferibilmente arricchita da un cubetto di farcia centrale (spessissimo pesce... pensavate mica al cubetto di provolone piccante, no eh?!:)) e abbiamo già fatto: come dicevo anche in qualche altro post, quando noi altri mangiamo lo spicchio di pizza al volo (o l'arancino, già che ci siamo:)), i giapponesi vanno velocemente di onigiri. E quella fascinosa strisciolina nera che lo avvolge è alga nori tostata (la stessa del sushi), oltre a rendere il tutto leggermente più stuzzicante, in pratica, vi farà anche da tovagliolo (così che le vostre belle manine si guarderanno bene dal toccare il riso, brrr:)).

Come si prepara?
Ripetiamo: riso bollito, tiepido, compattato, formato a mò di triangolo ed eventualmente farcito giusto nella cavità centrale. Qui, per rendere il tutto più stuzzicante (il riso è chiaramente quello giapponese, tondo, notoriamente bollito e sciapo, per la preparazione vedere qui), s'è pensato di mantecare l'intero riso con del salmone fresco cotto a vapore (e poi sminuzzato) ed una manciata di semi di sesamo tostati. Ci siete quasi, non vi resta che formare dei triangoli anche un po' approssimativi (per questa fase qui, come dicevo, vi servirà del riso appena tiepido), lasciar riposare in frigorifero per qualche ora, quindi avvolgere eventualmente con una strisciolina di alga nori e servire.

Dove trovo il riso giapponese (tondo)?
Ovunque, persino al Todis. :))

Dove trovo l'alga nori?
Negozi etnici specializzati, ma anche ipermercati tipo Auchan.

E se il riso è quello italiano? :))
Ecco, appunto... ricordandosi di annotare il tutto per quella volta che avanzerà del riso/risotto... anche molto poco giapponese insomma :)).

English, please!!!
The recipe is here.

giovedì 21 gennaio 2010

Tsukune: la polpetta nipponica :))

Oggi ho un po' barato! Intanto perchè si tratta, bene o male, della stessa tecnica di caramellizzazione passata già ieri su questi schermi, solo che qui ci sarebbe anche del mirin! Trattasi infatti della (stra-famosa) salsa teriyaki, adattabile a carni, pesci, tofu e verdure di sorta... oddio, speriamo sempre di non uscircene con troppe eresie (ma stiamo studiando seriamente, si vede?!:)). Per cui stessa salsina e, come se non bastasse, stesso (petto) di pollo utilizzato per gli spiedini del giorno prima (ma sì insomma, un ritaglio qui, un ritaglio lì:))! E quindi gente, tadaaan, le polpette giapponesi! Quelle che le nonne dai vispi occhietti a mandorla preparano pazientemente ogni domenica mattina, quando c'hanno il resto della famiglia che viene per pranzo, sì sì vabbè, ridicolissimo tentativo di associare luoghi comuni non propriamente associabili e teniamoci per buona 'la forma' che è meglio, va. E la forma è decisamente quella delle familiarissime polpette, la solita, morbida rotondità che rassicura e mette tutti d'accordo. In bonus, un lieve passaggio nella farina di mais (toh, uhm) ed una suuuper glassa semi-dolce a tratti piccantina, caramellosa quanto basta, appiccosa all'inverosimile, insomma, ciò che serve a fare di una polpetta... una polpetta giapponese, eheheh. :))

P.S. e se c'inventassimo una sorta di yaki-tsukune? Piccole polpettine caramellose, infilate su micro spiedini di bamboo, accomodate in una qualche ciotolina rubata al volo dalla credenza... e vai con l'aperitivo eretico! :))

Tsukune di Masaki Ko
per 4

4oo g di pollo macinato
4 uova

4 cucchiai di cipolla tritata
1 cucchiaino e 1/2 di zucchero
1 cucchiaino e 1/2 di salsa di soia

farina di mais per la panatura
1 cucchiaio d'olio
1/2 mazzettino di cipollotti freschi per guarnire

per la salsa teriyaki:

2 cucchiai di sake (o vino bianco secco)
2 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di mirin

2 cucchiai di salsa di soia

Lavorate il pollo con l'uovo, la cipolla grattugiata, lo zucchero e la salsa di soia fino ad amalgamare bene il tutto (il risultato sarà ancora un po' appiccicoso). Dividete l'impasto in 12 piccole polpette ed appiattitele un po' con il palmo della mano. Passatele quindi nella farina di mais, facendo attenzione a far aderire la panatura sull'intera superficie. Mondate i cipollotti, tagliateli a listarelle sottili, copriteli con acqua fredda e lasciateli in ammollo per 5 minuti. Scolate ed asciugate bene. Scaldate l'olio in una padella antiaderente, unite un po' alla volta le polpette e rosolate per 3 minuti a fiamma moderata. Girate sull'altro lato e ripetete l'operazione. Mescolate gli ingredienti per la salsa e versate nella padella e girate di tanto in tanto le polpette per ottenere una glassa omogenea. Sistemare le polpette in un piatto, coprite con il cipollotto a listarelle e servite immediatamente.

English, please!!!

Tsukune di Masaki Ko
serves 4

4oog minced chicken
4 eggs
4 tablespoons grated onion
1 teaspoon and 1/2 sugar
1 teaspoon and 1/2 soy sauce
corn flour for coating
1 tablespoon olive oil
1/2 bunches spring onions, finely shredded, to garnish

the teriyaki sauce:

2 tablespoons sake (or dry white wine)
2 tablespoons sugar
2 tablespoons mirin
2 tablespoons soy sauce

Mix the chicken with egg, grated onion, sugar and soy sauce until the ingredients are well combined (the mixture'll be a little sticky). Shape into 12 small, flat round cakes and dust them lightly all over in corn flour. Soak the spring onions in cold water for 5 minutes and drain well. Heat the oil in a frying pan, place the chicken cakes in a single layer and cook over a moderate heat for 3 minutes. Turn on the other side and repeat. Mix the sauce ingredients and pour into the pan: turn the checken cakes occasionally until they are evenly glazed. Arrange the chicken cakes on a plate and top with the spring onions. Serve immediately.


mercoledì 20 gennaio 2010

Yakitori, lo spiedino di pollo nipponico


Ve ne siete accorti? Dopo tutta la recente e sbandieratissima nipponitudine, poi qualcuno che giù nei commenti faceva notare evidenti spifferi d'aria nuova buttati qua e là anche un po'distrattamente... di fatto, siamo alla primissima ricetta giapponese, giapponese fin dentro le ossa, ecco! E allora yakitoriiii: pezzetti di pollo e cipollotto fresco impilati su allegri spiedini in bamboo e, attenzione che qui viene il bello, deliziosamente caramellizzati come solo i giapponesi sanno fare, con quest'intruglio a base di sake, zucchero e salsa di soia... e che, me lo sento proprio nel profondo, finirà per diventarmi familiare almeno quanto la cara pizza margherita:)). Giustappunto, dovendo suggerire (uhm, ad un'irriducibile terrona cresciuta a pizza margherita e pochissimo altro ancora, legata ai sapori natii come la lumaca al suo guscio...:)) un approccio magari anche un attimo soft al grande, infinito mondo del japanese cooking style, così, giusto per rompere il ghiaccio senza grossi traumi di sorta, ecco, diciamo che consiglierei vivamente di partire con lo yakitoriiii. E perchè, in fondo in fondo, è pur sempre uno spiedino di pollo, valore aggiunto, uno spiedino di pollo talmente buono (tenero, aromatico, umido, per niente stopposo, ecc ecc) che quelli della pizza margherita di cui prima se lo possono tranquillamente sognare! Finale con chicca, molto in stile tursiti-per-caso: nel caso vi trovaste a passare per Tokyo e di preciso per il quartiere di Ebisu, nel caso vi venisse fame e v'andasse di mangiare yakitori a tutti i costi, uhm, potreste decidere d'arrampicarvi fino al trentanovesimo piano di Yebisu Garden Place, pant pant, infilarvi direttamente da Yebisu, yakitori-pub pocopoco raffinato, ma gli spiedini sono veramente ben fatti (ed i prezzi onesti!), ordinate quindi yakitori, fatevi spillare una buona birra locale (Yebisu of course) e già che ci siete... guardate un po' dritto davanti a voi, anzi, direttamente sotto di voi: signore e signori, l'intera Tokyo ai vostri piedi, woooooooooooow! Resterà soltanto da fare spallucce, prendere atto di esser meno, ma molto meno d'una misera formichina persa in questo grande, immenso mondo... e continuate a sbocconcellare spiedini che è meglio! :))

Nota1: equivoco sulla lista della spesa, io e Precy alla fine non ci siamo capite... lei pensava alle cosce (di pollo, dissossate e con la pelle) ed io avevo già preso del petto (quello intero, non le fettine sottili!); posto che non ho ancora capito se sono più ortodosse le cosce oppure il petto, sta di fatto che al prossimo giro faremo esattamente come dice Masaki Ko... e così vediamo! ;-)

Nota2: se trovate del buon petto di pollo (e diteglielo un po' a quel testone del macellaio: devo fare yakitoriii:)), viene comunque morbido, umido e spaventosamente appetitoso :)).

Yakitori di Masaki Ko
per 4

6 cosce di pollo dissossate (con la pelle)
cipollotti freschi
15o ml di salsa di soia
90 g di zucchero
3 cucchiai di sake (o vino bianco secco)
1 cucchiaio di farina

Unite salsa di soia, sake, zucchero e farina, ponete sul fuoco con la fiamma al minimo e cuocete per circa dieci minti (dovrà ridursi di 1/3). Mettete da parte. Tagliate ogni coscia di pollo in 6 pezzi ed i cipollotti in tranci lunghi circa 3 cm (utilizzate solo la parte verde). Alternate pollo e cipollotto su 12 spiedini di bamboo e cuocete su piastra mediamente calda (oppure sul barbecue) bagnando generosamente con la salsa preparata. Girate gli spiedini su tutti i lati in modo da ottenere una cottura uniforme (5-10 minuti, il pollo dovrà risultare cotto, ma ancora umido). Servite caldo con un po' di salsa yakitori extra.

English, please!!!

Yakitori by Masaki Ko
serves 4

6 boneless chicken thighs (with skin)
bunch of spring onions
150 ml soy sauce
90 g sugar
3 tablespoons sake (or dry white wine)
1 tablespoon plained flour

Mix soy sauce, sake, sugar and flour, put on fire with the flame to low and simmer for about ten minutes (until the souce is reduced by 1/3). Then set aside. Cut each chicken thigh into 6 chunks and the onions into 3 cm long pieces (use only the green part). Thread chicken and onions alternately on 12 bamboo skewers and cook, under medium heat, over an hot plate (or on the barbecue), brushing generously with the sauce. Allow 5-10 minutes, until the chicken is cooked but still moist. Serve hot with a little extra yakitori sauce.

martedì 12 gennaio 2010

Giappone, lato cibo :))

Nessuna realtà assoluta, esaustiva o, quel che è peggio, insindacabile! Piuttosto, un allegro collage di appunti+foto rubate nel corso dei meravigliosi giorni che furono, cercando d'essere il più precisa ed accurata possibile e proporre magari una sorta di approccio soft (and very very easy) a chi, sull'argomento, è ancora un po' a digiuno... esattamente come la sottoscritta fino a pochissimo tempo fa! :)) Sono quindi ben accette precisazioni, correzioni, spiegazioni, bacchettate, di tutto di più insomma, fate un po'voi!!! ;-)

Era già da un po' di giorni che pensavo all'esordio trionfale di questo post che, devo proprio confessarlo, rappresenta una specie di pietra miliare nel mio piccolo bagaglio di food-blogger seriamente applicata:)). Spalleggiavano tra loro il "quaaanto m'è piaciuta la cucina giapponese", poi "sushi anche no, grazie" ed infine "tanto di cappello a chi ha fatto della cucina un'arte nel vero senso aulico del termine". Ecco, è finita che le ho riportate tutte e tre, nella loro parzialità, con tutti i limiti di chi s'approccia ad una realtà così diversa, senza pregiudizi (almeno, c'ho provato con tutte le forze), ma anche evitando di fingere gridolini adolescianziali per ogni chicco di riso bollito (hip hip, hurrà). E credo siano proprio tutti qui i cardini del mio attuale pensiero intorno al divertentissimo japanese-food che, nell'ordine, crea dipendenza e fa sentire belli carichi e pimpanti (vabbè dai, superati i primissimi risvegli con le palpebre gonfie da eccesso di salsa di soia). Puntualmente appagati, ma non solo nel senso, ehm, gastrico del termine: qui è più che altro una soddisfazione sensoriale a tutto tondo, stavo per dire olistica, ma mi sono trattenuta (s'era detto niente gridolini adolescenziali:)), un qualcosa che parte dal naso (profumi riconoscibilissimi che inondano ogni angolo di strada... ricordatelo, in Giappone la cucina di strada è assolutamente meravigliosa ed imprescindibile), poi gli occhi (il concetto brutto-ma-buono proprio non è contemplato), ovviamente il gusto con un autentico tripudio di sapori perfettamente dosati ed un seducente gioco di consistenze anche un attimo spiazzanti (per esempio: il concetto di cibo gommoso, qui da noi... non pervenuto o sbaglio?!:)). E mancherebbe all'appello il senso del tatto: bè sì, in effetti si mangia con le bacchette, non è che ci sia tantissimo da toccare... eheheh, fidatevi se vi dico che la gioia provata dalla punta delle vostre dita nel ritrovarsi puntualmente unte, appiccicose e profumate di soia, ecco, davvero non ha prezzo! E non vorrei proprio passare per l'esaltata di turno, nel senso che adesso lì è tutto bello e perfetto, mentre qui... stiamo calmini, ovvio che nelle righe che seguono trapelerà anche una sorta di selezione personalissima, ovvio anche che alcuni piatti della tradizione nipponica non mi mancheranno affatto (uhm, pochissimi però) e terminiamo il festival dell'ovvietà con la questione che non penso proprio di poter mangiare giapponese tutti i giorni della mia vita! Per quanto mi riguarda, quel che più conta è l'essermi enormemente arricchita, moltissime le riflessioni, le assonanze riscontrate nonostante tutto, le curiosità da approfondire e stranissimi, infine, certi miei interrogativi ancora inevasi: uno su tutti, ma come ci starà la soba con la verza e le patate? :-)
Vabbè dai, scherzi a parte, la primissima cosa che m'è arrivata dritta in faccia, mentre ero lì circondata da vispi e curiosi occhietti a mandorla, a parte la questione che sembra di starsene al cospetto di un'orchestra sinfonica di sapori e consistenze intriganti, è stata sicuramente questa maniacale importanza attribuita al cibo in sè, alle sue caratteristiche, ai profumi che sprigiona naturalmente, ai suoi connotati originari, ovviamente, alla sua bellezza. Cercando di preservare tutto questo con lavorazioni e cotture ad hoc e quindi, contrariamente a ciò che pensa l'italiano medio (quello della pasta con la pummarola uber alles, mentre quelli, lì, con tutte le salsine strane, tse tse), la cucina giapponese è semplice ed essenziale da morire, ma è anche vero che in cucina la semplicità è forse l'aspetto più difficile da conservare, concetto enigmatico eppure tant'è! :-)

RISO
Pensate a ciò che rappresenta per noi altri il pane e trasponetelo al concetto di riso per i giapponesi! Le famose ciotoline colme e fumanti, onnipresenti nei cartoni animati e divorate (anche nella realtà!!!) ad una velocità assolutamente impressionante. Dispensate come side-dish a ristorante, negli imprescindibili bento, ma anche come riso e basta persino alle casse di alcuni supermercati, insomma quando gli italiani a pranzo prendono il famoso spicchio di pizza al volo, gli occhietti a mandorla vanno di ciotolina di riso. E se gli italiani ripiegano sul panino, i giapponesi spiazzano tutti con gli onigiri (o rice-balls), in pratica riso cotto, talvolta insaporito con verdure, carne o pesce, modellato a mò di triangolo, bardato con alga nori fritta (anzi no, tostata!!!) e son già pronti a ripartire alla grande! Per la cottura del famoso riso bollito alla giapponese (che non è affatto una cosa buttata lì caso), approfondire qui. A seguire, il curioso riso versione poltiglia (devo dire, da me non amato particolarmente), vero e proprio street food alla giapponese, una sorta di ghiacciolo compatto e gommoso, a base di riso glutinosissimo, anche qui arricchito all'occorrenza con polpo e quant'altro e, manco dirlo, un'infinità d'intingoli appiccicosissimi che però, bisogna ammetterlo, mettono davvero tanta allegria.


INSAPORITORI E CONDIMENTI
Un po' come dire, i parenti larghi del nostro dado (pronto)! :-) Il dashi è lo stra-famoso brodo giapponese derivato esclusivamente dal pesce (errore, anche dalle alghe!!!), con ogni probabilità, l'ingrediente che fa di un piatto... un piatto giapponese! E mi riferisco, in pratica, a quell'inconfondibile gusto assolutamente tipico e caratterizzante (ah sì, giusto: gusto umami!!!), inalato praticamente in ogni angolo di sol levante, fuori discussione l'idea d'improvvisare sostituzioni all'impronta, ma state comunque sereni: ormai anche gli autoctoni più convinti acquistano l'intero ambaradan già bello e pronto in praticissime versioni liofilizzate da spargere, com'era facilmente prevedibile, un po' qui ed un po' lì (oddio, ovunqueeee:)). Il miso deriva invece dalla fermentazione dei semi di soia ed anche qui parliamo di un qualcosa da acquistare al volo nella prima bottega che vi capita a tiro (ehm, in Giappone! Qui da noi vedremo di organizzarci con il solito Castroni, i vari negozietti specializzati, insomma, faremo sapere man mano :)). Famosissima l'omonima zuppa, energetica da morire, notoriamente consumata all'ora della colazione (e qui tocca ammetterlo, proprio non posso farcela! Provata l'ebrezza della tipica colazione giapponese, con tanto di kimono, dolore pazzesco alle ginocchia... e direi bene così! Un'esperienza che andava fatta anche per completezza di cronaca! La stessa che m'impone di sottolineare che, la mattina dopo, eravamo nuovamente a sbocconcellare scones nel Tully's/Starbacks/Caffè Veloce di turno! Sì, ma inutile ridere sotto i baffi, provateci un po' voi ad ingurgitare frittatine e sott'aceti alle otto del mattino:)). Poi la salsa di soia, in realtà un qualcosa che ormai ci suona persino un po' familiare (mai più senza bottiglietta di salsa di soia in dispensa, giusto?! :)), solo che a questo punto, già che c'ero, ne avrei approfittato per infilare in borsa una di quelle originali giapponesi, di buona qualità, così, giusto per vedere! A seguire, una delle grandi rivelazioni del viaggio: i bonito flakes (o katsuobushi che dir si voglia, ma non è una parolaccia, giuro:)), dove bonito sta per sgombro (e affini) e flakes, bè, per indicare appunto i fiocchi, o meglio, le gustosissime scagliette di pesce disidratato e pronto all'uso. Una cosa che m'ha anche un po' ricordato la famosa mattonella di bottarga da grattugiare un po' qui ed un po' lì, anche in questo caso parliamo infatti di spargere a pioggia per impreziosire e caratterizzare di tutto e di più. Vabbè dai, va da sè che la lista di condimenti giappponesi sarebbe davvero lunghissima, mirin, sake... concludo magari con la wasabia japonica anche perchè dai, chi non conosce il wasabi?! :-)


SOBA, UDON E RAMEN
Delle serie, pensavo mi sarebbe mancata la pasta! Spaghetti di varie forme e colori, il mio personalissimo top del top (del top:)), in assoluto, la soba (assaggiata nella sua estrema essenzialità in un chioschetto altrettanto essenziale nel quartiere di Asakusa a Tokyo). In pratica, spaghetti di grano saraceno da preferire, per quanto mi riguarda (forse semplicemente perchè, ehm, sono italiana) nella versione calda e 'asciutta', ovvero ripassata sulla piastra ed arricchita con listarelle di una qualche verdura che poteva essere tranquillamente scarola e, manco a dirlo, bonito flaaaaaakes a profusione!!! Se non si fosse ancora capito, le immagini che porterò con me del Giappone saranno, sempre e comunque, i treni, le porte scorrevoli e la soba [sarà mica per questo che nel freezer me ne staziona attualmente un'abbbondante chilata, preparata sul momento da un'artigiana della famosa strada che tutti i food-addict dovrebbero visitare (la kappabaschi)?!]. Poi gli udon, spaghetti di grano tenero ed infine i ramen che invece sono spaghetti all'uovo di origine cinese, entrambi serviti in brodo e spessissimo con fettine sottili di carne a fare da topping (dettaglio tecnico: tutti stì spaghetti qui non si avvolgono affatto, piuttosto s'afferra un generoso quantitativo con le bacchette e si tira su fragorosamente! Poi ovviamente, visto che il brodo caldo fa da inevitabile effetto-aerosol, già che ci siete, tirate fragorosamente su anche con il naso... e non sognatevi proprio di soffiarvelo delicatamente, chè per i giapponesi è decisamente cattiva educazione, ohhh :)).


CARNE, PESCE, UOVA E TOFU
In una parola, le proteine con gli occhi a mandorla! Lo sapevate, vero, che anche il tofu è una (versatilissima, economica, salutare, ecc) fonte proteica? Di origine vegetale però e dopo qualche magro tentativo casalingo, tristemente circoscritto al classico cubettamento da insalata, come sempre accade, bisognava lasciar fare il lavoro a chi se ne intende davvero, insomma, bastava andare in Giappone per riconciliarsi col tofu e scoprire che le versioni marinate, piuttosto che fritte, sono assolutamente deliziose e da replicare. Per il settore carne, assaggiati i quaaasi occidentali yakitori (spiego: spiedini di pollo e fin qui ci siamo; provate però a marinarli nelle varie salsine di cui prima e vedrete che pollo!), contavo anche di fare una puntatina in direzione manzo kobe che dicono essere superlativo (anche nel prezzo :)), ma alla fine è mancata l'occasione. Poi il maiale fritto (ehm, tonkatsu), imprescindibilmente panato nel panko [ehccerto che me lo sò portato, specialissima miscela da (provare a) sostituire al nostro comune pane grattugiato] e qualche avvistamento qua e là di shabu shabu.

Passando all'ittico, esultano allegramente tutti quelli che il sushi (e sashimi) anche no, grazie. E soprattutto, quelli che in fondo in fondo erano certi di trovare, in Giappone, un patrimonio gastronomico che, diciamolo una buona volta, non è soltanto s-u-s-h-i e basta, che cavolo!
Ne approfitto per ricordare che il sushi non è pesce crudo e stop, si tratta piuttosto di una preparazione a base di riso cotto e pesce crudo freschissimo, spesso condito con salsine varie e molto spesso avvolto nella caratteristica alga nori fritta. Ad esser proprio, ma proprio sincera, ammetto che il sushi è stato un po' come farsi estrarre un molare del giudizio, della serie, togliamoci stò pensiero che sennò ci tocca il solito "ma cooooome, andate in Giappone e non mangiate il sushi?!". Vabbè dai, il sushi andava chiaramente assaggiato, preferibilmente in versione sushi-bar, quindi cuoco al centro della sala, tavolo girevole con i piattini di sushi tutt'intorno, gli avventori accomodati intorno al tavolo girevole... e quindi osservi, magari osservi anche un po' più da vicino e nel caso, ma solo nel caso, afferri al volo e mangi (poi vabbè, probabile che la curiosità vi spinga ad assaggiare bene o male tutto e probabilissimo, quindi, che tornando in albergo vi sentiate anche un tantino nauseati, ma passerà! Come faccio a saperlo? :)). E di contro, il sashimi è decisamente pesce crudo e basta! Servito semplicemente con ciotoline gustose e sapide in cui intingere allegramente (indovinate un po'? Salsa di soia, wasabi... :)). E poi ci sarebbe il pesce versione pastellata e fritta, solitamente della famiglia degli sgombri e servito magari in ammollo nel brodo di miso. Per non tacer del delizioso teriyaki (qui, switching a piacere su trote e salmoni di turno), in pratica, un intingolo a base di mirin, sake e salsa di soia da spennellare prima e durante la cottura. Ora che ci rifletto, la questione pesce giapponese, per me è stata soprattutto a base di octopus (polpo) in ogni forma e colore, polpettine (takoyaki), versione bignè salato, piastrata, mmmm!

Le uova sono soprattutto in versione frittata, tenendo presente che la tipica frittata giapponese si compone, molto elegantemente, di un'infinità di sottilissime crepes ripiegate l'una sull'altra, un vero e proprio piacere per gli occhi oltre che per il palato. Quindi frittatine très chic, ma anche di quelle decisamente più trash (più tipo le nostre insomma), quelle del butta tutto dentro e che, a proposito, si chiamerebbero okonomiyaki... anche se in effetti, osservando bene da vicino, la sensazione era soprattutto che i soggettini, lì, cuocessero prima una sorta di crepe, poi sopra verdure d'ogni tipo legate da (uhm, ma perchè non ho chiesto bene?) credo altre uova leggermente sbattute (precisazione: uova + farina), salsine varie, insomma un bel guazzabuglio di colori e sapori vari.


Infine il tofu che, per la precisione, è il caglio del fagiolo di soia, servito solitamente come side-dish in versione fresca, marinata, arrostita, fritta, ripeto, un intero mondo da approfondire... con tutta la cautela del caso, ma promettiamo di applicarci seriamente! :-)


FRUTTA E VEGETALI
Amata oltremodo la tempura, la leggerissima pastella di sola farina ed acqua ghiacciata che avvolge verdura ed ortaggi (ma anche pesci) d'ogni tipo, poi la questione che i vegetali risultano sempre piacevolmente croccanti, agrodolci quanto basta, divertenti, arricchiti dagli insaporitori di cui prima (deliziosi gli spinaci con i semi di sesamo ed i bonito flakes) poi vabbè, non è che bisogna sempre star lì a chiedersi cosa cavolo si starà mai mangiando, socchiudete docilmente gli occhi e vedrete che andrà bene! E visto che ormai lo slogan by mastercard sta diventando la frase più ricorrente su questo blog, ne approfitto per dire che la sensazione suggerita dal sentir stridere verdurine (e fruttini) sotto i molari assolutamente non ha... prezzooooo!!! :-) E segnalerei una sorta di prodotto dop giapponese, ovvero le albicocche ancora un po' acerbe, lasciate poi essiccare, umeboshi se non sbaglio.



DOLCI
Non è che sarei propriamente rimasta folgorata dalla pasticceria giapponense (stavo per dire, come quando addentai la mia prima sfogliatella in quel di san domenico maggiore, ma mi sono trattenuta). Anche qui, semplicità e leggerezza a farla da padroni, una dolcezza a tratti stucchevole, del resto fortemente voluta per contrastare anche un po' la tipica amarezza del tè verde (che vi taglio le mani se provate di nuovo a zuccherarlo!) e tutto che ruota intorno a queste bolle (ariose e spumosissime) di simil pandispagna e pasta chou, da mangiare sic et simpliciter oppure con farcitura a base di pasta azuki (purea, mica tanto vellutata, di fagioli rossi), poi ancora pasta azuki... e non fatevi mai venire in mente di chiedere "scusi, ma è per caso cioccolato?" :))


E DA BERE?
In Giappone si beve tè verde, fatevene una ragione una buona volta, bevetene a iosa ed imparate ad amarlo (ed apprezzarlo) alla follia! E non siate burini al punto da chiedere una volgarissima bottiglietta d'acqua quando siete al ristorante, no eh?! Nel caso, ordinate una dissetante birra giapponese, fresca e decisamente beverina, firmata Sapporo, Asahi o Kirin. Oppure del sake, volendo proprio esagerare. :-)